Vendite su ebay non dichiarate: accertamento solo per quelle andate a buon fine

Le transazione effettuate tramite ebay possono essere oggetto di accertamento se andate a buon fine, ossia se si sono concretizzate in vendite alle quali sono seguiti ricavi tassabili non dichiarati (Corte di Cassazione – ordinanza n. 26987/2019).

Il chiarimento arriva direttamente dalla Corte di Cassazione che si è espressa sull’accertamento induttivo del reddito prodotto dalle vendita di beni tramite aste online su ebay, precisando che relativamente a tale fattispecie, l’accertamento può essere fondato solo sulle transazioni andate a buon fine, per le quali vengono consegnati i beni, tenendo conto del fatto che nelle vendite online la consegna della merce è successiva al pagamento del prezzo.
Solo in tali circostanze, quindi, è da ritenersi legittimo l’accertamento in caso di omessa dichiarazione dei redditi. In tal caso, l’ufficio dell’Amministrazione finanziaria può procedere all’accertamento induttivo del reddito imponibile anche sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, le quali hanno il valore autonomo di prova della pretesa fiscale e producono l’effetto di spostare sul contribuente l’onere della prova contraria.
È errato quindi sostenere che sia l’ufficio dell’Amministrazione a dover dimostrare che le transazioni effettuate dal contribuente si siano concretizzate in vendite, alle quali sono seguiti ricavi tassabili.

Paga l’IRAP lo studio associato

Costituisce ex lege presupposto d’imposta l’attività esercitata dalle società e dagli enti, comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 21 ottobre 2019, n. 26848)

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la CTR della Lombardia Lazio ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di uno studio associato per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Milano che aveva invece accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che lo studio professionale aveva presentato per l’Irap versata negli anni dal 2009 al 2012. Avverso la pronuncia della CTR il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un motivo. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del d.lgs. n. 446/1997 – Decreto IRAP – , in relazione all’art. 360, 1° comma, n. 3 c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha affermato la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione riguardo a uno studio associato.
Il ricorso viene però rigettato, in quanto, la Corte afferma il principio secondo cui “presupposto dell’imposta regionale sulle attività produttive è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio ovvero alla prestazione di servizi; ma quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti, che siano soggetti passivi dell’imposta a norma dell’art. 3 del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 – comprese quindi le società semplici e le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni – essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenza dell’autonoma organizzazione”.

Nuovi aggiornamenti nel modello di dichiarazione di successione

Il modello di dichiarazione di successione e le relative istruzioni e specifiche tecniche sono state aggiornate tenendo conto di tutte le novità normative introdotte dopo l’approvazione dell’ultimo modello (Agenzia Entrate – provvedimento 21 ottobre 2019, n. 728796).

Oggetto di aggiornamento è il precedente modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, nonché le relative istruzioni per la compilazione e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica, anche se ancora utilizzabile fino al 19 dicembre 2019.

Le novità nel modello, nello specifico, tengono conto delle disposizioni agevolative previste:

– per gli immobili inagibili a causa di eventi calamitosi (Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze);

– in materia di Terzo Settore;

– per i terreni agricoli e montani.

Ristrutturazione di fabbricati in leasing: costi ammortizzati secondo la durata del contratto

In tema di imposte sui redditi, con riferimento all’ammortamento delle migliorie su beni altrui ai fini della determinazione del reddito di impresa, la Corte di Cassazione ha affermato che i costi sostenuti per la ristrutturazione di fabbricati detenuti in leasing devono essere ammortizzati in funzione della durata del contratto di leasing (Ordinanza 16 ottobre 2019, n. 26122)

