Disposizioni in materia di lavoro agile nella Pubblica Amministrazione: le indicazioni del Ministero

Il decreto legge 22 aprile 2021 n. 52, c.d. Decreto Riaperture, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021 n. 87 ha assorbito, lasciandone inalterato il contenuto, le disposizioni inserite nell’abrogato decreto legge 56/2021, relative alla disciplina dello smart working nella Pubblica Amministrazione. E’, pertanto, consentita la prosecuzione dello smart working in forma semplificata fino, al più tardi, al 31 dicembre 2021 ed il ricorso allo stesso è svincolato da una percentuale prestabilita e ancorato, piuttosto, ai principi di efficienza, efficacia e soddisfazione dei cittadini e delle imprese sulla qualità dei servizi. Con circolare n. 9/2021, il Ministero del lavoro sintetizza la normativa in materia e fornisce indicazioni alle strutture dirigenziali di livello generale.

 

La possibilità di ricorrere all’attivazione del lavoro agile in forma semplificata – di cui all’art. 87, comma 1, lettera b), D.L. n. 18/2020 – è stata, come noto, estesa fino alla definizione della disciplina dello stesso da parte dei singoli contratti collettivi e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021. Conseguentemnte, il ricorso allo smart working senza l’obbligo di stipulare un apposito accordo individuale tra amministrazione e lavoratore può proseguire fino alla suddetta data.
Il citato decreto-legge n.52/2021, inoltre, modificando l’art. 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, ha soppresso la percentuale minima, vincolante per ciascuna Amministrazione, del 50% del personale in lavoro agile.
Le Pubbliche Amministrazioni devono, dunque, organizzare il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche mediante soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza, applicando il lavoro agile con le misure semplificate, a condizione che l’erogazione dei servizi rivolti a cittadini e imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza.
In sintesi, il legislatore ammette, nella Pubblica Amministrazione, la prosecuzione dello smart working in forma semplificata fino, al più tardi, al 31 dicembre 2021, svincolando il ricorso allo stesso da una percentuale prestabilita e ancorandolo, piuttosto, ai principi di efficienza, efficacia e soddisfazione dei cittadini e delle imprese sulla qualità dei servizi.
Inoltre, il decreto legge del 23 luglio 2021 n. 105 ha ripristinato, a favore della categoria dei lavoratori “fragili”, il diritto allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile con effetto retroattivo dal 1 luglio 2021 al 31 ottobre 2021. Quindi, fino al 31 ottobre 2021, i lavoratori fragili, ovvero i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104), svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.
Alla luce del quadro normativo vigente è stato avviato il confronto con le Organizzazioni Sindacali per l’aggiornamento delle “Linee guida per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti del ministero del lavoro e delle politiche sociali” che riprenderà all’inizio del mese di settembre. Pertanto, nelle more dell’adozione del suddetto Protocollo e dell’emanazione del decreto del Segretario generale di attuazione della nuova disciplina in materia di lavoro agile con le modalità semplificate e considerato che lo stato di emergenza è stato ulteriormente prorogato fino al 31 dicembre 2021 dal decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, i responsabili delle strutture dirigenziali di livello generale, sentiti i dirigenti di riferimento, adibiscono al lavoro agile il personale ad essi assegnato con le modalità semplificate, assicurando per il periodo dal 1 agosto 2021 al 15 settembre 2021 le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, purché l’erogazione dei servizi rivolti ai cittadini e alle imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente e, in ogni caso, adeguandosi alle vigenti prescrizioni in materia di tutela della salute e di contenimento del fenomeno epidemiologico da COVID-19 adottate dalle competenti autorità.

Annullamento automatico dei debiti tributari fino a 5.000

Disposti i termini e le modalità di annullamento automatico dei debiti tributari di importo residuo fino a 5.000 euro risultanti da carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010 (MEF – Decreto 14 luglio 2021).

Entro il 20 agosto 2021 l’agente della riscossione trasmette all’Agenzia delle entrate l’elenco dei codici fiscali, presenti nel proprio sistema informativo alla data del 23 marzo 2021, delle persone fisiche e dei soggetti diversi dalle persone fisiche aventi uno o più debiti di importo residuo, alla medesima data del 23 marzo 2021, fino a 5.000 euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, con l’esclusione di quelli relativi a:
-le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
– i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
– le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
– risorse proprie tradizionali iscritte nel bilancio generale dell’Unione europea;
– l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione.

