Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco

In materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, fornite precisazioni sul soggetto che esercita l’attività turistico- ricettiva e delle agenzie di viaggio con domicilio fiscale in un comune colpito da un evento calamitoso (Agenzia delle entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 713).

 

L’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto rilancio”) convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introdotto al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda al sussistere di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi.
Per le strutture alberghiere, termali e agrituristiche, per le agenzie di viaggio e turismo e per i tour operator, il credito d’imposta spetta indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente (comma 3 dell’articolo 28).
Alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, il credito d’imposta spetta, rispettivamente, nelle misure del 20 per cento e del 10 per cento (comma 3 dell’articolo 28).
Il credito d’imposta in questione è commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno e per le strutture turistico ricettive con attività solo stagionale con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio. Ai soggetti locatari esercenti attività economica, il credito d’imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il credito d’imposta spetta anche in assenza dei requisiti di cui al periodo precedente ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19. Per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, il credito d’imposta spetta fino al 31 luglio 2021, a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento dell’anno 2021 di almeno il 50 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno 2019 (comma 5 dell’articolo 28).
Ciò premesso, l’Agenzia delle entrate, con la risposta n. 713 del 2021, ha fornito precisazioni in merito alla possibilità di fruire del credito di imposta locazioni in relazione all’attività alberghiera. Nello specifico, nel caso di una società che esercita l’attività alberghiera e che ha domicilio fiscale in un territorio colpito da un evento calamitoso il cui stato di emergenza era ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza da COVID-19, sempreché sia in possesso dei requisiti quali:
   * domicilio fiscale o sede operativa nel territorio di comuni colpiti da un evento calamitoso,
   * sussistenza dello stato di emergenza alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (al 31 gennaio 2020, Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020) e
   * domicilio fiscale o sede operativa stabilito in tali luoghi, a far data dall’insorgenza dell’originario calamitoso evento,
la stessa può fruire del credito di imposta di cui all’articolo 28 del Decreto rilancio per i mesi da marzo 2020 a luglio 2021, a prescindere dalla verifica del requisito del calo del fatturato.

Infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici: in G.U. le modalità di erogazione dei contributi

Pubblicato nella G.U. n. 251 del 20 ottobre 2021, il decreto del Ministero della Transizione Ecologica del 25 agosto 2021 recante la disciplina sulla concessione e l’erogazione di contributi in conto capitale finalizzati a sostenere l’acquisto e l’installazione di infrastrutture di ricarica effettuati da imprese e professionisti.

Le imprese per beneficiare del contributo, alla data di concessione e di erogazione del contributo devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
– sede sul territorio italiano;
– attive e iscritte al registro delle imprese;
– non sono in situazione di difficoltà;
– iscritte presso INPS o INAIL e hanno una posizione contributiva regolare, così come risultante dal documento unico di regolarità contributiva (DURC);
– in regola con gli adempimenti fiscali;
– non sono sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente ai sensi della normativa vigente;
– non hanno beneficiato di un importo complessivo di aiuti de minimis che, unitamente all’importo delle suddette agevolazioni concesse, determini il superamento dei massimali previsti dal regolamento de minimis;
– non hanno ricevuto né richiesto, per le spese oggetto del contributo, alcun altro contributo pubblico;
– non sono destinatarie di sanzioni interdittive (art. 9, co. 2, D.Lgs. n. 231/2001);
– non hanno ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune;
– sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni.

I professionisti, invece, per accedere ai contributi, alla data di concessione e di erogazione del contributo devono essere in possesso dei seguenti requisiti:
– un volume d’affari, nell’ultima dichiarazione IVA trasmessa all’Agenzia delle entrate, così come risultante dal rigo VE50, non inferiore al valore della infrastruttura di ricarica per la quale è richiesto il contributo (per i professionisti che applicano il regime forfettario, il valore dell’infrastruttura di ricarica non può essere superiore a euro 20.000,00);
– non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
– sono in regola con la restituzione di somme dovute in relazione a provvedimenti di revoca di agevolazioni;
– sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali;
– sono in regola con gli adempimenti fiscali;
– non hanno ricevuto né richiesto, per le spese oggetto del contributo, alcun altro contributo pubblico.

