Smonetizzazione delle festività domenicali al personale TIM S.p.A.

Con accordo siglato l’8/3/2021, ai dipendenti TIM S.p.A., è stato riconoscito un permesso retribuito per la festività del 25 aprile 2021, cadente di domenica.

In relazione alla festività nazionale del 25/4/2021 cadente di domenica, a tutto il personale TIM S.p.A. è riconosciuto, in luogo del regime economico e normativo di cui all’art. 28 del vigente CCNL TLC.
a. un giorno di permesso retribuito da fruirsi a giornata intera secondo la disciplina di cui al capitolo 1 dell’Accordo del 9/1/2019;
b. 4 ore di permessi retribuiti, da fruirsi secondo la disciplina di cui ai capitoli 3 e 5 dell’Accordo del 9/1/2019, riproporzionati nei confronti del personale con rapporto di lavoro part-time.

Esenzione IVA per strumentazione diagnostica in vitro

Il regime di esenzione IVA previsto dalle misure anticovid-19, con diritto alla detrazione dell’imposta, fino al 31 dicembre 2022, si applica alle cessioni di strumentazione diagnostica in vitro per COVID-19 soltanto se conformi alla Direttiva n. 98/79/CE o al Regolamento UE n. 2017/746 (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 267).

Il Decreto Rilancio ha introdotto una disciplina IVA agevolata in relazione a determinati beni, considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che consiste, fino al 31 dicembre 2020, in un particolare regime di esenzione con diritto a detrazione in capo al cedente degli stessi e, a partire dal 1° gennaio 2021, nell’applicazione dell’aliquota ridotta del 5 per cento.
Successivamente, la Legge di Bilancio 2021 ha stabilito una deroga alla suddetta disciplina, ed ha previsto che le cessioni della strumentazione per diagnostica per COVID-19 che presentano determinati requisiti e le prestazioni di servizi strettamente connesse a tale strumentazione beneficiano del regime di esenzione IVA, con diritto alla detrazione dell’imposta, fino al 31 dicembre 2022.
Si tratta di una misura transitoria per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da covid-19, che trova la sua base giuridica nella normativa europea, in base alla quale gli Stati membri possono stabilire, fino al 31 dicembre 2022, l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto con diritto a detrazione per le forniture dei vaccini per il COVID-19 e per le forniture della strumentazione per diagnostica in vitro per COVID-19, nonché per le prestazioni di servizi strettamente connesse.
Con specifico riguardo alla “strumentazione per diagnostica per COVID-19”, la disposizione unionale precisa che possono beneficiare dell’esenzione IVA “solo i dispositivi medico-diagnostici in vitro della COVID-19 conformi ai requisiti applicabili di cui alla Direttiva 98/79/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 1998, o al Regolamento (UE) 2017/746 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2017, e ad altra normativa dell’Unione europea applicabile”.
Ne consegue che, nel novero della “strumentazione per diagnostica per COVID-19”, a decorrere dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2022, sono esenti dall’IVA soltanto le cessioni dei “dispositivi medico-diagnostici in vitro della COVID-19 conformi ai requisiti applicabili di cui alla Direttiva 98/79/CE o al Regolamento (UE) 2017/746.
Al riguardo, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha indicato i relativi codici TARIC:
1.1) Kit diagnostici COVID19 e reattivi basati su reazioni immunologiche: ex 3002 1300 10; ex 3002 1400 10; ex 3002 1500 10; ex 3002 9090;
1.2) Kit per diagnosi COVID19 costituito da: flaconcino contenente un supporto di coltura per il mantenimento di un campione virale e un tampone con punta di cotone per raccogliere il campione: ex 3821 0000;
1.3) Kit di campionamento: ex 9018 90; ex 9027 80;
1.4) Reagenti diagnostici basati sul test dell’acido nucleico a catena della polimerasi (PCR): ex 3822 0000 10;
1.5) Strumenti utilizzati nei laboratori clinici per la diagnosi in vitro: ex 9027 8080.

Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate solo ai dispositivi diagnostici in vitro con le caratteristiche sopra ricordate, corrispondenti alle descrizioni e ai codici TARIC indicati dall’ADM, potrà essere applicata l’esenzione con diritto a detrazione fino al 31 dicembre 2022.

