Smonetizzazione festività dell’8 dicembre per i dipendenti delle Poste

13 dic 2019 I dipendenti delle poste possono fruire, per la festività dell’8 dicembre 2019, di un giorno di permesso retribuito non monetizzabile in luogo dei trattamento economico

In via sperimentale per il 2019, con riferimento al giorno festivo dell’8 dicembre, coincidente con la domenica, viene riconosciuta ai lavoratori delle Società dei Gruppo la facoltà di fruire, su base volontaria, di un giorno di permesso retribuito, non monetizzabile, in luogo dei trattamento economico.
Il permesso dovrà tassativamente essere fruito, a giornata intera, entro e non oltre il 31/12/2019.

I lavoratori che intendano richiedere il riconoscimento di tale giorno di permesso dovranno comunicarlo alla propria Azienda nelle modalità che saranno tempestivamente indicati da quest’ultima.
Al fine di incentivare il ricorso all’istituto in questione, ciascuna Azienda concederà ai propri lavoratori che opteranno per la fruizione di giornate di festività “smonetizzate” ulteriori permessi orari retribuiti, non monetizzabili, in misura pari a un’ora per la festività smonetizzata dell’8/12/2019.
Tali permessi orari dovranno tassativamente essere fruiti, anche in misura frazionata, entro e non oltre il 31/12/2019.
La fruizione di ciascuna delle festività “smonetizzate” nonché degli ulteriori permessi orari concessi dall’Azienda dovrà avvenire, a richiesta del singolo lavoratore, compatibilmente con le esigenze di servizio e organizzative aziendali.
In caso, di cessazione del rapporto di lavoro prima delle festività oggetto della presente intesa, nei confronti del personale che abbia optato per la relativa “smonetizzazione” e che abbia già fruito dei permessi sostitutivi si procederà alla trattenuta del relativo trattamento economico dalle ultime competenze.

Conservazione dichiarazioni fiscali: esclusa la firma digitale dell’intermediario

La dichiarazione trasmessa in via telematica dall’intermediario può essere messa a disposizione del contribuente su una piattaforma internet o inviata al suo indirizzo di posta elettronica, ordinaria ovvero certificata, previa “specifica richiesta” sottoscritta dal contribuente medesimo. Sulla dichiarazione in forma elettronica non va apposta la firma digitale dell’intermediario (Agenzia delle Entrate – Risposta ad interpello 12 dicembre 2019, n. 518)

In tema di trasmissione e conservazione delle dichiarazioni fiscali da parte degli intermediari incaricati, è previsto il rilascio al contribuente e al sostituto di imposta, anche se non richiesto, dell’impegno a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati contenuti nella dichiarazione, contestualmente alla ricezione della stessa o dell’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione nonché, entro 30 giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa e copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate di ricezione della dichiarazione.
Le istruzioni alla compilazione dei modelli dichiarativi prevedono la sottoscrizione da parte dell’intermediario del riquadro relativo all’impegno alla presentazione telematica, presente nel frontespizio delle dichiarazioni. Tale sottoscrizione precede l’invio telematico e, dunque, non è richiesta successivamente alla presentazione della dichiarazione.
La dichiarazione deve essere conservata dal contribuente e dai sostituti d’imposta per il periodo previsto per l’accertamento debitamente sottoscritta e redatta su modello conforme, unitamente ai documenti rilasciati dal soggetto incaricato di predisporre la dichiarazione.
In considerazione di ciò l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la dichiarazione inviata deve essere sottoscritta dal solo contribuente e/o sostituto e non anche dall’intermediario.
La sottoscrizione della dichiarazione da parte del contribuente e del sostituto d’imposta, infatti, è un elemento essenziale del modello che deve essere conservato da tali soggetti. Analoga previsione non ricorre, invece, per il modello conservato dal soggetto incaricato della trasmissione, il quale, è tenuto a conservare la”copia” della dichiarazione trasmessa, in luogo dell'”originale” sottoscritto e conservato dal contribuente e dal sostituto d’imposta”.
Dunque, la dichiarazione – trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate dall’intermediario – può essere messa a disposizione del contribuente su una piattaforma internet o inviata al suo indirizzo di posta elettronica, ordinaria ovvero certificata, previa “specifica richiesta” sottoscritta dal contribuente medesimo.
Una volta ricevuta la dichiarazione, qualora il contribuente intenda stamparla, firmarla e conservarla su supporto analogico, la medesima può, comunque, essere conservata anche in modalità elettronica senza applicare le regole specifiche del C.A.D., ma deve essere esibita esclusivamente su supporto analogico con sottoscrizione autografa. In alternativa è possibile tenere memoria delle dichiarazioni presentate su supporti informatici. In tal caso è fatto obbligo al contribuente di riprodurre la dichiarazione su modello cartaceo qualora l’Amministrazione finanziaria, in sede di controllo, ne faccia richiesta.
Qualora il contribuente, invece, intenda conservare la dichiarazione esclusivamente in formato digitale, trattandosi di documento fiscalmente rilevante, devono essere garantiti i prescritti requisiti di sicurezza, integrità e immodificabilità del documento attraverso l’apposizione della firma digitale o altro tipo di firma elettronica qualificata o una firma elettronica avanzata, apposta dal contribuente medesimo.