IL CASO

L’Agenzia delle Entrate ha ripreso a tassazione i costi di ristrutturazione sostenuti su beni di terzi (fabbricati), acquisiti in locazione finanziaria, dedotti annualmente in funzione dei piani di ammortamento della durata di cinque anni, sostenendo che tali costi dovessero essere invece dedotti in funzione della durata dei sottostanti contratti di leasing, pari ad otto anni.
I giudici tributari, a fronte del piano di ammortamento predisposto dalla contribuente entro un periodo di cinque anni, hanno affermato che deve farsi riferimento alla disciplina civilistica, secondo la quale i costi di impianto ed ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni, ritenendo quindi il comportamento della società accertata corretto, oltre che dal punto di vista civilistico, anche dal punto di vista fiscale.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, riformando la decisione dei giudici tributari, ha osservato che in tema di ammortamento delle migliorie su beni altrui, ai fini della determinazione del reddito di impresa imponibile, la deducibilità delle spese relative a più esercizi è subordinata all’indicazione di specifici criteri cui commisurare la durata dell’utilità del bene, al fine di stabilirne la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che a differenza dell’ammortamento per i beni materiali, con riferimento alle spese relative a più esercizi la normativa non prevede una tipizzazione dei criteri di esposizione di tali componenti negativi del reddito, con la conseguenza che la ripartizione pluriennale non può aver luogo semplicemente applicando i criteri legali stabiliti per gli ammortamenti, ma l’impresa ha l’onere di indicare criteri specifici commisurati alla durata dell’utilità del bene, al fine di stabilire la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
Nel caso di specie, la Cassazione ha affermato che le spese per manutenzione e riparazioni, nonché per opere e migliorie (in particolare il rifacimento di impianti elettrici ed idraulici degli immobili condotti in locazione), aventi natura straordinaria e sopportati dal conduttore in vista della relativa utilità pluriennale, possono (previo consenso del Collegio Sindacale, ove esistente) essere iscritti nell’attivo, anziché essere imputati in conto economico come componenti negativi del reddito di esercizio in cui sono sostenuti, ove l’impresa ritenga, in base ad una scelta fondata su criteri di discrezionalità tecnica, di capitalizzarli in vista di un successivo ammortamento pluriennale anziché far gravare i costi interamente sull’esercizio in cui sono stati sostenuti, a condizione che siano indicati specifici criteri, commisurati alla durata dell’utilità del bene, al fine di stabilire la quota di costo imputabile a ciascun esercizio.
D’altra parte, precisa la Corte, in presenza di un piano di ammortamento redatto in relazione alla durata contrattuale della locazione deve tenersi allora conto soltanto della prima scadenza, e non anche del periodo di rinnovo, in quanto commisurata alla possibilità di utilizzazione delle opere eseguite.

Rottamazione-ter e Saldo e stralcio delle cartelle: in arrivo le risposte

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha inviato le comunicazioni in risposta ai contribuenti che hanno presentato domanda per aderire al “Saldo e stralcio” e alla “Rottamazione-ter” delle cartelle (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 18 ottobre 2019).

Le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono rivolte a tutti coloro che hanno presentato la domanda per il “Saldo e stralcio”, ma anche per i ritardatari della “Rottamazione-ter” che hanno usufruito della riapertura dei termini fino al 31 luglio 2019 e informano gli interessati sull’esito della richiesta con l’indicazione dell’importo dovuto e delle modalità di pagamento.
L’invio è effettuato via Pec, per coloro che nella domanda hanno indicato un indirizzo di posta elettronica certificata, mentre a tutti gli altri mediante lettera raccomandata.

Le tipologie di comunicazioni sono due:
– la Comunicazione delle somme dovute relativa alle definizione per estinzione dei debiti in risposta alle dichiarazioni presentate per il Saldo e stralcio;
– la Comunicazione delle somme dovute per la definizione agevolata in risposta alle domande di adesione alla rottamazione-ter nella fase di riapertura.

Per ciascuna delle due tipologie di comunicazioni sono previste cinque differenti lettere:
– AT “Accoglimento totale della richiesta”:comunica che tutti i debiti contenuti nella dichiarazione di adesione presentata sono definibili e riporta il calcolo di quanto dovuto;
– AP “Accoglimento parziale”: riguarda quei contribuenti che hanno una parte degli importi da pagare in forma agevolata ma hanno anche debiti non rottamabili;
– AD, è riservata alle adesioni con tutti i debiti definibili per i quali nessun importo risulta ancora dovuto;
– AX, si riferisce ai contribuenti che hanno una parte degli importi definibili per i quali non devono pagare nulla, mentre hanno un debito residuo da pagare per i debiti non rottamabili;
– RI, riguarda le adesioni alla Rottamazione-ter o al Saldo e stralcio che vengono rigettate in quanto i debiti indicati nella comunicazione non rientrano in nessuno dei due istituti e quindi l’importo deve essere pagato senza agevolazioni.

Nel caso in cui il contribuente abbia presentato più di una dichiarazione di adesione, l’Agente della riscossione invierà, per ciascuna, una specifica lettera.

La comunicazione contiene inoltre i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata in fase di adesione (per il saldo e stralcio fino a 5 rate in tre anni, per la “rottamazione-ter” fino a 17 rate in cinque anni).