Decreto “Cura Italia”: le faq della Fondazione Studi CdL

Gli esperti della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro forniscono chiarimenti in merito ad alcuni dei dubbi sollevati in questi giorni da coloro che si trovano a gestire ammortizzatori sociali, licenziamenti, scadenze fiscali e smart working secondo quanto previsto dal D.L. cd. Cura Italia, e dalle ultime indicazioni Inps.

A cura della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro

L’ISTANZA CIGD VA PRESENTATA ALL’INPS OPPURE ALLA REGIONE? E IN QUEST’ULTIMO CASO, COME SI FA?
L’istanza deve essere presentata alla Regione che provvede all’istruzione della pratica in ordine cronologico.

L’ISTANZA DEVE CONTENERE IL PERIODO E L’INTENSITÀ MASSIMA DI CUI SI PREVEDE CI SIA BISOGNO? SE CHIEDO UN INTERVENTO PARZIALE E POI NON BASTA COME POSSO POI AUMENTARE LA RICHIESTA?
La richiesta deve essere effettuata nel limite del periodo d’interesse il quale non può superare le nove settimane nell’arco temporale 23.2.2020- 31.08.2020. Essa può peraltro essere effettuata anche in termini frazionati in ragione delle esigenze organizzative del datore di lavoro.

– IN CASO DI CIGO SEMBRA NON ESSERE NECESSARIO ACCORDO SINDACALE MA DI SOLA INFORMAZIONE/CONSULTAZIONE. NON DOVREBBE ESSERE PREVISTO ALCUN COSTO, IN TAL CASO. DICO BENE?
L’accordo sindacale è richiesto unicamente per la CIG in deroga secondo il testo normativo. In ogni caso, ove i sindacati non si presentassero per la consultazione, sarebbe unicamente necessario dimostrare che l’informativa e la convocazione sono state fatte con gli ordinari mezzi di prova (ad esempio una pec). L’intervento degli ammortizzatori di cui al D.L. n. 18/2020 è escluso dalla contribuzione addizionale e quindi non viene previsto alcun costo aggiuntivo per il datore di lavoro.

BISOGNA CONTATTARE LE SEDI SINDACALI LOCALI? SE NON ESISTONO A LIVELLO LOCALE?
È opportuno contattare le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative competenti per il territorio a cui si riferisce l’unità produttiva per cui viene chiesto l’intervento.

LE RITENUTE IRPEF E I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI SONO STATI PROROGATI AL 31 MAGGIO PER I DATORI DI LAVORO CON RICAVI FINO A 2 MILIONI DI EURO?
Si, l’articolo 62, c. 2 prevede una sospensione dei versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020, per i soggetti con i seguenti tre requisiti:
– esercenti attività d’impresa, arte o professione;
– con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato;
– con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello incorso alla data di entrata in vigore del decreto “Cura Italia” (17 marzo 2020).
Le sospensioni dei versamenti riguardano:
a) Le ritenute alla fonte per redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui agli articoli 23 e 24 del d.P.R. n. 600/73 e relative all’addizionali, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;
b) IVA;
c) contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.
I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o fino a 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Infine, con riferimento alla sospensione di adempimenti e versamenti relativi anche alla quota contributi a carico del lavoratore trattenuta dal sostituto d’imposta, si segnala l’interpretazione fornita da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con approfondimento del 20 marzo 2020 confermata dall’Inps con il comunicato stampa del 21 marzo 2020 e con il successivo messaggio n. 1373/20.

PER LE AZIENDE CON RICAVI FINO A 2 MILIONI DI EURO SONO SOSPESE LE RITENUTE DI ACCONTO SUGLI AUTONOMI?
No, le ritenute di acconto sui compensi di lavoro autonomo e provvigioni di cui agli artt. 25 e 25-bis, d.P.R. n. 600/73 devono continuare ad essere versate alle ordinarie scadenze. L’art. 62, c. 2, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020 sospende i versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 relativi a:
a) le ritenute alla fonte per redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui agli articoli 23 e 24 del d.P.R. n. 600/73 e relative all’addizionali, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;
b) IVA;
c) contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.
I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o fino a 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.