Spese ammissibili

Sono ammissibili al contributo, le spese, al netto di IVA, sostenute dai soggetti beneficiari relative all’acquisto e all’installazione di infrastrutture di ricarica.
Le spese devono essere sostenute successivamente al 04 novembre 2021 (data di entrata in vigore del D.M. 25/08/2021) e possono comprendere:
– l’acquisto e la messa in opera di infrastrutture di ricarica ivi comprese le spese per l’installazione delle colonnine, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente necessarie, gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio. Per tale voce di costo si considerano i seguenti costi specifici massimi ammissibili:
a) infrastrutture di ricarica in corrente alternata di potenza da 7,4 kW a 22kW inclusi: wallbox con un solo punto di ricarica: 2.500 euro per singolo dispositivo e colonnine con due punti di ricarica: 8.000 euro per singola colonnina;
b) infrastrutture di ricarica in corrente continua: fino a 50 kW: 1000 euro/kW; oltre 50 kW: 50.000 euro per singola colonnina; oltre 100 kW: 75.000 euro per singola colonnina;
– costi per la connessione alla rete elettrica così come identificati dal preventivo per la connessione rilasciato dal gestore di rete, nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e messa in opera delle infrastrutture di ricarica;
– spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi, nel limite massimo del 10% del costo totale ammissibile per la fornitura e messa in opera delle infrastrutture di ricarica.

Ai fini dell’ammissibilità al contributo, le infrastrutture di ricarica devono:
– essere nuove di fabbrica;
– avere una potenza nominale almeno pari a 7,4 kW, che garantiscano almeno 32 Ampere per ogni singola fase;
– rispettare i requisiti minimi di cui all’art. 4 della delibera dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente n. 541/2020/R/ee del 15 dicembre 2020;
– essere collocate nel territorio italiano e in aree nella piena disponibilità dei soggetti beneficiari;
– essere realizzate secondo la regola d’arte ed essere dotate di dichiarazione di conformità, ai sensi del decreto ministeriale n. 37/2008 e del preventivo di connessione accettato in via definitiva.

Sono ammesse le sole spese oggetto di fatturazione elettronica.

Spese escluse

Non sono ammissibili al contributo, a titolo esemplificativo:
– le spese per imposte, tasse e oneri di qualsiasi genere;
– le spese per consulenze di qualsiasi genere;
– le spese relative a terreni e immobili;
– le spese relative acquisto di servizi diversi da quelli ai punti precedenti, anche se funzionali all’istallazione;
– le spese per costi relativi ad autorizzazioni edilizie, alla costruzione e all’esercizio.

Contributo concedibile e presentazione delle domande

Il contributo può essere concesso per un ammontare pari al 40% delle spese ammissibili e nel corso dell’intero periodo di operatività, può essere presentata una solo domanda di contributo.

Per accedere al contributo deve essere presentata domanda secondo le modalità stabilite con provvedimento del Ministero della Transizione Ecologica, avendo cura di allegare la descrizione dell’investimento che il soggetto beneficiario intende effettuare.
I professionisti devono allegare alla domanda anche la dichiarazione IVA.

L’erogazione del contributo è effettuata da Invitalia in unica soluzione, a seguito della presentazione da parte dei soggetti beneficiari della richiesta di erogazione, con allegata la documentazione di spesa inerente alla realizzazione della infrastruttura di ricarica. Tale documentazione deve contenere:
– copia delle fatture elettroniche relative alla realizzazione della infrastruttura di ricarica;
– estratti del conto corrente dal quale risultino i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto realizzato (i pagamenti dei titoli di spesa oggetto di richiesta di erogazione devono essere effettuati attraverso un conto corrente intestato al soggetto beneficiario ed esclusivamente per mezzo di bonifici bancari ovvero SEPA Credit Transfer);
– relazione finale relativa all’investimento realizzato, alle relative spese sostenute e alla rispondenza delle specifiche tecniche ai requisiti richiesti;
– dichiarazione in tema di disponibilità delle pertinenti autorizzazioni per la costruzione della infrastruttura di ricarica e per l’esercizio della stessa.

A seguito dei provvedimenti di concessione dei contributi, Invitalia eroga entro trenta giorni il contributo spettante al soggetto beneficiario.

Ulteriori adempimenti a carico dei soggetti beneficiari

I soggetti beneficiari sono ulteriormente tenuti a:
– mantenere nei cinque anni successivi alla data di erogazione del contributo l’infrastruttura di ricarica;
– consentire e favorire, in ogni fase del procedimento, lo svolgimento di tutti i controlli, ispezioni e monitoraggi disposti dal Ministero o da Invitalia, nonché da organismi statali o sovra-statali competenti in materia, anche mediante sopralluoghi, al fine di verificare lo stato di avanzamento delle attività oggetto di concessione del contributo e le condizioni per la fruizione e il mantenimento del beneficio;
– corrispondere a tutte le richieste di informazioni, dati e rapporti tecnici periodici disposte dal Ministero o da Invitalia allo scopo di effettuare il monitoraggio e la valutazione degli effetti delle agevolazioni concesse;
– tenere a disposizione, in occasione delle verifiche disposte dagli organismi di controllo competenti, per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data di concessione delle agevolazioni, tutta la documentazione contabile, tecnica ed amministrativa inerente alla concessione delle agevolazioni e ai servizi fruiti tramite le stesse;
– conservare i documenti giustificativi sotto forma di originali o, in casi debitamente giustificati, sotto forma di copie autenticate, o su supporti per i dati comunemente accettati, comprese le versioni elettroniche di documenti originali o i documenti esistenti esclusivamente in versione elettronica;
– aderire a tutte le forme di informazione e pubblicizzazione dell’intervento.