Congedo maternità post partum, le indicazioni operative Inps

Con circolare n. 148 del 12 dicembre 2019, l’Inps fornisce istruzioni amministrative in materia di diritto alla fruizione dei cinque mesi di congedo di maternità e paternità, esclusivamente dopo l’evento del parto.

Come noto, dal 1° gennaio 2019, è riconosciuta alle lavoratrici gestanti la facoltà di fruire dei cinque mesi di congedo di maternità a partire dal giorno successivo al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro (art. 16, co. 1-1, D.Lgs. n. 151/2001).
La documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza e deve attestare l’assenza di pregiudizio alla salute fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto qualora successivo alla data presunta. Le certificazioni mediche devono attestare esplicitamente l’assenza di pregiudizio nei predetti termini. In mancanza, le certificazioni che conterranno il solo riferimento alla data presunta del parto, saranno idonee a consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa fino al giorno antecedente alla data presunta del parto, con conseguente inizio del congedo di maternità dalla data presunta stessa e fermo restando la non indennizzabilità dei giorni lavorati fino alla data effettiva del parto, in quanto regolarmente retribuiti dal datore di lavoro e coperti sul piano degli obblighi contributivi.
Anche durante la fruizione della flessibilità del congedo (art. 20, D.Lgs. n. 151/2001), è possibile prolungare ulteriormente la propria attività lavorativa utilizzando la facoltà di fruire della maternità dopo il parto. In tal caso, la lavoratrice gestante che continui, quindi, a lavorare nell’ottavo mese di gravidanza, ha l’obbligo di far attestare, entro la fine del mese, da un medico specialista del Ssn o con esso convenzionato e, ove presente, dal medico aziendale competente, l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto. Se prodotte all’Inps dopo la fine dell’ottavo mese, la documentazione sanitaria deve comunque essere stata redatta nel corso dell’ottavo o del settimo mese di gravidanza.
In caso di parto “fortemente” prematuro (Inps, circolare n. 69/2016),avvenuto prima dell’inizio dell’ottavo mese di gestazione, per la lavoratrice saranno fruibili anche i giorni che intercorrono tra la data effettiva del parto e l’inizio dei due mesi ante partum. Pertanto l’opzione della lavoratrice, eventualmente già esercitata, di fruire di tutto il congedo di maternità dopo il parto, sarà considerata come non effettuata.
Alla lavoratrice gestante che opti per il congedo post partum è preclusa la possibilità di sospendere e rinviare il congedo di maternità per il ricovero del minore in una struttura pubblica o privata (art. 16-bis, D.Lgs. n. 151/2001), in quanto non consentirebbe di rispettare il limite temporale dei cinque mesi entro cui fruire del congedo di maternità.
L’interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza (art. 17, co. 2, lett. a), D.Lgs. n. 151/2001), è compatibile con la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, purché i motivi alla base della predetta interdizione cessino prima dell’inizio del congedo di maternità ante partum. Di contro, come evidente, l’interdizione dal lavoro per condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino e quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni (art. 17, co. 2, lettere b) e c), D.Lgs. n. 151/2001), non risulta compatibile con la facoltà, in quanto non è possibile riprendere l’attività lavorativa fino alla conclusione dell’interdizione prorogata.
Le lavoratrici che all’inizio del periodo di congedo di maternità non prestino attività lavorativa, ma alle quali sia riconosciuto il diritto all’indennità di maternità (ad esempio, disoccupate ammesse al godimento dell’indennità di disoccupazione) (art. 24, D.Lgs. n. 151/2001), non possono avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto.
Ancora, l’insorgere di un periodo di malattia prima dell’evento del parto comporta l’impossibilità di avvalersi dell’opzione; ciò, in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un “rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro”, superando di fatto il giudizio medico precedentemente espresso nell’attestazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e, ove presente, del medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Il certificato di malattia eventualmente prodotto non produrrà quindi alcun effetto ai fini della tutela previdenziale della malattia, mentre rimangono confermati gli effetti giuridici e medico-legali dello stesso. Ne consegue che, dal giorno di insorgenza dell’evento morboso (anche qualora fosse un singolo giorno), la lavoratrice gestante inizia il proprio periodo di congedo di maternità e le giornate di astensione obbligatoria non godute prima si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto.
Infine, la scelta di avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, deve essere effettuata dalla lavoratrice nella domanda telematica di indennità di maternità, selezionando la specifica opzione, entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile, pena la prescrizione del diritto all’indennità. La documentazione medico-sanitaria deve essere presentata in originale direttamente allo sportello presso la Struttura territoriale oppure spedita a mezzo raccomandata, in un plico chiuso riportante la dicitura “Contiene dati sensibili”.