LETTERA LICENZIAMENTO ANTE 17 MARZO. DECORRENZA 16 MARZO. NON HO ANCORA INVIATO L’UNILAV. NON POSSO PIÙ PROCEDERE?
Il licenziamento è valido e si può provvedere all’invio dell’Unilav. L’efficacia del licenziamento di perfeziona con la ricezione della comunicazione da parte del lavoratore interessato che qui, a quanto dichiarato, l’ha ricevuta il 16 marzo, quindi prima dell’entrata in vigore dell’art. 46 del D.L. n. 18/2020 che sospende tale prerogativa datoriale fino al 16 maggio 2020.

I LICENZIAMENTI PER G.M.O. GIÀ FATTI DAL 23/02/2020 E PER I QUALI I LICENZIATI HANNO ANCHE GIÀ CHIESTO LA DISOCCUPAZIONE CHE FINE FANNO?
I licenziamenti indicati sono sottratti ai vincoli dell’art. 46 del D.L. n. 18/2020, che operano dalla sua entrata in vigore (17 marzo 2020) e per i sessanta giorni successivi (16 maggio 2020). Il riferimento al 23/02/2020 è soltanto per le procedure di cui alla L. n. 223/91 avviate successivamente, dunque fattispecie comunque estranee a quella prospettata con il quesito.

È POSSIBILE USUFRUIRE DEI PERMESSI L.104 STRAORDINARI (15 GIORNI TOTALI) DURANTE L’ATTIVITÀ LAVORATIVA SVOLTA IN SMART WORKING?
Nella versione definitiva del decreto “Cura Italia”, i permessi retribuiti aggiuntivi per disabilità previsti dall’art. 24 del D.L. n. 18/2020 possono essere goduti senza alcuna limitazione anche dal lavoratore che svolga normalmente la propria prestazione in regime di lavoro agile. Nessuna preclusione è riferita dalla norma nemmeno nei confronti di coloro che godono di riduzioni dell’orario di lavoro per effetto di Cassa integrazione, assegno ordinario o altri ammortizzatori sociali.

SE L’EMERGENZA TERMINA PRIMA DEL 31 LUGLIO PROSSIMO, SI PUÒ IMPORRE AL LAVORATORE DI RINUNCIARE ANTE TEMPO ALLO SMART WORKING, ANCHE LADDOVE LA COMUNICAZIONE MASSIVA ABBIA INDICATO IL TERMINE DEL 31/7?
L’attuale durata di vigenza del regime derogatorio del lavoro agile (autorizzato dal DPCM 8/3/2020, art. 2 c. 1 lett. r) è legata alla durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, attualmente proclamato fino al 31 luglio 2020. Il DPCM specifica che durante tale arco di tempo il lavoro agile ‘può essere applicato dal datore di lavoro, senza costituire un onere di per sé obbligatorio, anche quanto a durata. La durata della prestazione, comunicata al Ministero del Lavoro attraverso invio massivo con file xls, viene indicata nella comunicazione obbligatoria unicamente nei suoi termini iniziali e finali, senza specificare gli effettivi giorni della prestazione in smart working. Dal momento che il lavoro agile emergenziale è caratterizzato dalla unilateralità di disposizione da parte del datore di lavoro, che se ne può avvalere liberamente, si ritiene sia possibile comunicarne la cessazione anticipata, con successiva comunicazione sostitutiva sul medesimo portale. Ricordando che il DPCM 11 marzo 2020 ha raccomandato, così come il Protocollo interconfederale del 14 marzo, l’uso più diffuso possibile dello smart working ai fini del contenimento dell’emergenza sanitaria in corso (il datore di lavoro potrebbe dover rispondere giudizialmente al dipendente che dimostri la svolgibilità della sua prestazione in regime di lavoro agile, specie nei casi di cui all’art. 39 del D.L. 18/2020), si suggerisce di specificare in una informativa consegnata al dipendente anche l’eventuale cessazione anticipata rispetto ai termini inizialmente comunicati.

Il via al piano sanitario Mètasalute per le sindromi di natura pandemica

Con circolare del 1° aprile 2020, il Fondo Sanitario Mètasalute ha previsto per i lavoratori metalmeccanici un piano sanitario integrativo per la protezione sindromi influenzali di natura pandemica.

