Nuovi modelli di comunicazione INPS

L’Inps ha rilasciato nuovi modelli di comunicazione. Le comunicazioni relative a tutti gli argomenti individuati devono essere trasmesse esclusivamente tramite il canale “Comunicazione Bidirezionale”, attraverso il quale è possibile la comunicazione tra l’Istituto previdenziale e il contribuente o un suo delegato.

In particolare, l’interessato, dopo aver selezionato il modello di comunicazione prescelto, compila i campi predeterminati e allega eventuale documentazione, se previsto. Fino ad oggi, tramite la “Comunicazione Bidirezionale” è stato possibile trasmettere le richieste di incentivo per assunzioni agevolate, le comunicazioni di accentramento contributivo, l’incentivo ASpI nel caso di datori di lavoro e la richiesta di esonero contributivo nel caso di lavoratori autonomi. I nuovi modelli di comunicazione sono i seguenti:
– pagamento effettuato. Con tale modello il contribuente, a seguito del ricevimento di un avviso bonario, comunica all’Istituto l’avvenuto versamento del periodo contributivo richiesto nell’avviso stesso;
– rateazione. Il modello “Pagamento Prima Rata” deve essere utilizzato per l’invio della copia del versamento della prima rata di una rateazione. Infatti il contribuente, dopo aver ricevuto la comunicazione di accoglimento della rateazione con il piano di ammortamento, è tenuto ad inviare entro dieci giorni dalla notifica la copia dell’avvenuto pagamento quale accettazione del piano stesso. Il modello “Estinzione Anticipata” deve essere utilizzato se il contribuente intende anticipare il versamento di un piano di ammortamento rateale già accordato;
– rettifica Dmag. Tale modello deve essere utilizzato nei casi in cui l’azienda abbia necessità di modificare, esclusivamente in diminuzione, il calcolo contributivo ricevuto per un determinato periodo contributivo, a fronte del quale siano stati indicati dati errati con un flusso DMAG trasmesso.
Per tutti i modelli della “Comunicazione Bidirezionale” è disponibile un campo note a testo libero, all’interno del quale il richiedente può comunicare con la Struttura territoriale per fornire chiarimenti o richiedere ulteriori informazioni.
Tramite il medesimo canale la Struttura territoriale può comunicare con il richiedente, al fine di acquisire l’ulteriore documentazione o le informazioni utili al raggiungimento dell’esito dell’istruttoria.
In entrambi i cassetti previdenziali è presente l’opzione di “Domande Telematiche”, che costituisce l’unica modalità di trasmissione delle istanze relative alla richiesta di rateazione, rimborso, compensazione contributiva, riemissione del modello “F24”, regolarizzazione spontanea, sospensione ed esonero contributivo (nel caso di calamità), riduzione delle sanzioni civili.

Disciplina del Reddito di cittadinanza: istruzioni Inps

L’Inps fornisce chiarimenti sulla Disciplina del Reddito di cittadinanza: richiesta del beneficio; svolgimento di attività lavorativa all’atto della presentazione della domanda; variazioni da comunicare durante il godimento del beneficio; abrogazione del ReI e regime fiscale.

Il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni” ha istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza. Il Rdc può essere richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese, presso il gestore del servizio integrato di cui all’articolo 81, comma 35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Poste Italiane S.p.A.).La richiesta può essere effettuata anche in modalità telematica accedendo con SPID al portale www.redditodicittadinanza.gov.it.
Le richieste di Rdc possono essere presentate anche presso i Centri di assistenza fiscale, previo convenzionamento con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Il modulo di domanda predisposto è allegato alla circolare in commento ed è pubblicato sul sito internet dell’Istituto, www.inps.it.

