In scadenza il finanziamento della formazione negli Studi area Legale

Fino al 30 luglio 2021 è possibile presentare le richieste di finanziamento della formazione dei dipendenti degli Studi di area Legale (Avvocati e Notai) aderenti.

Con l’Avviso 09/21, Fondoprofessioni ha stanziato un budget di 200 mila euro, destinato al finanziamento della formazione dei dipendenti degli Studi di area Legale (Avvocati e Notai) aderenti.
Fino al 30 luglio, tramite la piattaforma informatica del Fondo, potranno essere presentate le richieste di finanziamento dei piani formativi pluriaziendali, ovvero rivolti a più Studi di Avvocati e Notai.
I piani formativi saranno predisposti, inviati al Fondo, gestiti e rendicontati dagli Enti attuatori accreditati, il cui elenco è consultabile sul sito www.fondoprofessioni.it, per conto degli Enti proponenti. Tra le tipologie di Enti proponenti previste dall’Avviso rientrano anche le costituende Ats (Associazioni temporanee di scopo) tra almeno due Studi. Nel caso di Ats tra Studi, in fase di presentazione del piano formativo, è sufficiente presentare una semplice dichiarazione sul modello del Fondo.
Il contributo riconosciuto dal Fondo all’Ente attuatore, a fronte della realizzazione del piano formativo, è di massimo 10 mila euro. Gli Studi coinvolti in formazione (Enti beneficiari) potranno così partecipare ai corsi organizzati di proprio interesse senza sostenere alcun costo.
L’Avviso prevede alcuni ambiti formativi prioritari, sulla base di analisi svolte dal Fondo, ovvero innovazione di processo/digitalizzazione, gestione del cliente e di relazioni complesse, responsabilità sociale di impresa e di genere, marketing/comunicazione efficace e risoluzione alternativa delle controversie (meccanismi di ADR). Tuttavia, potranno essere finanziate anche altre tipologie di attività formative, in base alle esigenze.
Gli Studi professionali che otterranno la formazione finanziata a valere sull’Avviso 09/21 potranno richiedere contributi anche sugli altri Avvisi pubblicati da Fondoprofessioni, per rispondere alle necessità di aggiornamento e sviluppo delle competenze del personale.
Inoltre, tramite l’Ente bilaterale Ebipro, lo Studio professionale potrà richiedere il rimborso della retribuzione delle ore in formazione, nell’ambito delle attività finanziate da Fondoprofessioni, seguendo quanto previsto dallo specifico Regolamento pubblicato.

L’accertamento Irpef blocca la prescrizione dei contributi a percentuale di artigiani e commercianti

In tema di contributi a percentuale dovuti alle gestioni artigiani e commercianti, l’accertamento IRPEF del maggior reddito di impresa non costituisce il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva, che rimane il momento in cui il reddito si ritiene prodotto. Ai fini della prescrizione, pertanto, il termine decorre dalla scadenza originaria di pagamento dei contributi, mentre la notifica dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate interrompe soltanto la prescrizione. (Corte di Cassazione – Ordinanza 05 luglio 2021, n. 18950).

La controversia trae origine dalla cartella di pagamento riguardante contributi artigiani sul reddito eccedente il minimale per l’anno 2004, liquidati dall’Inps sulla base dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate di maggior reddito d’impresa notificato nel 2009.
Il contribuente ha impugnato la cartella di pagamento eccependo la prescrizione del debito contributivo.
I giudici di merito hanno accolto il ricorso ritenendo che la notifica dell’avviso di accertamento IRPEF non avesse interrotto il termine quinquennale di prescrizione del credito contributivo, posto che il dies a quo del decorso della prescrizione doveva individuarsi nel giorno successivo alla scadenza dei termini di pagamento dell’obbligazione e cioè il 20 giugno 2005.

