Rimborso IVA: anche per il non residente può avvenire tramite “portale elettronico”

Un soggetto non residente con rappresentante fiscale in Italia può chiedere il rimborso tramite il portale elettronico dell’IVA relativa agli acquisti nazionali e alle importazioni, a condizione che le fatture di acquisto siano intestate alla partita IVA del soggetto non residente e non confluiscano nelle liquidazioni periodiche e nella dichiarazione annuale presentata dal rappresentante fiscale (Agenzia Entrate – risposta 20 maggio 2021, n. 359).

Il rimborso mediante portale elettronico non può essere richiesto dai soggetti che nel periodo di riferimento disponevano di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato ovvero dai soggetti che hanno ivi effettuato operazioni diverse da quelle per le quali debitore dell’imposta è il committente o cessionario, da quelle non imponibili di trasporto o accessorie ai trasporti e da quelle di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici.
Nell’ipotesi in cui il soggetto non residente abbia nominato in Italia un rappresentante fiscale, la Corte di giustizia ha precisato che “il fatto che un soggetto passivo stabilito in uno Stato membro disponga di un rappresentante fiscale identificato ai fini dell’IVA in un altro Stato membro non può essere equiparato all’acquisizione di un centro di attività in tale Stato membro”. In altri termini, la mera nomina di un rappresentante fiscale non è sufficiente a ritenere che il soggetto passivo in questione disponga di una struttura dotata di un sufficiente grado di stabilità e di un personale proprio incaricato della gestione delle proprie attività economiche.
In conformità all’orientamento giurisprudenziale formatosi sul tema, sia al livello comunitario che nazionale, la nomina di un rappresentante fiscale non precluda al soggetto non residente la facoltà di chiedere il rimborso IVA mediante la procedura del portale elettronico, purché ne ricorrano le condizioni ed in assenza di cause ostative all’erogazione dello stesso.

E’ necessario, tuttavia, che le fatture di acquisto la cui IVA è richiesta a rimborso tramite il “portale elettronico”:
– siano intestate alla partita IVA del soggetto non residente (non è, quindi, consentito utilizzare il portale per ottenere il rimborso dell’IVA relativa alle fatture passive intestate alla partita IVA italiana);
– non confluiscano nelle liquidazioni periodiche e nella dichiarazione annuale presentata dal rappresentante fiscale.

Conversione del DL Sostegni: IVA non detraibile per il Superbonus

IVA non detraibile, anche parzialmente, relativa alle spese per gli interventi realizzati tra le spese ammissibili ai fini del Superbonus (Atto Camera 3099).

L’art. 119 del Decreto Rilancio disciplina il Superbonus, ossia la detrazione del 110% delle spese per specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici.
Per soggetti passivi dell’imposta ammessi all’agevolazione (istituti autonomi case popolari ed enti aventi le stesse finalità sociali, cooperative di abitazione a proprietà indivisa, associazioni e società sportive dilettantistiche), durante l’iter parlamentare per la conversione in legge del Decreto Sostegni, è stato stabilito che, indipendentemente dalla modalità di rilevazione contabile adottata dal contribuente, rientra tra i costi che concorrono al computo dell’importo complessivo di spesa ammissibili per il Superbonus pure l’Iva non detraibile, anche parzialmente, dovuta sulle spese rilevanti ai fini dell’incentivo.

Gruppo Iva: anche per il “rappresentante” divieto di compensazione orizzontale

Il divieto di compensazione orizzontale, previsto nel regime del Gruppo IVA dall’art. 4, co. 3, D.M. 06 aprile 2018, opera con riguardo a tutti i partecipanti al gruppo, incluso il “Rappresentante” (Agenzia entrate – risposta del 19 maggio 2021, n. 355).