Il Fondo Mètasalute al fine di offrire una risposta concreta alle crescenti esigenze della platea degli iscritti determinate dalla diffusione della pandemia COVID-19, in collaborazione con RBM Salute, offrirà alle lavoratrici ed ai lavoratori metalmeccanici un piano sanitario dedicato alla copertura delle sindromi influenzali di natura pandemica, COVID-19.
Si tratta di un piano sanitario, che si aggiunge a quelli già attivi, che ha lo scopo di dare un supporto di natura economica attraverso le seguenti misure:

Ricovero per accertamenti e cure: Erogazione di un’indennità di € 30,00 al giorno per un max. di 30 gg (una tantum) a partire dal primo giorno di ricovero avvenuto per la cura di una Sindrome Influenzale di natura pandemia, presso la Struttura ospedaliera del S.S.N., la Struttura accreditata o convenzionata con il S.S.N., la Struttura autorizzata da apposita ordinanza governativa nell’ambito della gestione dell’emergenza.

Indennità post terapia intensiva e sub-intensiva: Erogazione di un’indennità di € 1.000,00 (una tantum) a seguito di dimissioni da un reparto di terapia intensiva nel quale l’assicurato è stato ricoverato per la cura di una Sindrome Influenzale di natura pandemia. Erogazione di un’indennità “ridotta” di € 500,00 (una tantum) a seguito di dimissioni da un reparto di terapia sub-intensiva o reparto assimilabile attrezzato con letti medicali e caschi respiratori nel quale l’assicurato è stato ricoverato per la cura di una Sindrome Influenzale di natura pandemia. A titolo di contributo per le spese funerarie, l’erogazione di € 1.000,00 (una tantum) agli eredi in caso di decesso intervenuto prima delle dimissioni da un reparto di terapia intensiva o sub-intensiva nel quale l’assicurato è stato ricoverato per la cura di una Sindrome Influenzale di natura pandemia. Le Strutture considerate nel piano sono le Struttura ospedaliera del S.S.N., le Struttura accreditata o convenzionata con il S.S.N., le Struttura autorizzata da apposita ordinanza governativa nell’ambito della gestione dell’emergenza.

La polizza garantisce la copertura di tutti i lavoratori del settore metalmeccanico, non sono assicurati i familiari ed ha decorrenza retroattiva, dall’1/2/2020 al 31/7/2020.

Protocollo Quadro per il sostegno al reddito in Emilia-Romagna

02 apr 2020 Siglato il 30/3/2020, tra la Regione Emilia-Romagna, le Istituzioni Locali, gli Istituti di Credito, le Associazioni imprenditoriali e le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, il Protocollo Quadro Sostegno al reddito dei lavoratori di aziende in difficoltà della Regione Emilia-Romagna.

II presente Protocollo avrà validità per gli interventi di sostegno al reddito con decorrenza compresa tra il 1/1/2020 e il 31/12/2020.
Le parti firmatarie convengono l’attivazione di finanziamenti individuali da parte delle Banche a costo zero e a tasso zero a lavoratori dipendenti di aziende in crisi.
Nell’ambito del presente protocollo, per “azienda in crisi” si intende l’azienda che attiva ammortizzatori sociali e non ha le condizioni per anticipare ai lavoratori il sostegno al reddito. Pertanto, si tratta di aziende che hanno attivato gli ammortizzatori sociali conservativi per far fronte a fasi di cessazione di tutta o di parte dell’attività produttiva sul territorio regionale, o in situazione di grave dissesto finanziario, o per sostenere processi di riorganizzazione aziendale o che devono affrontare una riduzione o cessazione temporanea dell’attività, o che hanno attivato gli ammortizzatori sociali in deroga per il 2020, anche a seguito dell’emergenza COVID-19.
Il finanziamento si configura come un anticipo sugli ammortizzatori sociali spettanti al lavoratore per supportarlo nei periodi di temporanea assenza di reddito, in attesa di percepire da parte dell’INPS le indennità di sostegno al reddito spettanti.

La Regione Emilia-Romagna si assume i seguenti impegni:
– organizzare gli incontri del Tavolo Tecnico necessari alla gestione del protocollo e partecipare con i referenti individuati;
– garantire il corretto e efficace passaggio di informazioni fra Istituti di Credito, INPS, Organizzazioni sindacali, Associazioni imprenditoriali e Azienda;

Agenzia regionale per il lavoro si assume i seguenti impegni:
– comunicare con tempestività alle Banche le nuove richieste di attivazione di ammortizzatori sociali per i quali le Banche possono procedere con le anticipazioni
– verificare la correttezza della procedura per quanto attiene alle proprie competenze e informare il Tavolo Tecnico di eventuali incongruenze;

Istituti di Credito si assume i seguenti impegni:
– Attivare finanziamenti individuali a costo zero e a tasso zero a lavoratori dipendenti di aziende in crisi.
– partecipare con i referenti designati agli incontri del Tavolo Tecnico regionale per la gestione del protocollo;
– verificare la correttezza della procedura per quanto attiene alle proprie competenze e informare il Tavolo Tecnico di eventuali incongruenze;
– fornire informazioni ai lavoratori rispetto alle modalità di attivazione e gestione dei finanziamenti.

