Veneto: firmato un accordo per le scuole materne FISM

Firmato un accordo di secondo livello per il personale addetto ai servizi all’infanzia ed alle scuole dell’infanzia non statali della Regione Veneto

Il CCNL FISM prevede il secondo livello di contrattazione mediante il quale le parti firmatarie del contratto possono stipulare intese e accordi, appurata la frequente necessità per le scuole infanzia FISM di istituire servizi socioeducativi per i bambini durante il periodo estivo, impiegando anche personale docente ed educativo;

L’accordo avrà effetto a partire dalla data di sottoscrizione e per gli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018. Verrà tacitamente ed automaticamente prorogato di anno in anno, salvo quanto previsto da eventuale rinnovo del CCNL FISM o da disdetta da darsi da una delle parti entro 90 giorni dalla scadenza, permanendo peraltro un impegno di verifica congiunta al termine del primo biennio.
Pertanto le parti convengono quanto segue:
– Servizio estivo: nel mese di luglio il Datore di lavoro può richiedere al personale docente di VI livello, lo svolgimento di attività socio-educative con i bambini, ed il personale docente, su base volontaria, possa prestare la propria attività in tale periodo.
L’orario settimanale di apertura della scuola verrà stabilito dall’Ente gestore in base all’attività programmata. L’orario di lavoro del personale docente della scuola dell’infanzia è di 32 ore settimanali.
– Premio servizio estivo e altri periodi Una volta programmate le ferie e i permessi, a fronte di tale attività» esercitata nel mese di luglio oltre le 44 settimane di attività didattica, al personale del VI livello ancora in attività verrà corrisposto per gli anni 2017 e 2018, un premio di risultato forfettario giornaliero a fronte di tale incremento di produttività di un importo pari ad €. 20,00, al lordo di imposte e contributi, rapportata all’orario di lavoro svolto.
Lo stesso trattamento economico spetta alle educatrici disponibili a prestare l’opera diversa dalla prima infanzia qualora il servizio di nido sia programmato su 10 mesi. Detto istituto può essere esteso anche in altri periodi dell’anno in cui il calendario scolastico della scuola dell’infanzia preveda la sospensione dell’attività didattica
– Fiscalità. I premi potranno essere assoggettati al trattamento fiscale agevolato qualora vengano stipulati appositi accordi integrativi di scuola firmati dalle R.S.A. o dalle organizzazioni sindacali che individuino e adottino uno o più indicatori, anche in via alternativa, per la misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. Essenziale, che la condizione di incrementalità degli obiettivi, cha dà diritto al trattamento fiscale agevolato, venga rispettata, ossia che l’incremento possa essere verificato, nell’arco di un periodo congruo (intendendosi per esso un periodo significativo anche ai fini della quantificazione del premio aziendale), attraverso indicatori numerici appositamente individuati e fondati su idonei riscontri documentali aziendali.

Riscatto del periodo di laurea, nessun termine decadenziale per la domanda giudiziale

Il riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge solo con il verificarsi dell’evento che dà titolo al corrispondente trattamento pensionistico, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica. Tanto premesso, all’azione giudiziale inerente tale istituto non può applicarsi il termine di decadenza triennale previsto per le controversie riguardanti trattamenti pensionistici (Corte di Cassazione, sentenza 02 luglio 2020, n. 13630)