Il Gruppo IVA si inserisce nel panorama nazionale come un autonomo soggetto passivo d’imposta, in quanto tale titolare degli stessi diritti e degli stessi obblighi di qualsiasi altro soggetto passivo ed identificato, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, mediante un proprio numero di partita IVA e una propria autonoma iscrizione al VIES.
Gli obblighi dichiarativi, di liquidazione e di versamento dell’imposta, nonché tutti gli altri adempimenti contabili gravano solo in capo al Gruppo IVA e, tutti i relativi adempimenti sono assolti dal “Rappresentante”. Gli altri soggetti partecipanti al gruppo IVA sono responsabili in solido con il rappresentante di gruppo per le somme che risultano dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni a seguito delle attività di liquidazione e controllo.
Inoltre, è prevista una responsabilità solidale paritetica a carico di tutti i soggetti partecipanti al gruppo IVA, tenendo conto della unitarietà del soggetto passivo costituito dal gruppo stesso.
L’unicità del soggetto giustifica, pertanto, tale tipo di responsabilità. Tale solidarietà comporta dunque che, per le somme che risultano dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni a seguito delle attività di liquidazione e controllo, l’Amministrazione finanziaria potrà recuperare gli importi non versati dal rappresentante del soggetto unico, rivolgendosi a ciascun partecipante al Gruppo per il recupero di quanto dovuto.
Per il gruppo IVA, ai fini del versamento dell’imposta a debito non è ammessa la compensazione con i crediti relativi ad altre imposte o contributi maturati dai partecipanti al Gruppo. Il credito d’imposta annuale o infrannuale maturato dal Gruppo IVA non può essere utilizzato in compensazione con i debiti relativi ad altre imposte e contributi dei partecipanti.
La struttura del Gruppo IVA, infatti, quale autonomo soggetto passivo, che risponde a finalità antiabuso, oltre che semplificatorie, a differenza di ciò che accade nella procedura di liquidazione IVA di gruppo, impedisce la compensazione con debiti e crediti maturati in capo ad un diverso soggetto, benché partecipante al gruppo e ancorché detto soggetto rivesta il ruolo di “Rappresentante”.
D’altronde la differenza sostanziale tra la società controllante nell’ambito della procedura IVA di gruppo ed il Rappresentante nel gruppo IVA si evince anche dal ruolo sostanziale della prima, il cui venir meno fa cessare la procedura, rispetto al secondo che può cessare ed essere sostituito senza che vengano meno gli effetti dell’opzione per gli altri partecipanti, tant’è che può subentrare quale rappresentante di gruppo un altro soggetto partecipante al gruppo IVA.
Pertanto, il divieto di compensazione orizzontale, previsto nel regime del Gruppo IVA opera con riguardo a tutti i partecipanti al gruppo, incluso il “Rappresentante”.

Nuova classificazione del personale dell’ industria Metalmeccanica

Sottoscritto un nuovo accordo sulla classificazione del personale del CCNL industria metalmeccanica e della installazione di impianti

A decorrere dall’1/6/2021, le Parti concordano di adottare il seguente sistema di inquadramento dei lavoratori.
I lavoratori rientranti nelle diverse categorie legali di quadri, impiegati e operai sono inquadrati in una classificazione unica articolata in nove livelli di inquadramento ricompresi in quattro campi di responsabilità di ruolo:
D. Ruoli Operativi: Livelli D1 e D2;
C. Ruoli Tecnico Specifici: Livelli C1, C2 e C3;
B. Ruoli Specialistici e Gestionali: Livelli B1, B2 e B3;