La decisione è stata impugnata dall’Inps che ha eccepito:
– con riferimento alla decorrenza della prescrizione della contribuzione a percentuale dovuta dagli iscritti alla gestione artigiani, che il dies a quo non può che essere individuato nell’atto di accertamento dell’Agenzia delle Entrate che accerta il maggiore reddito d’impresa, e dunque un reddito superiore al livello minimo imponibile, costituendo il fatto determinante il sorgere del diritto dell’istituto, vale a dire il conseguimento, da parte del lavoratore autonomo, di un reddito di gran lunga superiore a quello dichiarato, poiché rappresenta il momento dal quale l’INPS ha contezza del credito contributivo;
– che l’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate costituisce comunque atto interruttivo della prescrizione in considerazione dell’accertamento unico del presupposto comune ai due rapporti, quello tributario e quello previdenziale. In altri termini, in relazione ai contributi a percentuale di artigiani e commercianti, gli atti dell’Agenzia delle Entrate costituiscono anche atti di esercizio del rapporto previdenziale, poiché riverberano i loro effetti sulla determinazione della base imponibile, producendo effetti anche sul connesso rapporto previdenziale.

La Corte di Cassazione, con riferimento alla decorrenza della prescrizione, ha affermato il principio di diritto secondo il quale, in tema di contributi cd. “a percentuale”, il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva è costituito dall’avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito, ancorché l’efficacia del predetto fatto sia collegata ad un atto amministrativo di ricognizione del suo avveramento, con la conseguenza che il momento di decorrenza della prescrizione dei contributi a percentuale di artigiani e commercianti deve identificarsi con la scadenza del termine per il loro pagamento e non con l’eventuale atto successivo con cui l’Agenzia delle Entrate abbia accertato un maggior reddito.
La Corte Suprema, tuttavia, ha precisato che, sebbene l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate non individui fatti costitutivi del diritto contributivo dell’ente previdenziale, la notifica dell’atto dispiega comunque (e soltanto) efficacia interruttiva della prescrizione per i contributi eccedenti il minimale, a beneficio dell’INPS.

Spese per l’acquisto di software in ambito alberghiero/ristorazione

In materia di credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, forniti chiarimenti sulle spese per l’acquisto di software vari in ambito alberghiero/ristorazione (Agenzia delle entrate – Risposta 08 luglio 2021, n. 469).

L’articolo 120 del decreto Rilancio ha introdotto un credito d’imposta, in misura pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, destinato ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico.
Le spese in relazione alle quali spetta il cd. credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi, quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. In particolare:
1) gli interventi agevolabili sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del virus SARSCoV-2, tra cui rientrano espressamente:
a. quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Sono ricomprese in tale insieme gli interventi edilizi funzionali alla riapertura o alla ripresa dell’attività, fermo restando il rispetto della disciplina urbanistica;
b. gli interventi per l’acquisto di arredi finalizzati a garantire la riapertura delle attività commerciali in sicurezza (cosiddetti “arredi di sicurezza”).
2) gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative, tra cui sono ricompresi quelli relativi allo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura (c.d. termoscanner) dei dipendenti e degli utenti.

Con riferimento all’acquisto della licenza di utilizzo di un software di gestione alberghiera, utilizzabile ovunque si disponga di una connessione a internet (con gestione in cloud e non su postazione fissa), lo stesso consente:
– alla clientela ed al personale di effettuare il check in e il check out e le altre operazioni di front-office reception a distanza, evitando il contatto col personale all’arrivo in struttura e in partenza;
– al personale dipendente dell’istante di poter lavorare da remoto in modalità smart working e di gestire diverse strutture ricettive a distanza contemporaneamente,
l’Agenzia ritiene che l’investimento in parola sia ammissibile al credito d’imposta di cui all’articolo 120 del decreto Rilancio.
Con riferimento all’investimento nell’acquisto di tre software, con il relativo hardware, da utilizzare nei propri ristoranti e finalizzati alla dematerializzazione dei menu, nonché alla gestione delle comande a distanza e dell’asporto da remoto, tale investimento consentirà di ridurre i contatti tra il personale e i clienti e di evitare il passaggio di mano di oggetti quali menu e comande, coerentemente con quanto previsto dalle linee guida per la riapertura delle attività economiche. Pertanto, l’Agenzia ritiene che la spesa in questione sia ammissibile al credito d’imposta di cui all’articolo 120 in parola. Restano, invece, escluse le spese relative all’acquisto degli hardware che non risultano parte integrante ed indispensabile per l’uso dei programmi acquistati dal contribuente.
Diversamente, l’Agenzia ritiene che non sia agevolabile l’investimento per l’acquisto di software che consentono di ottimizzare la vendita on line dei servizi offerti alla clientela dell’istante (il cui sito internet è diventato un vero e proprio sito di e-commerce ).Tale investimento, dunque, appare finalizzato senz’altro a rinnovare il sistema di vendita dei servizi turistici dell’istante, indipendentemente però dalla diretta connessione con le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica e al rispetto delle linee guida per le riaperture; per altro verso, la possibilità che detti software siano utilizzati dai dipendenti fuori dalla sede ordinaria di lavoro (in smart working) appare una funzione, in questo caso, meramente accessoria ed eventuale.
Pertanto, tali spese non rientrano tra gli investimenti agevolabili di cui all’articolo 120 del decreto Rilancio, poiché si tratta di un acquisti non riconducibili a quelli indispensabili per garantire lo svolgimento in sicurezza dell’attività lavorativa.

