Accordo Bolzano sugli ammortizzatori sociali in deroga per l’emergenza Covid – 19

 

Firmato l’Accordo quadro locale sui criteri di accesso al Fondo territoriale di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano per l’utilizzo delle risorse finanziarie derivanti dagli ammortizzatori sociali in deroga

Possono richiedere la prestazione del Fondo in applicazione della CIGD tutti i datori di lavoro del settore privato, inclusi gli agricoli, della pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, indipendentemente dal numero dei dipendenti occupati, per i quali non trovino applicazione le tutele degli ammortizzatori sociali ordinari previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario. In tal senso la presente tutela è espressamente estesa anche ai datori di lavoro che occupano meno di 6 dipendenti. Sono esclusi i datori di lavoro domestico.
La prestazione del Fondo è concessa a beneficio dei lavoratori dipendenti di unità produttive ubicate in provincia di Bolzano, che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto per contrazione o sospensione dell’attività produttiva dovuta a situazioni aziendali inerenti gli effetti diretti o indiretti del fenomeno epidemiologico “COVID 19” e delle misure di contenimento previste dalle autorità preposte.
Per ciascuna unità produttiva la prestazione che viene autorizzata dal Fondo può essere concessa con decorrenza dal 23 febbraio 2020 fino al 31 agosto 2020, per un periodo non superiore a nove settimane.
La domanda al Fondo può essere presentata dai datori di lavoro per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario.
Sono ricomprese le aziende beneficiarie della sola CIGS (ad es. aziende del commercio e agenzie viaggio con più di 50 dipendenti), in quanto attualmente non ricomprese nella tutela.
Sono comprese le aziende che in via principale non sono tutelate dagli ammortizzatori sociali ordinari in costanza di rapporto di lavoro e che in via residuale possono chiedere la CIGD. Non è dovuta la contribuzione addizionale.
Ai fini della procedibilità e dell’autorizzazione della domanda è sufficiente che la domanda per poter accedere alle prestazioni del Fondo diretta alla sede INPS di Bolzano venga altresì inoltrata alle OO.SS. territoriali comprendente l’elenco dei lavoratori interessati.
Il trattamento del Fondo può essere concesso ai lavoratori subordinati con qualunque forma contrattuale, con qualifica di operai, impiegati e quadri, ivi compresi gli apprendisti di qualsiasi livello e di qualsiasi forma contrattuale, i lavoratori subordinati assunti, i soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato. Sono compresi altresì i lavoratori agricoli e forestali occupati presso amministrazioni pubbliche che gestiscono aziende agricole o eseguono lavori di forestazione, qualora non possono accedere ad ammortizzatori sociali ordinari.
I lavoratori beneficiari devono risultare in forza presso il datore di lavoro durante il periodo decorrente dalla data del 23 febbraio 2020 entro il 17 marzo 2020 o ad eventuali nuove decorrenze che dovessero essere stabilite.
Il trattamento del Fondo, limitatamente al settore agricolo, è fruibile nei limiti delle 54 giornate (9 settimane previste dal decreto, per 6 giorni in caso di settimana lavorativa di 6 giorni) o di 45 giornate (per settimana lavorativa di 5 giorni), calcolate in rapporto alla differenza tra le giornate effettivamente lavorate e quelle complessivamente lavorabili nel periodo previsto dal 23 febbraio al 23 agosto 2020, anche in riferimento a periodi di lavoro (da considerarsi in giornate di lavoro) non continuativi.
I lavoratori intermittenti possono accedere nei limiti delle giornate di lavoro concretamente effettuate, come emergenti secondo la media dei 12 mesi precedenti la data di sospensione o riduzione dell’attività da parte del datore di lavoro.
La domanda può essere presentata retroattivamente anche per periodi di sospensione avvenuti nel periodo decorrente dal 23 febbraio.