A. Ruoli di Gestione del cambiamento e Innovazione: Livello A1.
Ai nove livelli di inquadramento corrispondono eguali valori dei minimi tabellari secondo le tabelle riportate nella Sezione Quarta -Titolo IV. I livelli retributivi indicati sono quelli ragguagliati a mese (173 ore) e sono uguali per tutti i lavoratoli indipendentemente dalla differenza di età. L’inquadramento dei lavoratori nei nove livelli previsti è effettuato sulla base delle declaratorie generali e delle esemplificazioni delle figure professionali e relative articolazioni nei livelli.
L’inquadramento dei lavoratori nei nove livelli previsti è effettuato sulla base delle declaratorie generali che definiscono i criteri di professionalità in termini generali ed uniformi per tutti i comparti in cui si articola l’industria metalmeccanica e dell’installazione d’impianti.
Viene riportata una elencazione esemplificativa di figure professionali aggregate per aree funzionali desunte dai più diffusi modelli di organizzazione per funzioni e esemplificazioni di descrizione di profili professionali, quali strumenti da utilizzare ai fini dell’implementazione operativa del sistema di inquadramento che saranno integrati dai materiali che la Commissione Nazionale sull’Inquadramento Professionale ha il compito dì elaborare.

TABELLA DI COMPARAZIONE

Attuali categorie.

Minimi al 31/5/2021

Campi professionali

Livelli

Minimi al 1/6/2021

1 1.330,54 Eliminazione 1.a categoria    
2 1.468,71 D

RUOLI OPERATIVI

D1 1.488,89
3 1.628,69 D2 1.651,07
3S 1.663,88 C

RUOLI TECNICO SPECIFICI

C1 1.686,74
4 1.699,07 C2 1.722,41
5 1.819,64 C3 1.844,64
5S 1.950,39 B

RUOLI SPECIALISTICI E GESTIONALI

B1 1.977,19
6 2.092,45 B2 2.121,20
7 2.336,02 B3 2.368,12
8 2.392,00 A

RUOLI DI GESTIONE DEL CAMBIAMENTO E INNOVAZIONE

A1 2.424,86

A far data dall’1/6/2021 è eliminata la 1.a categoria. I lavoratori già in forza al 31/5/2021 e inquadrati in 1.a categoria sono riclassificati nel livello D1 a decorrere dall’1/6/2021.
I lavoratori già in forza al 31/5/2021, interessati dalla riclassificazione secondo la precedente tabella di comparazione, conservano l’anzianità di servizio già maturata a tale data a tutti gli effetti contrattuali nonché i periodi di attività già svolti secondo quanto previsto ai punti II, III e IV, lettera B) Mobilità professionale dell’art. 1 e all’art. 3, Sezione Quarta, Titolo
II CCNL 26/11/2016 che saranno considerati utili ai fini della riclassificazione nei nuovi livelli di professionalità.
Entro il 31/5/2021, al lavoratore già in forza alla medesima data, sarà comunicata la riclassificazione definita in applicazione delle norme transitorie e, laddove non siano stati ancora completati i periodi di attività richiamati al comma precedente, saranno altresì comunicati i periodi di attività ancora da svolgere ai fini del passaggio al livello di inquadramento di riferimento.
Laddove già presenti in azienda specifici adattamenti inquadramentali l’adozione del nuovo sistema di inquadramento contrattuale non potrà comportare né perdite né vantaggi per le aziende e i lavoratori.

Contratto a termine con inquadramento differente tra le stesse parti:non c’è necessità di deroga assistita

L’articolo 19, co. 3 del D.Lgs. 81/2015 nel prevedere la possibilità delle parti di stipulare “in deroga assistita” un ulteriore contratto a tempo determinato della durata massima di 12 mesi innanzi all’Ispettorato del lavoro, fa salvo quanto disposto al comma 2. Quindi, secondo la formulazione letterale della norma, la procedura in questione si applica solo nell’ipotesi in cui tra lo stesso datore di lavoro e il medesimo lavoratore si sia “consumata” la durata massima prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva ed alle medesime condizioni di tale disposizione, ossia che anche l’ulteriore contratto in deroga assistita comporti lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale. Nel caso in cui, invece, le parti sottoscrivano un contratto a termine ex novo, che prevede un inquadramento differente rispetto al precedente contratto a termine sottoscritto tra le medesime, non c’è necessità di avanzare istanza di deroga assistita (Nota INL 19 maggio 2021, n. 804).