Ultimi chiarimenti dal Fisco sui Cfp Sostegni

Per il contribuente esercente l’attività di lavaggio auto (codice ateco 452091) che ha chiuso l’attività di gestione di distributore di carburanti per autotrazione nel luglio 2019, ai fini del calcolo del contributo a fondo perduto dell’art. 1, D.L. n. 41/2021 (D.L. Sostegni), deve farsi riferimento solo ai dati riguardanti l’attività di lavaggio auto (Agenzia entrate – risposta 08 luglio 2021, n. 468). La stessa Agenzia, nella risposta n. 470 ha invece fornito chiarimenti sulla verifica del calo di fatturato relativamente a rimborsi fuori campo iva non fatturati.

Il Decreto Sostegni (D.L. n. 41/2021) prevede il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario.

Ai fini del calcolo del contributo, per l’esercente l’attività di “lavaggio auto” (codice ATECO 452091) avendo chiuso l’attività di gestione di distributore di carburanti per autotrazione in data 11 luglio 2019, deve fare riferimento solo ai dati riguardanti l’attività di lavaggio auto.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini del calcolo dell’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi degli anni 2019 e 2020, sono considerate rilevanti i rimborsi spese (viaggio, vitto alloggio, ecc.) addebitati in fattura al committente. Le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto del cliente, purché regolarmente documentate, non risultano invece incluse tra i compensi di lavoro autonomo e quindi non risultano incluse nel calcolo del fatturato necessario per determinare lo scostamento medio e neppure ai fini della determinazione dell’ammontare dei compensi.

Soci di cooperative della piccola pesca: assetto assicurativo e contributivo

Con circolare n. 100/2021, l’Inps illustra le disposizioni dell’articolo 10-bis, del DL n. 104/2020, introdotto in sede di conversione dalla L. n. 126/2020. Le nuove disposizioni sono finalizzate a chiarire l’ambito di applicazione della Legge 13 marzo 1958, n. 250, in tema di tutela previdenziale, relativo ai soci di cooperative della pesca iscritte nell’Albo nazionale degli enti cooperativi. L’Istituto riepiloga, pertanto, l’assetto assicurativo e contributivo dei soci delle predette cooperative della piccola pesca.

La legge 13 marzo 1958, n. 250 disciplina la tutela previdenziale dei pescatori, autonomi o associati in cooperative o compagnie, addetti alla piccola pesca su natanti non superiori alle dieci tonnellate di stazza lorda, qualunque sia la potenza del relativo apparato motore. L’ambito di applicazione di tale regime previdenziale ricomprende i marittimi iscritti nelle matricole della gente di mare, di cui all’articolo 115 del codice della navigazione, che esercitano la pesca professionale quale esclusiva o prevalente attività lavorativa, con natanti non superiori alle dieci tonnellate di stazza lorda, nonché i pescatori di mestiere delle acque interne, forniti di specifiche autorizzazioni rilasciate dalle competenti Autorità locali.
In merito all’assicurabilità dei soci di cooperative di pesca al regime di cui alla legge n. 250/1958, l’Inps ha dato a suo tempo applicazione ai criteri interpretativi del Ministero del Lavoro recepiti nella deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 252/1982. In particolare, il Dicastero aveva espresso l’avviso che sussista la funzione di cooperazione, ai fini dell’applicabilità della legge n. 250/1958, purché l’organismo cooperativo eserciti un’attività di guida dei soci nello svolgimento dell’esercizio della pesca e di coordinamento delle singole prestazioni lavorative, al fine dello scopo mutualistico, anche quando l’armamento dei natanti non è assunto direttamente dalla cooperativa.
Pertanto, al di fuori dei suddetti casi, la cooperativa non è tenuta all’assolvimento degli obblighi contributivi per i soci.