Entro il 30 settembre 2021 l’Agenzia delle entrate, per consentire all’agente della riscossione di individuare i soggetti per i quali non ricorrono i requisiti reddituali di cui all’art. 4, comma 4, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, ossia:
– persone fisiche che hanno conseguito, nel periodo d’imposta 2019, un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30.000 euro e
– soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno conseguito, nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019, un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30.000 euro,
restituisce a quest’ultimo l’elenco di cui sopra, segnalando, tra i codici fiscali in esso ricompresi, quelli relativi a soggetti che, sulla base delle dichiarazioni dei redditi e delle certificazioni uniche presenti nella propria banca dati alla data del 14 luglio 2021, risultano avere conseguito redditi imponibili superiori ai limiti indicati sopra.

L’annullamento dei debiti è effettuato alla data del 31 ottobre 2021, relativamente ai soggetti i cui codici fiscali non sono segnalati dall’Agenzia delle entrate; nel caso di coobbligazione, l’annullamento non opera se il codice fiscale di almeno uno dei coobbligati rientra tra quelli segnalati.
Ai fini del discarico conseguente all’annullamento, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati, entro il 30 novembre 2021, l’elenco delle quote annullate su supporto magnetico, ovvero in via telematica. Tale discarico non opera per le quote inserite nell’elenco prive del requisito relativo all’importo e al requisito temporale, nonché per la presenza di eventuali carichi esclusi dall’annullamento. L’erroneo inserimento di tali quote può essere rilevato dall’ente creditore entro e non oltre i sei mesi dalla data di ricezione del predetto elenco.
La sospensione della riscossione cessa alla data del 31 ottobre 2021.
L’agente della riscossione presenta la richiesta di rimborso delle spese entro il 15 novembre 2021.

Prime indicazioni Inps sul contratto di rioccupazione

Si forniscono indicazioni sul contratto di rioccupazione la cui stipulazione attribuisce al datore di lavoro il diritto a beneficiare, per un periodo massimo di sei mesi, dell’esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali da questi dovuti, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.

Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico, che abbiano effettuato nuove assunzioni mediante il contratto di rioccupazione nel periodo compreso tra il 1° luglio 2021 e il 31 ottobre 2021.
L’esonero è riconosciuto ai datori di lavoro privati, a prescindere dalla circostanza che assumano o meno la natura di imprenditore. Pertanto, la misura in trattazione non si applica nei confronti della pubblica Amministrazione.
L’importo dell’esonero in esame, valevole per le sole assunzioni a tempo indeterminato effettuate con contratto di rioccupazione nel periodo dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021, è pari, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, al 100% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro su base annua, da riparametrare e applicare su base mensile.
La soglia massima di esonero della contribuzione datoriale riferita al periodo di paga mensile è, pertanto, pari a 500 euro (€ 6.000/12) e, per rapporti di lavoro instaurati e risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 16,12 euro (€ 500/31) per ogni giorno di fruizione dell’esonero contributivo.
Nelle ipotesi di rapporti di lavoro a tempo parziale, il massimale dell’agevolazione deve essere proporzionalmente ridotto.
Nella determinazione delle contribuzioni oggetto dello sgravio è necessario fare riferimento alla contribuzione datoriale che può essere effettivamente esonerabile.

Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’assunzione. In relazione ai vincoli propri dell’esonero previsto dal decreto Sostegni bis, il diritto alla legittima fruizione della misura è subordinato alla sussistenza, alla data dell’assunzione, effettuata mediante contratto di rioccupazione, delle seguenti condizioni:
1. il lavoratore, alla data della nuova assunzione, deve trovarsi in stato di disoccupazione;
2. i datori di lavoro non devono avere proceduto, nei sei mesi precedenti l’assunzione, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva. Con specifico riferimento ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, l’Inps precisa che, non sono ostativi al riconoscimento dell’esonero gli eventuali licenziamenti effettuati per sopravvenuta inidoneità assoluta al lavoro e per superamento del periodo di comporto, in quanto trattasi di fattispecie sui generis, in cui assume rilevanza preponderante l’oggettiva impossibilità di reimpiegare il lavoratore cessato dal rapporto;
3. decadono dal beneficio dell’esonero e devono restituire quanto fruito i datori di lavoro che procedono: al licenziamento del lavoratore per cui si beneficia dell’agevolazione durante o al termine del periodo di inserimento; al licenziamento collettivo o individuale per giustificato motivo oggettivo di un lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con lo stesso livello e categoria legale del lavoratore assunto con l’esonero in trattazione, nei sei mesi successivi all’assunzione agevolata.
ll beneficio in parola è concesso nei limiti e nelle condizioni previste dalla comunicazione della Commissione europea C(2020) recante “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19″(c.d. Temporary framework).
Detto beneficio è cumulabile, per il periodo di durata del rapporto successivo ai sei mesi, con gli esoneri contributivi previsti a legislazione vigente. Tuttavia, per tutta la durata di fruizione del beneficio previsto dal decreto Sostegni bis, in considerazione dell’entità della misura, pari al 100% della contribuzione datoriale dovuta, troverà applicazione solo il suddetto esonero. Dal mese successivo a quello in cui ha termine il periodo di fruizione dell’agevolazione, avente durata massima pari a sei mesi, potranno successivamente trovare applicazione gli ulteriori esoneri o agevolazioni eventualmente spettanti.