La vicenda giudiziaria riguarda la decadenza dalla domanda di riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea, pronunciata in primo grado e poi confermata da una Corte di appello territoriale. Quest’ultima, in particolare, aveva ritenuto che, avendo il lavoratore ricorrente presentato la domanda amministrativa nell’ottobre 1985 e successivamente intentato l’azione giudiziaria nel 2010, il medesimo fosse incorso nella decadenza ex art. 47 del D.P.R. n. 639/1970, Secondo tale disposizione, infatti, in materia di controversie riguardanti trattamenti pensionistici, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’Inps o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che il termine triennale può trovare applicazione solo rispetto alle domande presentate dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 384/1992 ed altresì che la domanda di riscatto non comporta per l’Ente previdenziale alcun esborso di ratei pregressi, ma piuttosto l’acquisizione di somme a titolo di contributi a valere su una futura prestazione pensionistica.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. In passato, anche recente, si è ritenuto che la domanda di riscatto del corso di laurea rientrasse tra le prestazioni previdenziali previste a favore di determinati lavoratori subordinati, sicché ad essa sarebbe stato applicabile il termine di decadenza triennale ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, fermo restando che la maturazione del termine non escludeva che il riscatto potesse essere chiesto successivamente, ancorché con riferimento ai parametri retributivi in atto alla data della nuova domanda (Corte di Cassazione, sentenza n. 20924/2018). Tuttavia, non pare possibile dare continuità a simile opzione interpretativa.
Dal punto di vista letterale, infatti, la norma in questione assoggetta a termine di decadenza l’azione giudiziaria per le controversie in materia di trattamenti pensionistici e per quelle in materia di prestazioni della gestione di cui all’art. 24 della L. n. 88/1989 (disoccupazione, il Fondo di garanzia TFR, tubercolosi, cassa integrazione guadagni, CISOA, assegni familiari, etc.), ma la controversia concernente la sussistenza del diritto al riscatto del periodo di laurea non può considerarsi appartenente al novero delle controversie in materia di “trattamenti pensionistici”. Il riscatto è istituto finalizzato a consentire la copertura assicurativa di un periodo in cui l’interessato, essendosi dedicato allo studio, non ha potuto ottenere il versamento dei contributi assicurativi che avrebbe invece conseguito se avesse lavorato. Dunque, esso attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge soltanto col verificarsi dell’evento protetto che dà titolo ai corrispondenti “trattamenti pensionistici”, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica (art. 13, L. n. 1338/1962) e l’adempimento da parte dell’ente previdenziale di quegli obblighi di carattere tecnico-amministrativo utili a soddisfare il corrispondente interesse dell’assicurato.
Del resto, le stesse pronunce che hanno affermato l’assoggettabilità delle controversie in materia di riscatto alla decadenza ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, hanno comunque ritenuto di escludere per il diritto al riscatto ciò che invece della decadenza è conseguenza normale e indefettibile, ossia l’estinzione definitiva del diritto che ne è oggetto e l’impossibilità di conseguirlo mediante una nuova domanda. Il che è, ovviamente, conclusione contraddittoria rispetto alla premessa dell’applicabilità del regime decadenziale.

Chiarimenti sulle detrazioni per le erogazioni liberali in favore di partiti politici

La detrazione per le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici, spetta anche per le erogazioni effettuate sul conto corrente bancario o postale intestato alle articolazioni provinciali del partito politico nazionale, dotate di autonomia amministrativa e negoziale (Agenzia Entrate – risposta 06 luglio 2020, n. 201).

A decorrere dall’anno 2014, le erogazioni liberali in denaro effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici iscritti nella prima sezione del registro sono ammesse a detrazione per oneri, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche disciplinata dal TUIR.

La detrazione è pari al 26% dell’erogazione effettuata, per un importo compreso tra 30 e 30.000 euro, ed è riconosciuta a condizione che si verifichino i seguenti due requisiti:

– il partito politico nazionale (dal quale dipende la circoscrizione territoriale) sia iscritto al registro nazionale;

– il versamento di tali detrazioni avvenga tramite banca o posta ovvero tramite altri sistemi di pagamento tracciabili.

Detto questo, le erogazioni liberali effettuate a favore del partito politico, effettuate su conti correnti intestati alle articolazioni provinciali dello stesso partito, dotate di autonomia amministrativa e negoziale, possono godere della detrazione del 26% per importi compresi tra 30 euro e 30.000 euro annui, sempreché rispettino i requisiti sopra descritti.

Pubblicato il nuovo bando Isi Agricoltura 2019/2020

Pubblicato il nuovo Avviso pubblico Isi Agricoltura 2019-2020 che ha l’obiettivo di incentivare le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti e, in concomitanza, conseguire la riduzione del livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali.

In particolare, l’incentivo è riconosciuto per l’acquisto o il noleggio, con patto di acquisto, di massimo due mezzi agricoli e/o forestali in una delle seguenti combinazioni: un trattore e una macchina dotata o meno di motore proprio, due macchine, di cui una sola dotata di motore, o due macchine senza motore.
Le imprese interessate possono presentare, a partire dal 15 luglio 2020, una sola domanda in una sola regione o provincia autonoma e per un solo asse di finanziamento.
La domanda deve essere presentata in modalità telematica e successivamente confermata attraverso l’apposita procedura telematica e con upload/caricamento della documentazione come specificato negli Avvisi regionali/provinciali.
Sul portale Inail – nella sezione ACCEDI AI SERVIZI ONLINE – le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di finanziamento con le modalità indicate negli Avvisi regionali.
La domanda compilata e registrata, esclusivamente, in modalità telematica, dovrà essere inoltrata allo sportello telematico per l’acquisizione dell’ordine cronologico.
Le domande ammesse agli elenchi cronologici dovranno essere confermate, a pena di decadenza dal beneficio, attraverso l’apposita funzione on line di upload/caricamento della documentazione, come specificato negli Avvisi regionali/provinciali. Le date di apertura e chiusura della procedura informatica, in tutte le sue fasi, saranno pubblicate sul portale dell’Istituto, nella sezione dedicata all’Avviso Isi Agricoltura 2019-2020.
 