Il Rdc/Pdc è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, fatto salvo il mantenimento dei requisiti previsti.
All’atto di presentazione della domanda il richiedente dovrà dichiarare, nel quadro E della stessa, se uno o più componenti il nucleo familiare abbiano in corso un’attività lavorativa dalla quale derivino redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualità nell’ISEE, compilando in tal caso il modello “Rdc/Pdc – Com Ridotto”.
Ad esempio, se la DSU è presentata tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019, deve essere comunicata l’attività lavorativa iniziata dopo il 1° gennaio 2017. Se invece la DSU è presentata dal 1° settembre al 31 dicembre 2019, l’attività da comunicare è solo quella iniziata dopo il 1° gennaio 2018. Solo in tale caso dovrà essere compilato l’apposito modello “Rdc/Pdc – Com Ridotto”, tramite i seguenti canali:
a) se la domanda di Rdc/Pdc è presentata presso i CAF ovvero telematicamente sul portale www.redditodicittadinanza.gov.it con SPID, il modello “Rdc/PdC – Com Ridotto” può essere compilato contestualmente alla domanda;
b) se la domanda di Rdc/Pdc è presentata presso Poste Italiane, il modello “Rdc/Pdc Com Ridotto” dovrà essere compilato e trasmesso entro 30 giorni dalla presentazione della domanda presso il CAF.
La mancata compilazione di tale modello, nei casi previsti, comporta l’impossibilità per l’INPS di procedere alla definizione della domanda.
Si precisa che non devono essere comunicati i redditi derivanti da attività socialmente utili, tirocini, servizio civile, nonché da contratto di prestazione occasionale e libretto di famiglia.
Nel caso, invece, di svolgimento di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo, sia in forma individuale che di partecipazione, da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, il reddito da comunicare è individuato secondo il principio di cassa, come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività relativi al trimestre solare precedente a quello in corso all’atto della domanda.

Ai fini del riconoscimento del beneficio, l’INPS verifica, entro cinque giorni lavorativi successivi alla trasmissione della domanda all’Istituto, il possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc, sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate. In ogni caso, il riconoscimento da parte dell’Istituto avviene entro la fine del mese successivo alla trasmissione all’INPS della domanda.

Il beneficio economico è erogato attraverso la Carta Rdc.
Oltre che al soddisfacimento delle esigenze previste per la carta acquisti, quali beni di prima necessità, medicinali e alcune utenze domestiche, la Carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante, entro un limite mensile non superiore a 100 euro per singolo individuo, moltiplicato per la scala di equivalenza determinata in base alla composizione del nucleo familiare. Con la Carta Rdc è possibile effettuare anche un bonifico mensile per il pagamento dell’affitto, nell’ipotesi in cui l’importo del beneficio economico sia comprensivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazioni in locazione.
Parimenti, è possibile effettuare il bonifico per il pagamento della rata del mutuo, nel caso in cui la predetta integrazione sia concessa ai nuclei familiari residenti in abitazioni di proprietà per il cui acquisto o la cui costruzione sia stato contratto un mutuo da parte di uno dei componenti il medesimo nucleo familiare.
Le movimentazioni sulla Carta Rdc sono messe a disposizione delle piattaforme informatiche “SIUSS” e “SIUPL” per il tramite del Ministero dell’Economia e delle finanze in quanto soggetto emittente.
Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta ed è riconosciuto per tutto il periodo nel quale il nucleo beneficiario si trova nelle condizioni previste all’articolo 2 del decreto-legge istitutivo del Rdc e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi.
Il Rdc può essere rinnovato, per la medesima durata di 18 mesi, previa sospensione dell’erogazione del medesimo, per un periodo di un mese, prima di ciascun rinnovo. Tale sospensione non opera nel caso della Pdc.
In caso di interruzione dalla fruizione del beneficio: se l’interruzione della fruizione del beneficio dipende da ragioni diverse dall’applicazione di sanzioni, di cui all’articolo 7 del decreto in esame, il beneficio può essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non superiore al periodo residuo non goduto; se l’interruzione è motivata dal maggior reddito derivante dalla modifica della condizione occupazionale e sia decorso almeno un anno nella nuova condizione, l’eventuale successiva richiesta del beneficio equivale a prima richiesta.

Le variazioni da comunicare durante il godimento del beneficio sono: le variazioni del nucleo, le variazioni patrimoniali, le variazioni dell’attività lavorativa (attività di lavoro dipendente o autonomo). Con riferimento ai redditi derivanti dallo svolgimento della attività lavorativa devono essere comunicati all’INPS entro trenta giorni dall’inizio dell’attività stessa. La comunicazione avviene mediante il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, che sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è presentato presso i CAF.