Organizzazioni Sindacali

– partecipare con i referenti designati agli incontri del Tavolo Tecnico per la gestione del protocollo;
– garantire il corretto ed efficace passaggio di informazioni fra il Tavolo Tecnico e i lavoratori, in particolare rispetto alle modalità di attivazione e gestione dei finanziamenti;
– verificare che ci siano le condizioni per l’attivazione del Protocollo e verificare l’impossibilità dell’azienda ad anticipare le indennità spettanti a titolo di ammortizzatore sociale, anche con eventuale indicazione nell’accordo sindacale;

Associazioni imprenditoriali

– partecipare con i referenti designati agli incontri del Tavolo Tecnico per la gestione del protocollo;
– Sollecitare le imprese a presentare le domande di ammortizzatori sociali nel più breve tempo possibile;
– garantire il corretto ed efficace passaggio di informazioni fra il Tavolo Tecnico e le aziende associate, in particolare rispetto alle modalità di attivazione e gestione dei finanziamenti, compresa la comunicazione mensile alle Banche degli importi da anticipare calcolati con le modalità concordate.

I finanziamenti, che si attiveranno attraverso modalità telematiche, su richiesta del lavoratore mediante una apertura di credito in un conto corrente dedicato presso una delle Banche di cui è correntista, consisteranno in un anticipo sulle somme spettanti al lavoratore a titolo di ammortizzatore sociale.
La richiesta del lavoratore avverrà a seguito dell’attivazione, da parte dell’azienda presso cui è dipendente, di un ammortizzatore sociale per cui è richiesto il pagamento diretto da parte dell’INPS.
L’erogazione dei finanziamenti sarà comunque vincolata alla valutazione positiva da parte della Banca interpellata.

La Banca, a richiesta del lavoratore e previa valutazione del suo merito di credito, concederà un finanziamento nella forma tecnica di apertura di credito su un conto corrente dedicato all’operazione nella seguente misura:

Massimo euro 700 al mese (minimo 100 euro) per un numero di mensilità pari a:

– 9 mensilità per CIGS, CIGS per Contratti di Solidarietà difensivo di cui al D.Lgs. 148/2015 e art. 35 della Legge 416/1981 e successive modificazioni e integrazioni (per un massimo di € 6.300),
– 2 mensilità nell’anno solare per CIG in Deroga (per un massimo di € 1.400)
– 3 mensilità per CIGO di cui al D.Lgs. 148/2015 (per un massimo di € 2.100)
– 3 mensilità per il Fondo di integrazione salariale (FIS) di cui al D.Lgs. 148/2015 (per un massimo di € 2.100)

con un minimo di una mensilità.
Tali importi saranno riproporzionati in base alla durata effettiva dell’ammortizzatore sociale attivato, in base alla tipologia contrattuale del lavoratore, in base alle ore effettive di sospensione ed alle modalità di applicazione delle detrazioni di imposta, ed in ogni caso fino all’ammontare massimo indicato.
La Banca procederà mensilmente all’erogazione dell’anticipo a favore del lavoratore solo dopo aver ricevuto apposita comunicazione dell’Azienda, attestante l’importo corrispondente della quota di integrazione salariale spettante al lavoratore, calcolato in base alla tipologia contrattuale del lavoratore, in base alle ore effettive di sospensione ed alle modalità di applicazione delle detrazioni di imposta. Sarà cura dell’azienda indirizzare tali comunicazioni alle Filiali, o altra struttura centrale segnalata dalla Banca, presso le quali i lavoratori hanno aperto il conto corrente dedicato.
Gli importi in entrata sul conto corrente del lavoratore provenienti dall’INPS a titolo di ammortizzatore sociale saranno trattenuti dall’Istituto di Credito fino alla concorrenza dell’ammontare del finanziamento. Le eventuali somme eccedenti saranno nella disponibilità del lavoratore.
I tempi di rimborso dei finanziamenti saranno correlati ai tempi di liquidazione da parte dell’lnps delle indennità spettanti a titolo di ammortizzatore sociale.