Naspi 2021: semplificazione dei requisiti di accesso e riesame domande respinte

La circolare Inps n. 65/2021, oltre a fornire istruzioni sull’indennità una tantum prevista dal decreto Sostegni a favore delle categorie di lavoratori già beneficiari dell’indennità di cui agli artt. 15 e 15-bis del decreto Ristori e sull’indennità onnicomprensiva a favore di alcune categorie di lavoratori colpite dell’emergenza COVID-19, illustra le novità introdotte dal citato decreto Sostegni in materia di indennità di disoccupazione NASpI, con specifico riferimento alla semplificazione dei requisiti di accesso alla stessa.

Come illustrato nel Primo piano “Bonus 2.400 euro, DL Sostegni: requisiti e termini di presentazione della domanda“, la circolare Inps n. 65/2021 ha chiarito, in primo luogo, che l’erogazione una tantum di un’ulteriore indennità di importo pari a 2.400 euro, secondo l’articolo 10, comma 1, del decreto Sostegni riguarda:
– i lavoratori stagionali e i lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– i lavoratori intermittenti;
– i lavoratori autonomi occasionali;
– i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
– i lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– i lavoratori dello spettacolo.
Pertanto, tutti i lavoratori appartenenti alle elencate categorie, che hanno già fruito delle indennità di cui agli articoli 15 e/o 15-bis del decreto Ristori, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità una tantum di cui all’articolo 10, comma 1, del decreto Sostegni, ma essa sarà erogata dall’INPS con le modalità indicate dagli stessi per le indennità già erogate.
Essendo altresì previsto, ai successivi commi 2, 3, 5 e 6 del medesimo articolo 10, il riconoscimento di una indennità onnicomprensiva di importo pari a 2.400 euro a favore delle suddette categorie di lavoratori che non siano stati già beneficiari delle indennità di cui ai citati articoli 15 e 15-bis, tali soggetti possono presentare domanda per il riconoscimento delle indennità onnicomprensive di cui all’articolo 10, commi 2, 3, 5 e 6, del decreto Sostegni entro la data del 31 maggio 2021. Il rilascio del nuovo servizio per la presentazione delle suddette domande verrà reso noto con apposita comunicazione sul sito istituzionale.
Descritti i requisiti di accesso, le modalità di presentazione delle domande, ed il regime delle compatibilità delle indennità in argomento, l’Inps, si è soffermato sulle novità introdotte dal decreto Sostegni in materia di indennità di disoccupazione NASpI, con specifico riferimento alla semplificazione dei requisiti di accesso alla stessa.
Il decreto-legge n. 41 del 2021 ha infatti introdotto una novità di rilievo in materia di indennità di disoccupazione NASpI, con specifico riferimento ai requisiti di accesso alla stessa e, in particolare, al requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi che precedono il periodo di disoccupazione previsto dall’articolo 3, comma 1, lettera c), del D.lgs 4 marzo 2015, n. 22, il quale recita come segue: “1. La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:
a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
c) possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
(…)”.

L’articolo 16 del decreto Sostegni, al comma 1, prevede che per le indennità di disoccupazione NASpI concesse a decorrere dal 23 marzo 2021 (data di entrata in vigore del decreto) e fino al 31 dicembre 2021 non trovi applicazione il requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo di cui al citato articolo 3, comma 1, lettera c), del D.lgs n. 22 del 2015.
Conseguentemente, per gli eventi di disoccupazione verificatisi nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2021 è ammesso l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI in presenza dei soli requisiti dello stato di disoccupazione involontario e delle tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, con esclusione quindi del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo.
Come già precisato con circolare n. 94 del 2015, l’Inps ribadisce che, in materia di indennità NASpI, per evento di disoccupazione si intende l’evento di cessazione involontaria del rapporto di lavoro che ha comportato lo stato di disoccupazione.
Le domande di indennità di disoccupazione NASpI presentate a seguito di eventi di cessazione involontaria del rapporto di lavoro verificatisi nel periodo compreso tra la data dal 1° gennaio 2021 e la data di pubblicazione della circolare n. 65 in commento, respinte per l’assenza del requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, devono essere riesaminate d’ufficio in attuazione della sopra illustrata previsione di cui all’articolo 16 del decreto-legge n. 41 del 2021.

 

 

Il dirigente è escluso dal blocco dei licenziamenti

I dirigenti non rientrano nella platea dei dipendenti beneficiari del blocco dei licenziamenti.