Indennità Covid-19 professionisti, collaboratori, somministrati :istruzioni per il mese di maggio

Con la circolare n. 80/2020, l’Inps fornisce istruzioni amministrative in materia di indennità Covid-19, per i mesi di aprile e maggio 2020, per i lavoratori somministrati e per il mese di maggio 2020 per i liberi professionisti, i collaboratori coordinati e continuativi ed i lavoratori stagionali, le cui attività lavorative siano state colpite dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Indennità per il mese di maggio ai liberi professionisti
Il comma 2 dell’articolo 84 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 prevede un’indennità pari a 1.000 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 19 maggio 2020. In particolare, destinatari dell’indennità in argomento sono i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla predetta data del 19 maggio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, TUIR, iscritti alla Gestione separata, non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19 per il mese di maggio 2020, i suddetti lavoratori devono aver subito una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019; il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento. Pertanto, il soggetto dovrà presentare all’INPS la domanda nella quale autocertifica il possesso del requisito di cui sopra.
Per la verifica del requisito, l’INPS comunica i dati identificativi dei soggetti che hanno presentato l’autocertificazione all’Agenzia delle entrate che a sua volta provvede a comunicare all’INPS l’esito dei riscontri effettuati sulla verifica dei requisiti sul reddito.
Detta indennità non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Indennità per il mese di maggio ai lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
Il comma 3 dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia prevede altresì, per il mese di maggio 2020, un’indennità pari a 1000 euro a favore dei lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla Gestione separata, non titolari di trattamento pensionistico diretto e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie e che abbiano cessato il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa nel periodo ricompreso tra il 24 febbraio e il 19 maggio 2020, come risultante dalle comunicazioni obbligatorie (UNILAV).
L’indennità non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Indennità per il mese di aprile e maggio a favore dei lavoratori in somministrazione
I commi 5 e 6, dell’articolo 84 cit. prevedono una indennità pari a 600 euro per il mese di aprile 2020 ed un’indennità pari a 1.000 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali. L’indennità in argomento per i mesi di aprile e maggio 2020 è rivolta esclusivamente ai lavoratori somministrati che hanno cessato involontariamente un rapporto di lavoro in somministrazione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali. A tale riguardo, l’Inps precisa che è ammesso l’accesso all’indennità in argomento anche a favore dei lavoratori che – successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro in somministrazione – hanno instaurato e comunque cessato alla data del 19 maggio 2020 un altro rapporto di lavoro subordinato.
I requisiti di accesso all’indennità per le due mensilità di aprile e maggio 2020 prevedono che alla data del 19 maggio 2020, di entrata in vigore del decreto Rilancio Italia, i suddetti lavoratori non siano titolari di trattamento pensionistico diretto, né di rapporto di lavoro dipendente, né di indennità di disoccupazione NASpI.
Dette indennità non concorrono alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione delle indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
Considerato che l’indennità è rivolta ad una specifica categoria di lavoratori, si è reso necessario individuare in via preliminare le attività economiche di interesse e la categoria di lavoratori destinatari della predetta indennità. A tal fine, sono stati individuati, in base alla catalogazione ISTAT di cui alla Tabella ATECO 2007, i codici CSC associabili alle attività inerenti ai settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.
In particolare, dovendo il lavoratore dimostrare il servizio prestato nelle aziende sopra richiamate, sarà utile l’allegazione del contratto o della lettera di assegnazione all’azienda utilizzatrice da cui si evinca lo svolgimento delle attività di lavoro in argomento, o in subordine, l’eventuale certificazione da parte del datore di lavoro, società di somministrazione, dello svolgimento di questa attività con la specifica del periodo e della ragione sociale dell’azienda utilizzatrice, nonché della matricola aziendale.

