“Quantificazione” e “Simulazione” del TFS

Nell’ambito dei servizi on line offerti dall’Inps è disponibile l’applicativo per la “Quantificazione” e la “Simulazione” del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici.

L’indennità di buonuscita per dipendenti pubblici è un Trattamento di Fine Servizio ( TFS) che corrisponde a una somma di denaro liquidata al lavoratore nel momento in cui termina il rapporto di lavoro. L’importo si ottiene moltiplicando un dodicesimo dell’80% della retribuzione contributiva annua utile lorda – compresa la tredicesima mensilità – percepita alla cessazione dal servizio per il numero degli anni utili ai fini del calcolo, cioè quelli che prevedono la copertura previdenziale prevista dalla legge. Si considera come anno intero la frazione di anno superiore a sei mesi, mentre quella pari o inferiore a sei mesi non viene considerata.
Nell’ambito dei servizi on line offerti dall’Inps, è disponibile l’applicativo per la “Quantificazione” e la “Simulazione” del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici.
L’accesso ai servizi esposti è consentito all’utenza direttamente, mediante l’uso del proprio PIN dispositivo, della Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o del Sistema Pubblico Identità Digitale (SPID), ovvero tramite l’intermediazione dei Patronati.
La funzione di “Quantificazione” ha per oggetto la certificazione del calcolo del TFS maturato alla data di cessazione dal servizio allo scopo di consentire la cessione, in parte o in tutto, dell’importo del TFS ad un cessionario. Il calcolo fornito dalla funzione di “Simulazione”, invece, è puramente indicativo, non ha alcun valore di certificazione e non costituisce per l’Istituto alcun impegno ai fini dell’erogazione di una eventuale prestazione.
Il servizio online è disponibile nel sito istituzionale. Dopo l’accesso al Portale INPS è possibile selezionare dal menù “Prestazioni e Servizi” la voce “Tutte le Prestazioni”, digitare nel campo “Testo libero” la parola chiave “TFS”, selezionare il tasto “Filtra” ed attivare la scheda prestazione “TFS – Quantificazione e Simulazione”.

Chiarimenti sull’utilizzo dell’eccedenza di ACE

 

Forniti chiarimenti sulla possibilità di computare l’eccedenza di rendimento nozionale (nel seguito “ACE”) in diminuzione dai maggiori imponibili oggetto di definizione in sede di accertamento con adesione e in relazione alle modalità di riconoscimento di tale eccedenza (Agenzia Entrate – circolare n. 5/2019).

L’Aiuto alla crescita economica è un incentivo alla capitalizzazione delle imprese finalizzato a riequilibrare il trattamento fiscale tra le imprese che si finanziano con debito e quelle che si finanziano con capitale proprio, incentivando quest’ultimo mediante una riduzione della imposizione sui redditi.
Con la Legge di Bilancio 2019 la disciplina dell’ACE è stata abrogata, con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, facendo salva la possibilità di scomputare l’eccedenza di ACE del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, dal reddito complessivo netto dei periodi d’imposta successivi.
Dopo l’abrogazione della disciplina ACE, resta riportabile l’eccedenza esposta nella dichiarazione del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, scomputabile dal reddito complessivo netto dei periodi d’imposta successivi.
Tale meccanismo, incentrato sul riporto illimitato dell’eccedenza di rendimento nozionale, impone l’uso obbligatorio dell’ACE fino a concorrenza del reddito complessivo netto del periodo d’imposta cui si riferisce.
Posto che la normativa e la prassi non contemplano né vietano la possibilità di scomputare l’eccedenza di ACE dai maggiori imponibili accertati o definiti, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni operative che si ispirano alla disciplina dello scomputo delle perdite in accertamento, in ragione delle analogie sussistenti in relazione ai criteri di utilizzo.

Lo scomputo dell’eccedenza di ACE in accertamento

Il legislatore ha espressamente disciplinato lo scomputo delle perdite in accertamento, mentre non esiste alcuna normativa in relazione allo scomputo dell’eccedenza di ACE dai maggiori imponibili accertati o definiti ai fini IRES.

Pur richiamando per analogia il regime delle perdite, quindi, è necessario tenere in considerazione le differenze dettate dalla disciplina di riferimento in materia di ACE.
Lo scomputo fino a concorrenza del reddito complessivo netto dichiarato si riferisce al rendimento nozionale complessivo, dato dalla somma del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio determinato nel periodo d’imposta e dell’importo del rendimento nozionale eventualmente riportato dal precedente periodo d’imposta. Non sussiste pertanto alcuna distinzione, in termini di utilizzo, tra ACE “di periodo” e ACE “pregressa”, dovendosi complessivamente utilizzare l’ACE in deduzione e fino a concorrenza del reddito complessivo netto.

Lo scomputo dell’eccedenza di ACE per i soggetti aderenti al consolidato

Anche per i soggetti aderenti alla fiscal unit è ammesso il riconoscimento dell’eccedenza riportabile di ACE a scomputo del maggior imponibile accertato, in sede di definizione in adesione e su richiesta del contribuente, applicando i necessari adattamenti dovuti alle peculiarità del regime del consolidato nazionale.