Nella specie, una società, visto il periodo di grandissima sofferenza economica e finanziaria, acuita dalle drammatiche conseguenze della pandemia Covid-19, aveva avviato un processo di riorganizzazione aziendale finalizzato alla progressiva integrazione ed ottimizzazione delle strutture operative, nell’ottica del contenimento dei costi e di una più utile gestione dell’impresa, sopprimendo la posizione lavorativa di un dirigente e ridistribuendo le relative funzioni ad altri responsabili aziendali. Il dirigente veniva così licenziato, con effetto immediato, nonché esonerato dal rendere in servizio il periodo di preavviso contrattualmente previsto.
Impugnando il recesso, il medesimo dirigente ha sostenuto la nullità e la illegittimità per più motivi. Si tratta, in particolare, di stabilire se il blocco riguardi anche la figura del dirigente.
Il dato letterale della disposizione non consente di ritenere che la figura del dirigente possa essere ricompresa nel blocco. Si è stabilito, infatti, che il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non possa recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della legge n. 604/66, disposizione quest’ultima che pacificamente non si applica ai dirigenti sia per espressa previsione normativa sia per consolidato principio giurisprudenziale (cfr. Cass. n. 23894/2018 e Cass. n. 27199/2018).
L’esclusione della figura del dirigente convenzionale dal blocco dei licenziamenti – continuano i giudici – risulta coerente con lo spirito che sorregge l’eccezionale ed emergenziale previsione del blocco dei licenziamenti durante la pandemia. Il blocco è stato accompagnato da una pressoché generalizzata possibilità per le aziende, anche quelle piccole, di ricorrere agli ammortizzatori sociali, con la conseguenza che la cassa integrazione, estesa come detto a tutte le aziende, ha consentito a queste ultime di tamponare le perdite (attraverso una riduzione del costo del lavoro), permettendo la tutela occupazionale dei lavoratori, anche a fronte del blocco dei licenziamenti.
Dunuqe, per far fronte ad una emergenza sanitaria ed economica senza precedenti, il sistema così delineato appare ragionevolmente sorretto dal binomio divieto di licenziamento/costo del lavoro a carico della collettività.
Con riguardo ai dirigenti detto binomio non può stare in piedi, poiché a questi ultimi non è consentito, almeno in pendenza del rapporto di lavoro, di accedere agli ammortizzatori sociali. Di conseguenza, nell’ipotesi in cui venisse esteso il blocco dei licenziamenti anche ai dirigenti, il datore di lavoro si ritroverebbe nella condizione di non poter reperire una soluzione sostitutiva (come per tutti gli altri dipendenti non dirigenti) che permetta loro di garantire reddito e tutela occupazionale senza costi aggiuntivi. Ciò determinerebbe che della categoria dei dirigenti dovrebbe necessariamente farsene carico il datore di lavoro, pur in presenza di motivi tali da configurare un’ipotesi di giustificatezza del recesso. E ciò potrebbe determinare un profilo di incoerenza costituzionale tra estensione del blocco ai dirigenti e principio di libertà economica.
In definitiva, la lettera della norma e la ratio del sistema non consentono di includere i dirigenti nella platea dei dipendenti beneficiari del blocco (Tribunale di Roma, sentenza 19 aprile 2021, n. 3605).

Fondi pensioni complementari: gli adempimenti del sostituto in caso di trasferimento

Il Fisco chiarisce gli adempimenti dei sostituti d’imposta in caso di trasferimento delle posizioni individuali dei lavoratori ad altra forma pensionistica complementare (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 21 aprile 2021, n. 275)

