DL Fiscale: semplificazione della disciplina del patent box

Pubblicato nella G.U. n. 252 del 21 ottobre 2021 il Decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 recante Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili. La semplificazione della disciplina del patent box è una delle novità introdotte dal provvedimento.

I soggetti titolari di reddito d’impresa possono optare per l’applicazione delle seguenti disposizioni. L’opzione ha durata per cinque periodi d’imposta ed è irrevocabile e rinnovabile.
Le società e gli enti di ogni tipo compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato, possono esercitare l’opzione a condizione di essere residenti in Paesi con i quali sia in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo.
Ai fini delle imposte sui redditi, i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dai soggetti sopra indicati in relazione a software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d’impresa, disegni e modelli, nonché processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, che siano dagli stessi soggetti utilizzati direttamente o indirettamente nello svolgimento della propria attività d’impresa, sono maggiorati del 90 per cento. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate saranno definite le modalità di esercizio dell’opzione.
Le disposizioni sopra fornite si applicano a condizione che i soggetti che esercitano l’opzione svolgano le attività di ricerca e sviluppo, anche mediante contratti di ricerca stipulati con società diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa ovvero con università o enti di ricerca e organismi equiparati, finalizzate alla creazione e allo sviluppo dei beni indicati precedentemente.
L’esercizio dell’opzione rileva anche ai fini della determinazione del valore della produzione netta di cui al decreto Irap n. 446/1997.
I soggetti di cui sopra che intendano beneficiare della maggiore deducibilità dei costi ai fini fiscali possono indicare le informazioni necessarie alla determinazione della predetta maggiorazione in idonea documentazione predisposta secondo quanto previsto da un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. In caso di rettifica della maggiorazione determinata dai soggetti indicati, da cui derivi una maggiore imposta o una differenza del credito, la sanzione (di cui all’art. 1, co. 2, d. lgs. N. 471/1997), non si applica qualora, nel corso di accessi, ispezioni, verifiche o altra attività istruttoria, il contribuente consegni all’Amministrazione finanziaria la documentazione indicata nel medesimo provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate idonea a consentire il riscontro della corretta maggiorazione. Il contribuente che detiene la documentazione prevista dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate ne dà comunicazione all’Amministrazione finanziaria nella dichiarazione relativa al periodo di imposta per il quale beneficia dell’agevolazione. In assenza della comunicazione attestante il possesso della documentazione idonea, in caso di rettifica della maggiorazione, si applica la sanzione di cui all’art. 1, co. 2, d. lgs. N. 471/1997.
Le disposizioni esaminate si applicano alle opzioni esercitate a decorrere dalla data dell’entrata in vigore del presente decreto (22 ottobre 2021).
I soggetti che esercitano l’opzione non possono fruire, per l’intera durata della predetta opzione e in relazione ai medesimi costi, del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo.
A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati i commi da 37 a 45 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e l’articolo 4 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. I soggetti che abbiano esercitato opzione ai sensi dell’articolo 1, commi da 37 a 45, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, in data antecedente a quella di entrata in vigore del presente decreto possono scegliere, in alternativa al regime opzionato, di aderire al presente regime agevolativo, previa comunicazione da inviarsi secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Sono esclusi dalla previsione coloro che abbiano presentato istanza di accesso alla procedura di cui all’articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ovvero presentato istanza di rinnovo, e abbiano sottoscritto un accordo preventivo con l’Agenzia delle entrate a conclusione di dette procedure, nonché i soggetti che abbiano aderito al regime di cui all’articolo 4 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. I soggetti che abbiano presentato istanza di accesso alla procedura di cui al predetto articolo 31-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ovvero istanza di rinnovo dei termini dell’accordo già sottoscritto e che non avendo ancora sottoscritto un accordo vogliano aderire al regime agevolativo presente, comunicano, secondo le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, la volontà di rinunciare alla procedura di accordo preventivo o di rinnovo della stessa.

Online i modelli di comunicazione dei crediti d’imposta

Pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i modelli dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta formazione 4.0, per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica e beni strumentali (Ministero Sviluppo Economico – decreti 06 ottobre 2021).

Credito d’imposta formazione 4.0

È approvato il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente finalizzate all’acquisizione o al consolidamento delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale previste dal Piano nazionale Impresa 4.0.

Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo formazione4.0@pec.mise.gov.it.

Con riferimento alle attività di formazione svolte nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, il modello di comunicazione – Sezione A – va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021.

Con riferimento alle spese sostenute nei periodi d’imposta agevolabili successivi al predetto periodo d’imposta, il modello di comunicazione – Sezione B – va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica

Approvato anche il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, attività di innovazione tecnologica e attività di design e ideazione estetica.

Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo cirsid@pec.mise.gov.it.

Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data del 31 dicembre 2021.

Con riferimento agli investimenti nelle attività ammissibili effettuati nei periodi d’imposta agevolabili successivi, il modello di comunicazione va trasmesso entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi riferita a ciascun periodo d’imposta di effettuazione degli investimenti.

Credito d’imposta beni strumentali

Approvato infine anche il modello di comunicazione dei dati e delle altre informazioni riguardanti l’applicazione del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

Il modello di comunicazione deve essere firmato digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e va trasmesso in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo benistrumentali4.0@pec.mise.gov.it.

Approvato il decreto sulla crisi di impresa

Approvato il disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia. Si attende la pubblicazione nella G.U. (Camera – Comunicato 21 ottobre 2021).

Di seguito le principali novità introdotte in sede di conversione:
– differita al 16 maggio 2022 (dal 1° settembre 2021) l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, di cui al decreto legislativo n. 14 del 2019, ad eccezione del Titolo II, concernente le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, per il quale l’entrata in vigore è posticipata al 31 dicembre 2023 (art. 1);
– prorogato alla data di approvazione dei bilanci relativi all’esercizio 2022 il termine per procedere alla prima nomina del revisore o degli organi di controllo da parte di talune società a responsabilità limitata e società cooperative, in ottemperanza alle novelle apportate al codice civile dall’art. 379 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (art. 1-bis);
– istituito un nuovo istituto, la composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, il cui obiettivo è superare la situazione di squilibrio dell’impresa prima che si arrivi all’insolvenza (artt. 2-19);
– novellata la legge fallimentare (R.D. n. 267 del 1942), intervenendo principalmente sulla disciplina del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 20);
– consentito all’imprenditore che abbia ottenuto – entro il 31 dicembre 2022 – accesso al concordato “in bianco” o all’accordo di ristrutturazione dei debiti, di depositare, nei termini già fissati dal giudice, un atto di rinuncia alla procedura, dichiarando di aver predisposto un piano attestato di risanamento (art. 21);
– il termine temporale – concesso dal giudice all’imprenditore in stato di crisi – per la presentazione, successiva al deposito del ricorso, dei documenti richiesti per la domanda di concordato è applicabile anche quando sia pendente il procedimento per la dichiarazione di fallimento. Il nuovo termine si applica limitatamente alla durata dello stato di emergenza determinato dalla pandemia da COVID-19 (art. 22);
– si prevede, fino al 31 dicembre 2021, l’improcedibilità dei ricorsi per la risoluzione del concordato preventivo o per la dichiarazione di fallimento, relativi ai concordati preventivi con continuità aziendale, omologati in data successiva al 1° gennaio 2019. Inoltre, l’istanza di nomina dell’esperto indipendente non può essere presentata in pendenza del procedimento introdotto con domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione o ricorso per l’ammissione a talune procedure di composizione negoziata (art. 23);
– modificato il termine di entrata in vigore delle specifiche tecniche sui rapporti riepilogativi nelle procedure esecutive e concorsuali (art. 23-bis).

Per i dipendenti in quarantena Covid-19 è riconosciuta la malattia

Fino al 31 dicembre 2021, ai dipendenti del settore privato sottoposti a quarantena o sorveglianza domiciliare in base alle misure anti Covid-19 è riconosciuto il trattamento economico di malattia. Il Governo ha previsto, inoltre, un indennizzo in favore dei datori di lavoro del settore privato che non versano all’Inps la contribuzione per la malattia. (Art. 8, Decreto Legge 21 ottobre 2021, n. 146)

Per effetto delle modifiche introdotte dal Decreto Legge 21 ottobre 2021, n. 146 (di seguito “Decreto”), fino al 31 dicembre 2021 il periodo trascorso in quarantena Covid-19 con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori dipendenti del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.
La misura riguarda in particolare le seguenti ipotesi:
– quarantena con sorveglianza attiva imposta agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva;
– obbligo di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva imposta dall’autorità sanitaria competente agli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico;
– quarantena precauzionale imposta ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che entrano nel territorio nazionale da aree ubicate al di fuori del territorio italiano;
– quarantena applicata dal sindaco quale autorità sanitaria locale a persone risultate positive al virus, con divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora.