NASpI in forma anticipata e rioccupazione con contratto di collaborazione

Nell’ipotesi di rioccupazione con contratto di collaborazione coordinata e continuativa nel periodo teorico di spettanza di una NASpI erogata in forma anticipata, qualora il rapporto di collaborazione cessi durante il predetto periodo teorico, il collaboratore può accedere alla prestazione DIS-COLL per le sole mensilità che non si sovrappongono al periodo teorico di spettanza dell’indennità NASpI (Messaggio Inps n. 4658/2019).

L’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, prevede, per il lavoratore avente diritto alla corresponsione dell’indennità NASpI, la possibilità di richiedere la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, dell’importo complessivo della predetta indennità, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio.
Laddove il lavoratore instauri un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per cui è riconosciuta la liquidazione anticipata della NASpI, sarà tenuto a restituire per intero l’anticipazione ottenuta, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro subordinato sia instaurato con la cooperativa della quale il lavoratore ha sottoscritto una quota di capitale sociale.
Nell’ipotesi in cui il soggetto si rioccupi con rapporto di lavoro parasubordinato, può verificarsi che il rapporto di collaborazione cessi durante il periodo teorico di spettanza della prestazione NASpI, già percepita dal soggetto in forma anticipata in unica soluzione, e che il lavoratore, in ragione di detta cessazione presenti domanda di indennità di disoccupazione DIS-COLL. In tale fattispecie, qualora si riconoscesse il diritto anche all’indennità DIS-COLL, il soggetto interessato potrebbe ricevere per lo stesso periodo una duplice tutela contro la disoccupazione involontaria (NASpI in forma anticipata e DISCOLL).
Al fine di evitare che ciò avvenga, nell’ipotesi di rioccupazione con contratto di collaborazione coordinata e continuativa nel periodo teorico di spettanza di una NASpI erogata in forma anticipata, qualora il rapporto di collaborazione cessi durante il predetto periodo teorico, il collaboratore può accedere alla prestazione DIS-COLL, ma la stessa potrà essere riconosciuta, qualora ne ricorrano tutti i requisiti legislativamente previsti, per le sole mensilità che non si sovrappongono al periodo teorico di spettanza dell’indennità NASpI.
Nel caso in cui, invece, il rapporto di collaborazione cessi dopo la fine del periodo teorico di spettanza della NASpI, la prestazione DIS-COLL potrà essere riconosciuta per tutto il periodo di spettanza, non essendovi sovrapposizione tra le due prestazioni di disoccupazione nel medesimo arco temporale.

Modificate le quote contributive al Fondo Sanitario Faschim

Modificate le quote contributive al Fondo Sanitario Faschim

Per i settori Chimica Industria e Coibenti Industria, dall’1/1/2020 aumentano le quote contributive al Fondo sanitario, come previsto dagli accordi contrattuali sul welfare siglati di recente

Per effetto degli accordi sul welfare contrattuale sottoscritti per il settore della Chimica Industria il 15/7/2019 e per il settore della Coibentazione Termoacustica il 25/11/2019, a decorrere dal 1° gennaio 2020 aumentano le quote di iscrizione al Fondo di assistenza Sanitaria Integrativa “Faschim”.
Pertanto, come da quest’ultimo comunicato, si riporta di seguito uno schema riepilogativo:

Iscrizione

Contributi annuali

Contributi mensili

Fino al 31/12/2019

Dall’1/1/2020

Fino al 31/12/2019

Dall’1/1/2020

Dipendente €   36,00 €   48,00 €   3,00 €   4,00
Impresa € 252,00 € 270,00 € 21,00 € 22,50
Totale € 288,00 € 318,00 € 24,00 € 26,50