I fondi pensione sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 20 per cento, che si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta (art. 17, co. 1, D. Lgs. n. 252/2005).
In particolare, il risultato netto è pari alla differenza tra:
– il valore del patrimonio netto del fondo alla fine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle somme trasferite ad altre forme pensionistiche e diminuito dei contributi versati, delle somme ricevute da altre forme pensionistiche, nonché dei redditi di capitale soggetti a ritenuta, esenti o comunque non soggetti ad imposta
– e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.
Nell’ipotesi in cui il risultato della gestione del fondo evidenzi un decremento, il risultato negativo è computato in diminuzione del risultato di gestione dei periodi d’imposta successivi, per l’intero importo che trova in essi capienza e senza alcun limite temporale.
In caso di scioglimento del fondo pensione, la forma pensionistica complementare o individuale alla quale l’iscritto ha trasferito la propria posizione individuale, può utilizzare i risultati negativi dell’ultimo periodo di gestione del fondo che si è sciolto, e di quelli precedenti non ancora compensati, a riduzione, rispettivamente, del risultato netto della propria gestione o del risultato netto determinato con riferimento all’iscritto trasferito. La forma pensionistica complementare, ai fini dell’assegnazione delle quote di partecipazione al predetto soggetto, dovrà tener conto anche del credito di imposta conseguente all’utilizzo della quota di risultati negativi ad essa pervenuti.
L’imposta sostitutiva è versata dai fondi pensione entro il 16 febbraio di ciascun anno.
La dichiarazione relativa all’imposta sostitutiva è presentata dai fondi pensione con le modalità e negli ordinari termini previsti per la dichiarazione dei redditi. Nel caso di fondi costituiti nell’ambito del patrimonio di società ed enti la dichiarazione è presentata contestualmente alla dichiarazione dei redditi propri della società o dell’ente. Nel caso di fondi pensione aperti e di forme pensionistiche individuali la dichiarazione è presentata rispettivamente dai soggetti istitutori di fondi pensione aperti e dalle imprese di assicurazione.
In relazione ai redditi erogati ed alle ritenute operate, il fondo pensione è tenuto a rilasciare la certificazione unica e a presentare la dichiarazione dei sostituti e degli intermediari (modello 770).
In caso di operazioni straordinarie, secondo le istruzioni al modello CU 2021, la necessità di una corretta imputazione delle ritenute operate e dei versamenti eseguiti, a fronte del rilascio di certificazioni attestanti, nei confronti dei medesimi percipienti, il corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei sostituti succedutisi nel periodo d’imposta, comporta l’esigenza di una gestione unitaria che consenta nel contempo di verificare:
– che gli adempimenti siano stati correttamente effettuati dal sostituto d’imposta;
– che quanto certificato al sostituito, con titolo fiscalmente idoneo, abbia puntuale corrispondenza nella dichiarazione resa dal sostituto.
Nei casi di estinzione del sostituto d’imposta con prosecuzione dell’attività da parte di altro soggetto chi succede nei precedenti rapporti è tenuto a presentare la Certificazione Unica che deve essere comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui il soggetto estinto ha operato.
Nel caso di specie, oggetto dell’istanza d’interpello, in considerazione della liquidazione del Fondo Istante e del trasferimento delle posizioni previdenziali al Fondo Alfa senza soluzione di continuità nonché della circostanza che l’eventuale attivo residuo è trasferito al Fondo Alfa e quest’ultimo succede anche negli eventuali rapporti passivi ancora in essere, si ritiene condivisibile la soluzione interpretativa proposta dal Fondo Istante.
Nel caso di specie, benché il Regolamento disponga la messa in liquidazione del Fondo Istante, per effetto del trasferimento delle posizioni previdenziali, senza soluzione di continuità, al Fondo Alfa, si realizza nella sostanza una prosecuzione delle attività previdenziali in oggetto.
Nel caso di specie, la prosecuzione dell’attività in capo al Fondo Alfa è ope legis , ovvero avviene secondo le modalità operative previste dal piano di attività la cui adozione da parte di entrambe le predette forme di previdenza è stata richiesta dal Regolamento.
Parimenti, per quanto concerne il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari relativa all’anno 2020 (modello 770/2021), dando preminenza agli effetti di continuità delle posizioni previdenziali trasferite rispetto a quelli liquidatori del Fondo Istante, il Fondo Alfa deve presentare un’unica dichiarazione dei sostituti d’imposta comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui l’Istante ha operato.
Tenuto conto che la liquidazione è circoscritta all’Istante, e non alle posizioni degli iscritti che, invece, sono trasferite in continuità al Fondo Alfa, si ritiene che anche il “risparmio di imposta” deve considerarsi trasferito al Fondo Alfa. Solo quest’ultimo, infatti, in qualità di Fondo trasferitario delle posizioni previdenziali può utilizzare il predetto “risparmio di imposta” a scomputo di un futuro debito di imposta.
Ne consegue che, il Fondo Alfa è il soggetto titolato e tenuto alla autoliquidazione e al versamento della imposta sostitutiva, ove dovuta sul risultato di gestione dell’anno 2020 e sugli importi corrisposti dall’Istante nel corso del 2020 agli iscritti a titolo di garanzia di risultato, in quanto forma pensionistica trasferitaria delle posizioni degli iscritti.
Pertanto, il Fondo Alfa dovrà indicare nel quadro RI del modello Redditi EnC il patrimonio netto alla fine del periodo di imposta comprensivo del risparmio di imposta trasferito (rigo RI 2, Colonna 2).

Contattaci
Invia con WhatsApp