Bonus Asilo nido 2020 cumulabile con il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting

02 aprile 2020 Nei casi di contributo per la frequenza dell’asilo nido, erogato ai sensi dell’articolo 3 del D.P.C.M. 17 febbraio 2017, non sussista alcuna incompatibilità con la concessione del bonus per l’acquisto dei servizi di baby-sitting, introdotto dal Governo per fronteggiare l’attuale situazione emergenziale. Il bonus baby-sitting, infatti, è erogato mediante Libretto Famiglia di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, ed è destinato a remunerare il soggetto prestatore di lavoro occasionale che svolge assistenza e sorveglianza del minore nelle mensilità interessate dalla sospensione dei sevizi educativi per l’infanzia a causa dell’emergenza da COVID-19 (Messaggio Inps n. 1447/2020).

Con riferimento alla fruizione del bonus asilo nido per l’annualità 2020, sono stati sollevati numerosi dubbi sull’erogazione del beneficio da parte dell’Inps anche per le mensilità interessate dalla sospensione dei sevizi educativi per l’infanzia a causa dell’emergenza da COVID-19.
L’articolo 1 del D.P.C.M. 4 marzo 2020 – come noto – ha disposto la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65. Il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha conseguentemente previsto, in alternativa alla fruizione del congedo parentale c.d. COVID-19, la possibilità di ottenere un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting per le prestazioni di assistenza e sorveglianza dei minori effettuate dal 5 marzo 2020, fornendo istruzioni operative in merito con la circolare n. 44/2020.
Tenendo presente tale quadro normativo, si è posto il dubbio della compatibilità fra il bonus asilo nido, erogato ai sensi dell’articolo 3 del D.P.C.M. 17 febbraio 2017, durante il predetto periodo di sospensione dei servizi educativi, in cumulo eventualmente con il nuovo bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting di cui agli articoli 23 e 25 del citato decreto-legge.

L’Inps precisa che l’erogazione del bonus asilo nido avviene in base all’effettivo sostenimento dell’onere da parte del genitore richiedente, tenuto a presentare nelle tempistiche previste i documenti giustificativi della spesa, quali le fatture emesse dall’asilo, le ricevute di pagamento etc., avvalendosi della funzione di allegazione del documento presente nella procedura di invio on line della domanda ovvero mediante l’App INPS mobile, entro la fine del mese di riferimento ovvero improrogabilmente entro il 1° aprile dell’anno successivo. Non è richiesta anche la documentazione attestante l’effettiva frequenza del minore presso l’asilo nido al quale è stato iscritto.
Pertanto, ciò che rileva ai fini dell’erogazione del bonus asilo nido è l’adempimento dell’onere di pagamento della retta, nascente dal contratto stipulato con la scuola. L’Istituto ricorda che resta comunque possibile effettuare la variazione dei mesi originariamente richiesti in domanda utilizzando l’apposita funzionalità, disponibile nell’ambito del servizio on line dell’applicativo del bonus asilo nido, seguendo il percorso “variazioni domanda/invia richiesta” > “motivo richiesta variazione” > “sostituzione mensilità richieste” (cfr. messaggio n. 3007/2019).
Ciò premesso, nei casi di contributo per la frequenza dell’asilo nido si ritiene non sussista alcuna incompatibilità con la concessione del bonus per l’acquisto dei servizi di baby-sitting, introdotto dal Governo per fronteggiare l’attuale situazione emergenziale, fornendo alle famiglie il sostegno necessario all’accudimento dei minori nel nucleo familiare. Il bonus baby-sitting, infatti, è erogato mediante Libretto Famiglia di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, ed è destinato a remunerare il soggetto prestatore di lavoro occasionale che svolge assistenza e sorveglianza del minore nei periodi di cui al comma 1 dell’articolo 23 del D.L. n. 18/2020. Resta fermo, pertanto, il diritto a percepire il rimborso per il pagamento della retta dell’asilo per le mensilità riferite al periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia, sulla base della documentazione attestante l’effettivo sostenimento della spesa.