L’eccedenza di ACE deve essere trasferita alla fiscal unit fino a concorrenza del reddito complessivo netto globale del consolidato. Di conseguenza, non esiste eccedenza di ACE riportabile in capo alla consolidante. La consolidata è l’unico soggetto legittimato a richiedere l’utilizzo dell’eccedenza di ACE per abbattere i maggiori imponibili accertati con l’atto unico.
In sede dichiarativa, l’eccedenza di ACE maturata in costanza di regime deve essere trasferita dalla consolidata alla fiscal unit solo per la parte eccedente il proprio reddito complessivo netto. Pertanto, se la consolidata ha trasferito reddito al gruppo, non avrà eccedenza di ACE da utilizzare in accertamento.

Il codice tributo per sanare gli errori formali

Istituito il codice tributo “PF99” per il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute per la definizione agevolata delle violazioni formali (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 21 marzo 2019, n. 37/E).

In sede di compilazione del modello F24 il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “ERARIO”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento” del periodo d’imposta a cui si riferisce la violazione, nel formato “AAAA”.
Se le violazioni formali non si riferiscono a un determinato periodo d’imposta, nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno solare in cui sono state commesse le violazioni stesse.
Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno in cui termina il periodo d’imposta per il quale sono regolarizzate le violazioni formali.
In caso di versamento in forma rateale, il campo “rateazione/Regione/Prov./mese rif.” è valorizzato nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero delle rate in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate (ad esempio: “0102”, nel caso di pagamento della prima delle due rate); in caso di pagamento in un’unica soluzione, nel suddetto campo va indicato il valore “0101”.

Le nuove contribuzioni della Cassa Edile di Belluno

Si riporta la tabella contributiva in vigore dall’1/2/2019 pubblicata dalla Cassa Edile delle provincia di Belluno

 

Contributi

Totale (%)

Quota contributiva Impresa (%)

Quota contributiva Lavoratore (%)

1. Contributo funz. Cassa Edile 2,520 2,100 0,420
2. Contributo gestione Fondi attività non caratteristica 0,150 0,150  
3. Anzianità Professionale Edile 4,300 4,300  
4. Contributo vestiario 0,250 0,250  
5. Contributo Osservatorio 0,145 0,145  
6. Quote adesione contrattuale (prov.+naz.) 1,520 0,650 0,870
7. Contributo salute lavoratori 0,150 0,150  
8. Contributo Fondo prepensionamenti 0,200 0,200  
9. Contributo cofinanziamento formazione sicurezza obbligatoria 0,500 0,500  
10. Contributo funzionamento A.S.C. 0,055 0,055  
11. Contributo Fondo Interventi 0,250 0,250  
10,040 8,750 1,290
12. Contr. Formazione Professionale e Sicurezza C.F.S. 1,250 1,250  
Subtotale contributi Cassa Edile 11,290 10,000 1,290
13. Contributo Fondo Incentivo all’occupazione

(calcolato sulle ore effettivamente lavorate)

0,100 0,100  

Inoltre:
– SANEDIL Operai: 0,35% a carico ditta

– SANEDIL Impiegati: 0,26% a carico ditta

La verifica del doppio onere previdenziale in capo al socio amministratore di srl commerciale

Ai fini della valutazione della ricorrenza del “doppio onere” previdenziale (Gestione Commercianti e Gestione separata) in capo ad un socio amministratore, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e il relativo onere probatorio, gravante sull’ente previdenziale, deve evidenziare la prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, sulla base di elementi quali: la complessità dell’impresa, l’esistenza di dipendenti, la loro qualifica e le loro mansioni.

Una Corte di Appello territoriale, confermando la decisione del Tribunale di prime cure, aveva accolto le opposizioni proposte, con separati ricorsi, da un socio di srl a due cartelle esattoriali con le quali l’Inps gli aveva chiesto il pagamento di contributi e relative somme aggiuntive dovuti alla Gestione Commercianti per un dato periodo. Ad avviso della Corte, correttamente il primo giudice aveva ritenuto che dalle risultanze istruttorie non fosse emersa la partecipazione personale del socio ed amministratore unico della srl al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Ricorre così in Cassazione l’Inps lamentando che la Corte di merito aveva erroneamente ritenuto che l’attività espletata dal socio rientrasse tra i compiti propri dell’amministratore di società operando, in tal modo, una commistione inaccettabile fra le funzioni proprie dell’amministratore e l’attività in qualità di socio.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Per il “doppio onere”, infatti, occorre una “coesistenza” di attività riconducibili, rispettivamente, al commercio e all’amministrazione societaria e la relativa verifica, rientrante tra i compiti del giudice di merito, deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso. Così, è indispensabile che l’onere probatorio, gravante sull’ente previdenziale, evidenzi la prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, sulla base di elementi quali: la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.