Revoche

I contributi possono essere revocati nei seguenti casi:
– accertamento dell’insussistenza dei requisiti di ammissibilità;
– il soggetto beneficiario abbia reso, nel modulo di domanda o in qualunque altra fase del procedimento, dichiarazioni mendaci o errate o esibito atti falsi o contenenti dati non rispondenti a verità;
– fallimento del soggetto beneficiario ovvero apertura nei confronti del medesimo di una procedura concorsuale;
– mancato rispetto degli obblighi previsti;
– in tutti i casi ulteriormente previsti dai provvedimenti di concessione e di erogazione.

La revoca è disposta dal Ministero con provvedimento motivato e comporta per il soggetto beneficiario l’obbligo di restituzione del contributo entro sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di revoca.

Durc negativo a seguito di accertamento: escluso il recupero di benefici fruiti

Il rilascio di Durc negativo a seguito di accertamento ex post dell’Inps impedisce la fruizione di sgravi contributivi per il futuro, ma non legittima il recupero di sgravi fruiti su periodi precedenti l’accertamento dell’irregolarità (Tribunale di Roma – Sentenza 09 settembre 2021, n. 3636).

La questione esaminata dai giudici del lavoro riguarda l’efficacia retroattiva del DURC negativo, e in particolare se una qualsiasi irregolarità contributiva che dia luogo al mancato rilascio del DURC giustifichi il recupero di tutte le agevolazioni contributive fruite (anche se la contestazione dell’inadempienza avvenga successivamente al godimento delle agevolazioni stesse), ovvero se l’irregolarità contributiva da cui dipende l’emissione di DURC negativo abbia come unica conseguenza quella dell’impossibilità di continuare a fruire dei benefici.
Nella fattispecie, l’Inps ha emesso il DURC negativo nel 2018, a seguito di accertamento con il quale ha rilevato il mancato pagamento dell’aliquota contributiva relativa al trattamento speciale per la disoccupazione dei dipendenti del settore edile riguardo ai periodi 05/2015, 06/2015, 10/2015 e 11/2015.
A seguito della formazione di DURC negativo, l’Istituto ha emesso avviso di addebito con il quale ha intimato al contribuente la ripetizione di tutti benefici normativi e contributivi concessi nei periodi precedenti l’accertamento (ex post) delle irregolarità contributive.

Secondo i giudici del lavoro, nell’ottica di tutelare l’affidamento del contribuente, deve ritenersi che il DURC negativo impedisca per il futuro la fruizione di sgravi contributivi alle aziende che, per irregolarità contestate, non abbiano ottenuto il rilascio del DURC ovvero siano state oggetto di accertamento, ma non legittima il recupero di sgravi fruiti prima dell’accertamento dell’irregolarità.
In tal senso, precisa il Tribunale, depone il tenore letterale della normativa in materia in materia di benefici normativi e contributivi, che attribuisce rilevanza essenziale al possesso, ad una certa data, di una determinata documentazione (attestante la regolarità contributiva), costituente presupposto per la concessione del beneficio.
D’altra parte, la norma consente al contribuente di sanare l’accertata situazione di irregolarità contributiva prevedendo, quale effetto della mancata sanatoria, esclusivamente la comunicazione dell’attuale irregolarità contributiva ai soggetti interessati. Pertanto, solo all’esito di tale procedimento, nell’ambito del quale il contribuente avrebbe potuto sanare la propria irregolarità, l’Inps può disconoscere, per il futuro, i benefici contributivi dei quali il contribuente sarebbe, altrimenti, ammesso a godere non potendo, invece, disconoscere benefici già goduti in passato in presenza di irregolarità che non abbiano condotto al diniego di rilascio del DURC.
Il Tribunale sottolinea, inoltre, che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in merito alla fruizione dei benefici normativi e contributivi, ha chiarito (Circolare n. 3/2017) che l’assenza del DURC, in linea generale, determina il mancato godimento dei benefici di cui gode l’intera compagine aziendale, ma solo per il relativo periodo. Ciò comporta che l’accertata assenza del DURC determini il venir meno dei benefici limitatamente al relativo periodo di assenza dello stesso senza, invece, legittimare un’efficacia retroattiva per i periodi connotati da regolarità contributiva.
In conclusione, il Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità dell’avviso di addebito mediante il quale l’INPS ha intimato la ripetizione al contribuente di tutte le agevolazioni contributive godute nei periodi precedenti l’accertamento (2016 – 2018) a seguito dell’emissione, ex post nel 2018, di DURC negativo per l’omesso versamento della aliquota contributiva per il trattamento speciale per la disoccupazione riferita ad alcuni mesi del 2015.