Scadenza del comporto di malattia e diritto del prestatore a mutare il titolo giustificativo della assenza

Il lavoratore assente per malattia non ha la incondizionata facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, quale titolo della sua assenza, allo scopo di interrompere il decorso del periodo di comporto, ma il datore di lavoro, di fronte ad una richiesta del lavoratore in tal senso, nell’esercitare il potere di stabilire la collocazione temporale delle ferie, armonizzando le esigenze dell’impresa con gli interessi del lavoratore, è tenuto ad una considerazione e ad una valutazione adeguate alla posizione del lavoratore in quanto esposto, appunto, alla perdita del posto di lavoro con la scadenza del comporto (Corte di Cassazione, sentenza 27 marzo 2020, n. 7566)

Una Corte di appello territoriale aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure e respinto la domanda di annullamento del licenziamento per giusta causa intimato a una lavoratrice, a motivo di assenze ingiustificate dal lavoro per più giorni consecutivi. Secondo le osservazioni della Corte, la lavoratrice si era collocata autonomamente in ferie alla scadenza del periodo di comporto della malattia, senza formulare alcuna richiesta di autorizzazione al loro godimento. Sotto altro aspetto, altresì, non poteva ritenersi che la società datrice di lavoro si fosse resa inadempiente all’obbligo di sorveglianza sanitaria: nello specifico, all’obbligo di visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione (art. 41, co. 2, lett. e-ter, D.Lgs. n. 81/2008) dovendo la visita medica effettuarsi prima della concreta assegnazione del lavoratore alle mansioni, che è momento non coincidente con la ripresa del lavoro e cioè con la formale presentazione nel luogo di lavoro. In sostanza, secondo la Corte di merito, il lavoratore, dopo un periodo di malattia protratto per oltre 60 giorni, può legittimamente rifiutarsi (art. 1460 c. c.), in assenza di visita medica, di eseguire le mansioni incompatibili con il suo stato di salute, posto che l’omissione della visita medica costituisce grave e colpevole inadempimento del datore di lavoro, ma non può rifiutarsi di ritornare al lavoro e continuare ad assentarsi, come invece era accaduto nella specie.
Avverso detta sentenza ricorre così in Cassazione la lavoratrice, lamentando che la Corte di appello avesse erroneamente ritenuto che presupposto per l’insorgenza dell’obbligo di visita medica preventiva (art. 41, co. 2, lett. e-ter, D.Lgs. n. 81/2008) fosse la presenza in azienda del lavoratore, mentre dal tenore letterale di essa era dato chiaramente desumere che il reingresso nel sistema produttivo del dipendente dovesse essere necessariamente preceduto dall’effettuazione della visita medica.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. La disposizione normativa, infatti, va letta secondo un’interpretazione conforme tanto alla sua formulazione letterale quanto alle sue finalità, nel senso che la “ripresa del lavoro”, rispetto alla quale la visita medica deve essere “precedente”, è costituita dalla concreta assegnazione del lavoratore, quando egli faccia ritorno in azienda dopo un’assenza per motivi di salute prolungatasi per oltre 60 giorni, alle medesime mansioni già svolte in precedenza, essendo queste soltanto le mansioni, per le quali sia necessario compiere una verifica di “idoneità” e cioè accertare se il lavoratore possa sostenerle senza pregiudizio o rischio per la sua integrità psico-fisica.
Ne deriva che, ove nuovamente destinato alle stesse mansioni assegnategli prima dell’inizio del periodo di assenza, il lavoratore può astenersi dall’eseguire la prestazione dovuta, posto che l’effettuazione della visita medica prevista dalla norma si colloca all’interno del fondamentale obbligo imprenditoriale di predisporre e attuare le misure necessarie a tutelare l’incolumità e la salute del prestatore di lavoro. La sua omissione, integrando un inadempimento della parte datoriale di rilevante gravità, risulta tale da determinare una rottura dell’equilibrio sinallagmatico e da conferire, pertanto, al prestatore di lavoro una legittima facoltà di reazione.
Di contro, non è consentito al prestatore di astenersi anche dalla presentazione sul posto di lavoro, una volta venuto meno il titolo giustificativo della sua assenza (nella specie, la ricorrente aveva superato il periodo di comporto), in quanto presentazione è momento distinto dall’assegnazione alle mansioni, in quanto diretto a ridare concreta operatività al rapporto e ben potendo comunque il datore di lavoro, nell’esercizio dei suoi poteri, disporre, quanto meno in via provvisoria e in attesa dell’espletamento della visita medica e della connessa verifica di idoneità, una diversa collocazione del proprio dipendente all’interno della organizzazione di impresa.
Peraltro, in ogni caso, il lavoratore assente per malattia non ha la incondizionata facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, quale titolo della sua assenza, allo scopo di interrompere il decorso del periodo di comporto, ma il datore di lavoro, di fronte ad una richiesta del lavoratore in tal senso, nell’esercitare il potere di stabilire la collocazione temporale delle ferie nell’ambito annuale, armonizzando le esigenze dell’impresa con gli interessi del lavoratore (art. 2109, co. 2, c.c.), è tenuto ad una considerazione e ad una valutazione adeguate alla posizione del lavoratore in quanto esposto, appunto, alla perdita del posto di lavoro con la scadenza del comporto (Corte di Cassazione, sentenza n. 5521/2003).
D’altro canto, un tale obbligo del datore di lavoro non è ragionevolmente configurabile allorquando il lavoratore abbia la possibilità di fruire e beneficiare di regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto per superamento del periodo di comporto ed in particolare quando le parti sociali abbiano convenuto e previsto, a tal fine, il collocamento in aspettativa, pur non retribuita.