Superbonus: modifica dimensioni serramenti e infissi esistenti

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini del Superbonus, gli interventi su serramenti e infissi esistenti sono agevolabili solo come interventi “trainati”. In tal caso, con riferimento a interventi di spostamento e variazione dimensionale degli infissi, effettuati nell’ambito di una ristrutturazione di un immobile residenziale unifamiliare, diversa da quella di demolizione e ricostruzione, il beneficio è ammesso a condizione che la superficie “totale” degli infissi nella situazione post intervento sia minore o uguale di quella ex ante. (Risposta 30 luglio 2021, n. 524).

Il caso sottoposto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda il riconoscimento del Superbonus per interventi cd. “trainati”, inerenti la modifica delle dimensioni di serramenti e infissi esistenti, nell’ambito della ristrutturazione e riqualificazione energetica di un immobile residenziale unifamiliare.
In particolare, gli interventi riguardano sia opere strutturali, comprensive di opere edili di redistribuzione degli spazi interni, sia di riqualificazione energetica, quali un nuovo impianto di riscaldamento in pompa di calore e la coibentazione orizzontale e verticale dell’edificio, senza la demolizione e ricostruzione dell’immobile.
Come intervento “trainato”, è prevista la sostituzione degli infissi esistenti, con la contestuale modifica della geometria e delle dimensioni, sia in larghezza che in altezza, di porte finestra e finestre.
Si chiede se sia ammesso al Superbonus il suddetto intervento “trainato”.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato che ai fini dell’agevolazione gli interventi edilizi da eseguire devono essere inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia” sulla base della qualificazione eseguita dal Comune o dall’ente territoriale competente e dal titolo amministrativo autorizzativo deve risultare che non si tratta di un intervento di nuova costruzione.
Con riferimento alla possibilità di ammettere al Superbonus i nuovi serramenti che hanno una diversa geometria rispetto a quelli esistenti, sentito il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– gli interventi su serramenti e infissi possono essere esclusivamente “trainati”;
– l’intervento deve configurarsi come sostituzione di componenti già esistenti o di loro parti e non come nuova installazione;
– per gli interventi diversi da quelli di demolizione e ricostruzione è possibile fruire dell’agevolazione anche nell’ipotesi di interventi di spostamento e variazione dimensionale degli infissi a condizione che la superficie “totale” degli infissi nella situazione post intervento sia minore o uguale di quella ex ante. Ciò a garanzia del principio di risparmio energetico.
Pertanto, nella fattispecie, gli interventi devono ritenersi esclusi dall’agevolazione poiché determinano un aumento della superficie dei serramenti e degli infissi.

Conversione DL Semplificazioni: pari opportunità e inclusione nei contratti pubblici PNRR e PNC

Con 213 voti favorevoli e 33 contrari il Senato della Repubblica ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. La legge di conversione n. 108/2021 è stata pubblicata nella G.U. suppl ord. 30 luglio 2021, n.181.