Insultare il datore può giustificare il licenziamento

Legittimo il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che utilizza espressioni gravemente offensive nei confronti dei superiori anche per mezzo mail (Corte di Cassazione – Sez. lav. – Sentenza n. 27939/2021).

Rigettato nei primi due gradi di giudizio il ricorso presentato da una lavoratrice licenziata per giusta causa per avere utilizzato espressioni offensive e sprezzanti nei confronti delle sue dirette superiori e degli stessi vertici aziendali, a mezzo di tre e-mails e del messaggio sul suo profilo Facebook, integranti insubordinazione grave, a norma della previsione contrattuale collettiva e comunque giusta causa di licenziamento, per il loro carattere plurioffensivo e tale da precludere la proseguibilità del rapporto, per l’elisione del legame di fiducia tra le parti, anche considerato il ruolo aziendale ricoperto (account manager, per la gestione della comunicazione pubblicitaria nazionale ad uso locale: insegne della grande distribuzione, eventi, promozione locale dei negozi TIM).
Infine la lavoratrice licenziata ha presentato ricorso presso la Corte di Cassazione che ha ribadito che la nozione di insubordinazione debba essere intesa in senso ampio: sicché, nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, essa non può essere limitata al rifiuto del lavoratore di adempiere alle disposizioni dei superiori, ma implica necessariamente anche qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicare l’esecuzione ed il corretto svolgimento di dette disposizioni nel quadro della organizzazione aziendale.
In particolare, la nozione di insubordinazione non può essere limitata al rifiuto di adempiere alle disposizioni impartite dai superiori, ma si estende a qualsiasi altro comportamento atto a pregiudicarne l’esecuzione nel quadro dell’organizzazione aziendale: sicché, la critica rivolta ai superiori con modalità esorbitanti dall’obbligo di correttezza formale dei toni e dei contenuti, oltre a contravvenire alle esigenze di tutela della persona umana, può essere di per sé suscettibile di arrecare pregiudizio all’organizzazione aziendale, dal momento che l’efficienza di quest’ultima riposa sull’autorevolezza di cui godono i suoi dirigenti e quadri intermedi ed essa risente un indubbio pregiudizio allorché il lavoratore, con toni ingiuriosi, attribuisca loro qualità manifestamente disonorevoli.

Agenzia delle Entrate-Riscossione: accordo per il rientro in presenza

Firmato il 20/10/2021, tra Agenzia delle Entrate – Riscossione e le OO.SS. FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA e UNISIN, l’accordo di modifica ed integrazione al “Protocollo condiviso sulla regolamentazione delle misure per il contenimento ed il contrasto al virus COVID 19” per il rientro graduale in presenza nelle sedi di lavoro

Le Parti con la firma del presente accordo, hanno apportato modifiche ed integrazioni al “Protocollo condiviso sulla regolamentazione delle misure per il contenimento ed il contrasto al virus COVID 19 nell’ambiente di lavoro” di cui agii Accordi del 13/5/2020, del 28/10/2020, del 12/1/2021 e del Verbale di Riunione 9/9/2020.
Il presente Verbale decorre dalla data di stipula e avrà validità sino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica Covid-19 prevista allo stato fino al 31/12/2021.

A seguito del diffondersi del virus COVID-19 a livello pandemico, le Istituzioni hanno dovuto adottare i necessari provvedimenti legislativi durante il periodo emergenziale.
Le misure immediatamente predisposte da Agenzia delle entrate-Riscossione in materia di salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori, hanno condotto alla decisione di procedere in un primo tempo alla temporanea chiusura degli sportelli, e poi al ricorso alla collocazione dei lavoratori in modalità agile, ad eccezione delle attività indifferibili da rendere in presenza.
La favorevole evoluzione del quadro epidemiologico anche in conseguenza dell’efficacia della campagna vaccinale predisposta dal Governo, ha consentito una graduale ripresa delle attività produttive a livello nazionale con un progressivo ritorno allo svolgimento del lavoro in presenza.
Pertanto le Parti, con l’approssimarsi della fine dell’emergenza epidemiologica, ad oggi prevista per il 31 dicembre 2021,  hanno convenuto di mantenere le attuali flessibilità di orario in ingresso al fine di limitare i contatti in entrata ed uscita tra i colleghi e di continuare a svolgere l’attività di sportello solo su prenotazione, lasciando ancora chiusi gli sportelli privi strutture che favoriscano il distanziamento.
Le Parti hanno convenuto parimenti, che la Pausa pranzo, a fronte dell’adozione provvisoria di tali orari di ingresso, potrà essere fruita solo in precise e determinate fasce di orario:

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