Ai sensi dell’articolo 13 del decreto-legge n. 4/2019, a decorrere dal mese di marzo 2019, il Reddito di inclusione non può essere più richiesto ed a partire dal successivo mese di aprile non è più riconosciuto né rinnovato per una seconda volta. Per coloro ai quali il ReI sia stato riconosciuto in data anteriore al mese di aprile 2019, il beneficio continua ad essere erogato per la durata inizialmente prevista, fatta salva la possibilità di presentare domanda per il Rdc.
L’accoglimento della domanda di Rdc/PdC comporta la decadenza dalla domanda di ReI.
Il beneficio economico del Rdc ha carattere assistenziale, per cui è esente dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai sensi dell’articolo 34, comma 3, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601.

Credito d’imposta formazione 4.0: come determinarlo

Il credito d’imposta spetta, in relazione ai costi ammissibili, per l’intero periodo di imposta, a prescindere dalla data in cui tale adempimento è posto in essere, purché il deposito dei relativi contratti sia effettuato nel termine del periodo d’imposta di riferimento. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 marzo 2019, n. 79).

La legge di bilancio 2018 – art. 1, commi da 46 a 56, legge n. 205/2017 – ha introdotto un incentivo fiscale automatico, sotto forma di credito d’imposta, per gli investimenti effettuati dalle imprese, ai fini della formazione del personale dipendente, nelle materie aventi ad oggetto le c.d. “tecnologie abilitanti”, cioè le tecnologie rilevanti in generale per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal “Piano Nazionale Impresa 4.0”.
La disposizione normativa istitutiva ha previsto il riconoscimento del credito d’imposta per le spese in attività di formazione svolte nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, nella misura del 40 per cento delle spese relative al solo costo aziendale del personale dipendente, per il periodo in cui è occupato in attività di formazione negli ambiti previsti dalla legge, pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali.
Beneficiarie del credito sono tutte le imprese, a prescindere dalla relativa forma giuridica, dal settore economico di attività e dal regime contabile adottato, e l’importo massimo annuale per ciascun beneficiario è fissato in euro 300.000.
Le attività di formazione oggetto dell’agevolazione devono essere svolte per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0, quali big data e analisi dei dati, cloud o fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo-macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, applicate negli ambiti previsti.
Successivamente, la legge di bilancio 2019 ha esteso l’ambito temporale di riferimento dell’agevolazione, prevedendo che il credito d’imposta formazione 4.0 si applichi anche alle spese di formazione sostenute nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 e, inoltre, ha previsto una rimodulazione della misura percentuale di calcolo del beneficio rispetto alle spese ammissibili sostenute, originariamente fissata nella misura del 40 per centro, che è elevata al 50 per cento delle spese ammissibili sostenute dalle piccole imprese, rimane al 40 per cento di quelle sostenute dalle medie imprese e si riduce al 30 per cento per le grandi imprese. Per queste ultime imprese è operata anche una riduzione a 200.000 euro del limite massimo del credito d’imposta annuale per beneficiario, che per le altre categorie di beneficiari resta fissato in 300.000 euro.
La disciplina del credito d’imposta in esame richiede che l’impresa assuma espressamente l’impegno a investire nella “formazione 4.0” dei dipendenti, esplicitandolo nel contratto collettivo aziendale o territoriale e depositando tale contratto, in via telematica, presso l’Ispettorato territoriale del lavoro competente. È altresì richiesto che l’impresa autocertifichi i risultati prodotti dall’investimento in attività formative ammissibili al credito d’imposta, attraverso il rilascio ai dipendenti di una dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante che, oltre all’effettiva partecipazione degli stessi alle attività formative, dia evidenza dell’apprendimento o del consolidamento delle conoscenze e delle competenze 4.0 e dei relativi ambiti aziendali di applicazione.
Con riferimento al termine di deposito dei contratti presso l’ispettorato del lavoro, è stato precisato dal MISE che lo stesso può essere effettuato utilizzando la modalità telematica messa a disposizione nella sezione “Servizi” del sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali all’indirizzo http://www.lavoro.gov.it/ anche successivamente allo svolgimento delle attività formative, ma comunque entro la data del 31 dicembre 2018.
In virtù di qaunto sopra esposto, si ritiene l’invio dei contratti all’ispettorato del lavoro competente costituisca una condizione di ammissibilità al beneficio, ma non è idoneo a incidere sull’individuazione del termine a partire dal quale decorre l’agevolazione, non ravvisandosi nel descritto quadro normativo di riferimento alcun ragguaglio ad anno del credito d’imposta.
Conseguentemente, il credito d’imposta in esame spetta, in relazione ai costi ammissibili, per l’intero periodo di imposta, a prescindere dalla data in cui tale adempimento è posto in essere, purché il deposito dei relativi contratti sia effettuato nel termine del periodo d’imposta di riferimento.