L’articolo 47 allo scopo di perseguire le finalità relative alle pari opportunità, sia generazionali che di genere, e di promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili, prevede l’adempimento di specifici obblighi, anche assunzionali, nonché l’eventuale assegnazione di un punteggio aggiuntivo all’offerente o al candidato che rispetti determinati requisiti, nell’ambito delle procedure di gara relative agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse di cui ai regolamenti (UE) 2021/240 e 2021/241 e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari (di cui al D.L. 59/2021), finalizzato ad integrare gli interventi del PNRR con risorse nazionali.
Per le aziende pubbliche e private che occupano più di cento dipendenti – che in base alla normativa vigente almeno ogni due anni devono redigere un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile– l’obbligo di presentare copia dell’ultimo rapporto interviene, a pena di esclusione, al momento della presentazione della domanda di partecipazione o dell’offerta.
Gli operatori economici diversi da quelli suddetti e che occupano un numero pari o superiore a quindici dipendenti e inferiore a cento devono presentare alla stazione appaltante, entro sei mesi dalla conclusione del contratto, una relazione di genere sulla situazione del personale maschile e femminile avente contenuto analogo a quello del rapporto biennale che deve essere redatto dalle aziende con oltre cento dipendenti.
Come disposto in sede di conversione, gli operatori economici, appena citati, che occupano un numero pari o superiore a quindici dipendenti e inferiore a cento, sono altresì tenuti a consegnare alla stazione appaltante, entro sei mesi dalla conclusione del contratto, la certificazione che attesta il rispetto delle norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili ed il collocamento obbligatorio, nonché una relazione – trasmessa alle rappresentanze sindacali aziendali – relativa all’assolvimento degli obblighi in materia di collocamento obbligatorio.
In caso di inadempimento del suddetto obbligo si applicano le penali previste dai contratti di appalto commisurate alla gravità della violazione e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto.
E’ disposto inoltre che le stazioni appaltanti inseriscano nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti clausole dirette all’inserimento – come requisiti necessari e come ulteriori requisiti premiali dell’offerta – di criteri volti a promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili (come specificato in sede di conversione), l’imprenditoria giovanile, la parità di genere e l’assunzione di giovani con età inferiore a trentasei anni e di donne di qualsiasi età. La violazione del suddetto obbligo determina l’applicazione delle penali previste dal contratto di appalto, commisurate alla gravità della violazione e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto.
In sede di conversione, inoltre, modificando il decreto-legge originario, si è prevista la possibilità e non l’obbligo che le modalità e i criteri applicativi delle misure previste dalla disposizione in commento siano definite con linee guida del Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’articolo 47-bis, inserito in sede di conversione, introduce l’obbligo di definire nel rispetto del principio di parità di genere la composizione degli organismi pubblici istituiti dal decreto in esame, nonché delle relative strutture amministrative di supporto. L’obbligo non trova applicazione per quegli organismi che siano composti esclusivamente da membri del Governo e da titolari di altre cariche istituzionali.
All’interno del PNRR, si ricorda, la parità di genere rappresenta comunque una delle tre priorità trasversaliin termini di inclusione sociale per contrastare le molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne, e promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro.
L’articolo 47-ter, inserito in sede di conversione, proroga dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2022 il termine a decorrere dal quale scatta l’obbligo, per i titolari di concessioni, già in essere alla data di entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici (19 aprile 2016), di affidare, mediante procedure ad evidenza pubblica, una quota pari all’80% dei contratti di lavori e servizi.
L’articolo 47-quater, inserito in sede di conversione, prevede misure premiali di tutela della concorrenza nei contratti pubblici, a favore delle piccole e medie imprese, relativi agli investimenti previsti nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e nel Piano nazionale complementare.
L’articolo 48 introduce misure di semplificazioni in materia di affidamento dei contratti pubblici PNRR e PNC, in relazione alle procedure afferenti agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse previste dal PNRR e dal PNC e dai programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione europea.
L’articolo 49 introduce modifiche alla disciplina del subappalto, suddivise tra modifiche di immediata vigenza e modifiche con efficacia differita a decorrere dal 1° novembre 2021. In particolare, si innalza, sino al 31 ottobre 2021, la soglia del subappalto dal 40% al 50% dell’importo complessivo del contratto di appalto. Dal 1°novembre 2021 verrà introdotto un nuovo meccanismo in ragione del quale il subappalto sarà possibile solo per le prestazioni individuate dalle Stazioni appaltanti sulla base di valutazioni svolte, anche in collaborazione con le Prefetture, a tutela degli interessi dei lavoratori. Inoltre il contraente principale e il subappaltatore restano responsabili in solido nei confronti della stazione appaltante in relazione alle prestazioni del contratto di subappalto.

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