Ok al decreto sulla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente

La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge n. 2423, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Ai fini del trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, è prevista, a decorrere dal 1° luglio 2020, l’abrogazione della disciplina sul c.d. “bonus 80 euro” e l’introduzione, nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, di una nuova misura denominata “trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati”.
In particolare, ai titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilati che posseggono:
a) il “requisito della capienza”, in base al quale l’IRPEF calcolata sul reddito di lavoro dipendente deve essere superiore alla detrazione IRPEF spettante in relazione alla medesima tipologia di lavoro;
b) il “requisito reddituale”, in base al quale il reddito complessivo non può essere superiore a 28.000 euro annui, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dal 2021.
Il trattamento integrativo è rapportato al periodo di lavoro.
Il beneficio è riconosciuto in via automatica dal datore di lavoro ai beneficiari nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede il trattamento si riveli non spettante, il datore di lavoro – in qualità di sostituto d’imposta:
– provvede al recupero del relativo importo, ricalcolando anche la misura della detrazione IRPEF;
– nel caso il cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione dei crediti.

In via temporanea per il periodo 1° luglio 2020-31 dicembre 2020, è introdotta un’ulteriore detrazione IRPEF per redditi di lavoro dipendente in favore di contribuenti con reddito complessivo compreso tra 28.000 euro e 40.000 euro.
Si prevede una specifica formula per la determinazione dell’ammontare del beneficio, che assume un andamento decrescente al crescere del reddito complessivo. In particolare, la maggiore detrazione IRPEF è pari al valore massimo di 600 euro annui in caso di reddito complessivo pari a 28.000 euro e si riduce proporzionalmente fino ad annullarsi in corrispondenza di un reddito complessivo pari a 40.000 euro annui.
Il beneficio è riconosciuto dal datore di lavoro ai lavoratori dipendenti nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede la detrazione si riveli non spettante, il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, provvede al recupero del relativo importo. Nel caso in cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione.

È abrogata, con decorrenza 1° luglio 2020, la disciplina del c.d. “bonus 80 euro”.

Il reddito complessivo da considerare ai fini del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione IRPEF deve essere assunto al lordo delle quote esenti dei redditi agevolati per docenti e ricercatori e dei redditi agevolati previsti per i soggetti c.d. “impatriati”. Inoltre, il reddito complessivo è considerato al netto del reddito dell’abitazione principale e sue pertinenze.

Emergenza COVID-19: Consulenti del lavoro e Commercialisti abilitati alla richiesta del bonus di 600 euro

Consulenti e Commercialisti esprimono grande soddisfazione per la decisione dell’Inps(CDL – Comunicato 1° aprile 2020 – CDNC – Comunicato 1° aprile 2020)

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro accoglie con favore la decisione dell’Istituto nazionale di previdenza sociale di agevolare le richieste per gli ammortizzatori sociali e l’indennità una tantum favorendo l’accesso alla Categoria e prende atto con soddisfazione della decisione dell’Inps di riservare ai Consulenti del Lavoro l’accesso al sito web dell’Istituto di previdenza sociale tutti i giorni, dalle ore 08.00 alle ore 16.00, concedendo così la possibilità di agevolare l’invio delle istanze per richiedere gli ammortizzatori sociali, previsti dal decreto legge n.18/2020 per sostenere lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.
La Categoria accoglie, peraltro, con altrettanta soddisfazione, l’apertura ai Consulenti del Lavoro della possibilità di richiedere, quali intermediari abilitati, l’indennità una tantum di sostegno al reddito, del valore di 600 euro, introdotta dal decreto “Cura Italia” per il mese di marzo, in favore di alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati, le cui attività sono state colpite dell’emergenza epidemiologica.
A sua volta il Consiglio nazionale dei commercialisti esprime soddisfazione per la decisione dell’Inps di abilitare anche gli iscritti alla categoria alla richiesta dell’indennità una tantum di 600 euro per alcune categorie di lavoratori autonomi, liberi professionisti, collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori subordinati, introdotta dal decreto “Cura Italia” per far fronte all’emergenza economica dovuta alla diffusione del Coronovirus.
Il Consiglio, dopo il caos al quale è andato incontro ieri il sito dell’INPS si augura che le cose possano adesso andare meglio, anche se restano convinti che l’invio massivo delle richieste, al momento non previsto, agevolerebbe significativamente la procedura, riducendo di molto il numero di accessi al sito. (CDL – Comunicato 1° aprile 2020 – CDNC – Comunicato 1° aprile 2020).