Indennità per il mese di maggio ai lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali
Il medesimo comma 6 prevede a che alla categoria di lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, sia riconosciuta un’indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro.
Si precisa che l’indennità in argomento è rivolta esclusivamente ai lavoratori con qualifica di stagionali, che hanno cessato involontariamente – con la predetta qualifica – un rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che detta cessazione sia avvenuta con un datore di lavoro rientrante nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19 per il mese di maggio, la richiamata disposizione normativa prevede altresì che detti lavoratori – alla predetta data del 19 maggio 2020 – non siano titolari di trattamento pensionistico diretto, non abbiano in essere un rapporto di lavoro dipendente e non siano inoltre titolari di indennità NASpI.

Domanda
I liberi professionisti, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici come sopra individuati, ai fini della fruizione dell’indennità Covid-19 per il mese di maggio 2020 – in ragione dei particolari requisiti reddituali introdotti dal comma 2 del citato articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020 – devono presentare apposita domanda.
I collaboratori coordinati e continuativi che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19, e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità per le mensilità di marzo e aprile 2020, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di maggio 2020, l’indennità Covid-19, infatti, per il mese di maggio 2020, verrà erogata dall’INPS – in presenza dei “nuovi” requisiti legislativamente previsti dal citato comma 3 dell’articolo 84 – secondo le modalità di pagamento già indicate dal beneficiario nella domanda presentata per la fruizione della prestazione per il mese di marzo 2020. Qualora i collaboratori coordinati e continuativi di cui sopra non avessero presentato la domanda per l’indennità Covid-19 per i mesi di marzo e aprile 2020, dovranno presentare apposita domanda.
Anche i lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19 e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità per le mensilità di marzo e aprile 2020, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di maggio 2020. In caso contrario, dovrà essere presentata domanda.
I lavoratori in somministrazione, impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nei settori del turismo e degli stabilimenti termali, ai fini della fruizione delle indennità Covid-19 per i mesi di aprile e maggio 2020, devono presentare apposita domanda.
In ordine alla modalità di presentazione delle domande, stante il carattere emergenziale delle prestazioni in commento, i potenziali fruitori possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS. In sintesi, le credenziali di accesso ai servizi per le nuove prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti: PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo); SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0 (CIE); Carta nazionale dei servizi (CNS).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale INPS in modalità semplificata, per compilare e inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’INPS, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN.
In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità Covid-19 possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.
Il rilascio del nuovo servizio verrà comunicato con apposito messaggio di prossima pubblicazione. Le tipologie di indennità Covid-19 sono specificate nella scheda informativa “INDENNITA’ COVID-19” presente sul sito internet dell’INPS.

Incumulabilità ed incompatibilità
Ai sensi dell’articolo 86 del D.L. n. 34 del 2020, le indennità di cui all’articolo 84 non sono tra esse cumulabili e non sono altresì cumulabili con l’indennità a favore dei lavoratori domestici, con le indennità di cui all’articolo 44 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020, con le indennità a favore dei lavoratori sportivi di cui all’articolo 98 del D.L. n. 34 del 2020 e con l’indennità per il sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui all’articolo 78 del D.L. n. 34 del 2020.
Le indennità in esame sono incompatibili con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della stessa, delle forme previdenziali compatibili con l’AGO, della Gestione separata, degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ed al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, nonché con la c.d. Ape sociale. Inoltre esse sono incompatibili con il Reddito di Emergenza.
Le suddette indennità sono invece cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità.
Si precisa che ai lavoratori beneficiari delle indennità, appartenenti a nuclei familiari già percettori del Reddito di Cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità, in luogo del versamento dell’indennità si procede ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuta per ciascuna mensilità.
Le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 2 e 3, del decreto Rilancio Italia sono altresì compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI, con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 5 e 6 non sono compatibili con la NASpI.
Infine, in analogia a quanto previsto per la prestazione di disoccupazione NASpI, le indennità di cui al richiamato articolo 84, commi 2, 3, 5 e 6, sono compatibili e cumulabili con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale, nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.

Tutela
Avverso i provvedimenti adottati dall’Istituto in materia di indennità Covid-19, di cui all’articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020, non è ammesso ricorso amministrativo. L’assicurato può tuttavia – avverso i suddetti provvedimenti – proporre azione giudiziaria.

Contattaci
Invia con WhatsApp