In seguito alla ricezione di numerose istanze di rinnovo di contratto a termine “in deroga assistita” relative ad ipotesi di modifica del livello contrattuale, l’Ispettorato territoriale di Genova ha richiesto chiarimenti in ordine alla corretta interpretazione della procedura prevista dall’art. 19, comma 3, del D.Lgs. 81/2015.
Come noto, secondo il citato comma, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può essere stipulato presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio una volta raggiunta la durata massima del contratto. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonché di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, lo stesso si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data della stipulazione.

L’ispettorato nazionale del lavoro, in primo luogo, ha evidenziato che, atteso che il soggetto che ha avanzato l’istanza di “deroga assistita” è un Istituto pubblico che svolge attività di ricerca scientifica di interesse generale, trova applicazione quanto previsto dall’art. 1, comma 3, del D.Lgs. n. 87/2018 (come modificato dall’art. 1, comma 403, della L. n. 145/2018) secondo cui “le disposizioni di cui al presente articolo, nonché quelle di cui agli articoli 2 e 3, non si applicano ai contratti stipulati dalle pubbliche amministrazioni nonché ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalle università private, incluse le filiazioni di università straniere, istituti pubblici di ricerca, società pubbliche che promuovono la ricerca e l’innovazione ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how, di supporto all’innovazione, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa, ai quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto”. Pertanto, a seguito delle modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2019 al Decreto Dignità, i contratti a tempo determinato stipulati, tra gli altri, da Istituti pubblici di ricerca, con lavoratori chiamati a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how, di supporto all’innovazione, di assistenza tecnica o di coordinamento e direzione della stessa sono sottoposti a regole diverse, relativamente a durata massima del contratto, al numero massimo delle proroghe e all’obbligo di indicazione delle c.d. causali.
Ciò premesso, si ricorda che l’art. 19, comma 2, del D.Lgs. n. 81/2015 ai fini del calcolo della durata massima dei contratti a termine intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore fa espresso riferimento allo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale. Ne deriva che laddove il lavoratore sottoscriva più contratti a termine con lo stesso datore di lavoro caratterizzati da diversi inquadramenti – di livello e di categoria legale – ai fini del calcolo della durata massima stabilita dall’art. 19, comma 2, non si determinerà una sommatoria della durata dei singoli contratti, ma soltanto di quelli, se esistenti, legati dal medesimo inquadramento.
Il comma 3 del citato art. 19, nel prevedere la possibilità delle parti di stipulare “in deroga assistita” un ulteriore contratto a tempo determinato della durata massima di 12 mesi innanzi all’Ispettorato del lavoro, fa salvo quanto disposto al comma 2. Quindi, la formulazione letterale della norma induce a ritenere che la particolare procedura in commento si applichi solo nell’ipotesi in cui tra lo stesso datore di lavoro e il medesimo lavoratore si sia “consumata” la durata massima prevista dalla legge o dalla contrattazione collettiva ex art. 19, comma 2 ed alle medesime condizioni di tali disposizione, ossia che anche l’ulteriore contratto in deroga assistita comporti lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale.
Nel caso in cui, come nella fattispecie descritta, il datore di lavoro e il lavoratore sottoscrivano un contratto a termine ex novo che prevede un inquadramento differente rispetto al precedente contratto a termine sottoscritto tra le medesime parti, non c’è necessità di avanzare istanza di deroga assistita.
Considerato che l’applicazione di tale principio potrebbe determinare il susseguirsi di un rilevante numero di contratti a termine tra gli stessi soggetti, laddove la successione di contratti susciti perplessità e sorgano dubbi in merito alla diversità di inquadramento del lavoratore assunto a termine, l’Ispettorato territoriale può promuovere l’intervento ispettivo al fine di verificare in concreto se la sottoscrizione di successivi e reiterati contratti a termine tra il medesimo lavoratore e il medesimo datore di lavoro sia conforme a quanto previsto dalla legge.

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