Il Decreto ha stabilito, inoltre, in relazione ai dipendenti del settore privato sottoposti ad una delle misure di prevenzione della diffusione del Covid-19 equiparate alla malattia, un indennizzo in favore dei datori di lavoro che non versano la contribuzione per la malattia. In particolare, dal 31 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2021 nei casi di quarantena e domiciliazione fiduciaria anti Covid-19 equiparate alla malattia, i datori di lavoro del settore privato con obbligo previdenziale presso le Gestioni dell’INPS hanno diritto a un rimborso forfetario per gli oneri sostenuti relativi ai propri lavoratori dipendenti non aventi diritto all’assicurazione economica di malattia presso l’INPS. Sono esclusi i datori di lavoro domestico.
Per ciascun anno solare, il rimborso è riconosciuto al datore di lavoro una tantum per ogni singolo lavoratore ed è previsto solo nei casi in cui la prestazione lavorativa, durante l’evento, non possa essere svolta in modalità agile.
Il rimborso è erogato dall’INPS, per un importo pari a euro 600,00 per lavoratore, previa presentazione da parte del datore di lavoro di apposita domanda telematica corredata da dichiarazione attestante i periodi tutelati, da trasmettere nelle modalità ed entro i termini che saranno indicati dall’INPS.
Il beneficio è riconosciuto nel limite massimo di spesa complessivo pari a 188,3 milioni di euro per l’anno 2021 dando priorità agli eventi cronologicamente anteriori. L’INPS procede al monitoraggio dei limiti di spesa sulla base delle domande ricevute dai datori di lavoro e, qualora venga raggiunto il limite di spesa, non procede ad ulteriori rimborsi.
Nell’ambito dei controlli a campione sulle dichiarazioni prodotte dai datori di lavoro, l’INPS è autorizzato all’acquisizione e al trattamento dei dati sensibili contenuti nelle certificazioni mediche e nella documentazione sanitaria dei lavoratori interessati.

Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco

In materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, fornite precisazioni sul soggetto che esercita l’attività turistico- ricettiva e delle agenzie di viaggio con domicilio fiscale in un comune colpito da un evento calamitoso (Agenzia delle entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 713).

 

L’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto rilancio”) convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introdotto al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda al sussistere di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi.
Per le strutture alberghiere, termali e agrituristiche, per le agenzie di viaggio e turismo e per i tour operator, il credito d’imposta spetta indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente (comma 3 dell’articolo 28).
Alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, il credito d’imposta spetta, rispettivamente, nelle misure del 20 per cento e del 10 per cento (comma 3 dell’articolo 28).
Il credito d’imposta in questione è commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d’imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il credito d’imposta spetta anche in assenza dei requisiti di cui al periodo precedente ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19. Per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, il credito d’imposta spetta fino al 31 luglio 2021, a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento dell’anno 2021 di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno 2019 (comma 5 dell’articolo 28).
Ciò premesso, l’Agenzia delle entrate, con la risposta n. 713 del 2021, ha fornito precisazioni in merito alla possibilità di fruire del credito di imposta locazioni in relazione all’attività alberghiera. Nello specifico, nel caso di una società che esercita l’attività alberghiera e che ha domicilio fiscale in un territorio colpito da un evento calamitoso il cui stato di emergenza era ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19, sempreché sia in possesso dei requisiti quali:
   * domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di comuni colpiti da un evento calamitoso,
   * sussistenza dello stato di emergenza alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (al 31 gennaio 2020, Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020) e
   * domicilio fiscale o sede operativa stabilito in tali luoghi, a far data dall’insorgenza dell’originario calamitoso evento,
la stessa può fruire del credito di imposta di cui all’articolo 28 del Decreto rilancio per i mesi da marzo 2020 a luglio 2021, a prescindere dalla verifica del requisito del calo del fatturato.