Articolo 10-bis, DL n. 104/2020
Il Legislatore, con l’articolo 10-bis, co. 1, DL n. 104/2020, ha chiarito che sono soggetti al regime previdenziale della piccola pesca i soci di cooperative di pesca, iscritte nell’apposita sezione dell’Albo nazionale degli enti cooperativi, anche quando le cooperative medesime non esercitano una funzione diretta di organizzazione e di controllo sull’attività di pesca degli associati. In attuazione dell’articolo 9, D.Lgs. n. 6/2003, e dell’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni di attuazione e transitorie del codice civile, sono tenute all’iscrizione al predetto Albo tutte le società cooperative, sia quelle a mutualità prevalente che le altre cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente.
L’articolo 4, D.M. 23 giugno 2004, e successive modificazioni, indica le categorie delle cooperative da indicare nella domanda di iscrizione, distinte per ambito di attività, tra le quali sono ricomprese le cooperative della pesca.

Soci di cooperative della piccola pesca
Alla luce dell’ambito di applicazione del regime di cui alla legge n. 250/1958, come ridefinito dalle disposizioni recate dall’articolo 10-bis del decreto-legge n. 104/2020, i soci delle cooperative della piccola pesca marittima sono obbligatoriamente soggetti al regime previdenziale della legge n. 250/1958, laddove ricorrano le seguenti condizioni:
– essere soci di cooperative della pesca iscritte nell’apposita sezione dell’Albo nazionale degli enti cooperativi;
– possesso della qualifica di marittimo iscritto nelle matricole della gente di mare;
– esercizio della pesca quale esclusiva e prevalente attività lavorativa con natante non superiore alle dieci tonnellate di stazza lorda, qualunque sia la potenza dell’apparato motore.
Gli eventuali marittimi imbarcati sui natanti da pesca, che non siano soci delle cooperative di pesca sopra richiamate, sono esclusi dal suddetto regime previdenziale, ma debbono essere assicurati con le norme della legge n. 413/1984, con oneri contributivi a carico dell’armatore.

Assicurazioni obbligatorie
Con specifico riferimento alle forme assicurative obbligatorie gestite dall’INPS, i soci di cooperativa sono assoggettati all’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS), per la tubercolosi (TBC) e, come beneficiari degli assegni per il nucleo familiare nel settore industria, al relativo versamento alla Cassa Unica Assegni Familiari o CUAF.
Inoltre, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata sono altresì soggetti all’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI).
I soci lavoratori subordinati delle cooperative della pesca che abbiano più di cinque dipendenti rientrano nel campo di applicazione del Fondo di integrazione salariale (FIS).
Viceversa, i soci lavoratori che abbiano stabilito con la cooperativa un rapporto di lavoro autonomo sono esclusi dall’Assicurazione Sociale per l’Impiego e dall’ambito applicativo del Fondo di integrazione salariale.
Anche i soci imprenditori delle cooperative della pesca che svolgono attività di servizio sono esclusi dall’Assicurazione Sociale per l’Impiego in quanto per tali cooperative, che non sono cooperative di produzione e lavoro, non trova applicazione la legge n. 142/2001.
I predetti soci sono esclusi anche dall’ambito applicativo del FIS in quanto non sono soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro.
La contribuzione dovuta in relazione alle forme assicurative sopra indicate è calcolata sui salari convenzionali di cui all’articolo 10 della legge n. 250/1958, annualmente rivalutati. Per il corrente anno 2021 la misura del salario convenzionale mensile è pari a euro 680,00.

Aliquote contributive
Soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato

Contributo

Aliquota %

IVS 14,90
ASpI 0 – Contributo ordinario articolo 2, comma 25, della legge n. 92/2012

(azzerato per effetto degli esoneri stabiliti per il settore);

0,30 – Contributo articolo 25 della legge n. 845/1978

CUAF 0 (contributo azzerato per effetto degli esoneri stabiliti per il settore).

Soci lavoratori a rapporto di lavoro autonomo e soci imprenditori

Contributo

Aliquota %

IVS 14,90
CUAF 0 (contributo azzerato per effetto degli esoneri stabiliti per il settore)

Contattaci
Invia con WhatsApp