Emergenza Coronavirus: confermata la proroga delle misure di contenimento fino al 13 aprile 2020

Ufficiale la proroga delle misure di contenimento adottate dal Governo fino al 13 aprile, dapprima annunciate dal Ministro della Salute Speranza in una informativa al Parlamento sull’emergenza da Covid-19 e poi ufficializzate dal premier Conte con la firma al D.P.C.M. 01 aprile 2020.

Il Governo ha quindi confermato fino al 13 aprile tutte le misure di limitazione delle attività economiche e sociali e degli spostamenti individuali, precedentemente adottate.

Inoltre, sono state intensificate le misure restrittive riguardo alle attività sportive, in particolare: “sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo”.

Covid-19: istituiti i codici tributo per il recupero del premio ai dipendenti

Con la Risoluzione n. 17/E del 31 marzo 2020, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il recupero in compensazione da parte dei sostituti d’imposta, tramite modelli F24 e F24 “enti pubblici” (F24 EP), del premio erogato ai lavoratori dipendenti che nel mese di marzo hanno continuato ad svolgere l’attività nella propria sede di lavoro.

Il decreto “Cura Italia” ha previsto che in favore dei lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici, sia riconosciuto un premio, per il mese di marzo 2020, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese.
Il premio spetta ai titolari di redditi di lavoro dipendente che possiedono un reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno 2019 di importo non superiore a 40.000 euro.
Il premio non concorre alla formazione del reddito ed è riconosciuto in via automatica dal datore di lavoro (in qualità di sostituto d’imposta) a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno.
Il premio erogato viene recuperato dal datore di lavoro mediante compensazione in F24 utilizzando i seguenti codici tributo:
– “1699”, per i datori di lavoro privati, da indicare nella sezione ERARIO del modello F24, avendo cura di compilare altresì i campi “rateazione/regione/prov./mese rif.” e “anno di riferimento” con il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del premio, nei formati “00MM” e “AAAA”;
– “169E”, per gli enti pubblici, da indicare nella sezione “ERARIO” (valore F) del modello F24 EP, avendo cura di esporre nei campi “riferimento A” e “riferimento B”, rispettivamente, il mese e l’anno in cui è avvenuta l’erogazione del premio, nei formati “00MM” e “AAAA”.
Ai fini della compensazione, i modelli F24 devono essere presentati esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Non è prevista, invece, la presentazione preventiva della dichiarazione da cui emerge il relativo credito.