Irap esclusa per l’avvocato che condivide studio e segretaria

Deve ritenersi esclusa da Irap l’attività professionale svolta dall’avvocato in forma individuale, condividendo i locali dello studio con altro collega, nonché la segreteria dipendente di quest’ultimo, per la quale è corrisposto un contributo a titolo di rimborso spese dei servizi di segreteria

FATTO

L’istanza di rimborso IRAP presentata dall’avvocato è stata rigettata dall’Agenzia delle Entrate mediante silenzio-rifiuto.
Il professionista ha impugnato il silenzio-rifiuto affermando di lavorare da solo, senza l’apporto collaborativo di altri, con il minimo di attrezzatura necessaria, tale da escludere il presupposto di applicazione dell’imposta della presenza di un’autonoma organizzazione. In particolare, l’attività è svolta condividendo con altro avvocato i locali dello studio e le spese di segreteria.
I giudici tributari hanno ritenuto illegittima la richiesta di rimborso, rilevando che la regolare corresponsione, con cadenza annuale, al collega di studio quale contributo spese per il servizio di segreteria indichi l’esistenza di un’autonoma organizzazione, di cui il professionista si avvale nell’esercizio della propria attività, riconoscendovi i presupposti per l’assoggettamento ad IRAP.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che l’applicazione dell’imposta deve trovare giustificazione in una specifica capacità contributiva del soggetto colpito, che coinvolge la capacità produttiva dell’obbligato se accresciuta e potenziata da una attività autonomamente organizzata, nel cui ambito assume rilievo anche la presenza di un solo dipendente, ma senza che di per sé l’apporto del lavoro altrui induca ad affermare la sussistenza del requisito, spettando tale apprezzamento al giudice di merito.
Non di meno, il presupposto dell’autonomia organizzativa non sussiste qualora il professionista impieghi lavoro altrui non eccedente un dipendente con mansioni esecutive.
Secondo i giudici della Suprema Corte, tale esimente ricorre nel caso di specie, dove la ricorrente spesa per servizi di segreteria non indica la presenza, nei locali dello studio, di un’organizzazione della quale il professionista si avvale e sulla quale ha regolato lo svolgimento della professione, bensì le spese sono relative ad una segretaria condivisa con collega di studio, per cui si ricade nell’ambito dell’utilizzo in forma non esclusiva di una dipendente con mansioni meramente esecutive.
In tal caso, dunque, l’attività professionale deve ritenersi non soggetta ad Irap, legittimando la richiesta di rimborso.

Rinnovato il CCNL per la Pesca Marittima

Rinnovato il CCNL per gli addetti imbarcati su natanti esercenti la pesca marittima che interessa circa 20.000 addetti.

L’incremento salariale pattuito è pari al 6,1%, sul quadriennio, distribuito in tre tranche: 3,1% dal 1.4.2019, 2% dal 1.1.2020, 1% dal 1.1.2021.
Viene introdotto il Fondo Sanitario integrativo dedicato esclusivamente ai lavoratori della pesca, denominato F.I.S. Pesca, che sarà operativo a partire dal 1 giugno 2019 e per il quale le aziende verseranno un contributo di 10 euro mensili per ciascun addetto.
Vengono inoltre rafforzate le tutele previdenziali con l’incremento del valore convenzionale ai fini Inps.
In materia di welfare, in un’ottica di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, l’accordo introduce un permesso retribuito per 15 giorni a titolo di congedo matrimoniale.
Altro punto importante e’ la previsione di una apposita certificazione del lavoro svolto in orario notturno ai fini del riconoscimento di questa attività come attività usurante per le prestazioni previdenziali.