Superbonus: ricostruzione muro di contenimento condominiale

Il Superbonus può essere riconosciuto in relazione alle spese sostenute per interventi di ricostruzione con criteri antisismici del muro di contenimento condominiale (Agenzia delle Entrate – Risposta 01 febbraio 2021, n. 68).

L’agevolazione cd. “Superbonus” prevede una detrazione d’imposta nella misura del 110 per cento delle spese sostenute a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica (ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici), nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici effettuati su unità immobiliari residenziali.
In particolare, il beneficio spetta a fronte del sostenimento delle spese relative a taluni specifici interventi finalizzati alla riqualificazione energetica e alla adozione di misure antisismiche degli edifici (cd. interventi “trainanti”) nonché ad ulteriori interventi, realizzati congiuntamente ai primi (cd. interventi “trainati”):
– su parti comuni di edifici residenziali in “condominio” (sia trainanti, sia trainati);
– su edifici residenziali unifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti, sia trainati);
– su unità immobiliari residenziali funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno site all’interno di edifici plurifamiliari e relative pertinenze (sia trainanti, sia trainati); nonché
– su singole unità immobiliari residenziali e relative pertinenze all’interno di edifici in condominio (solo trainati).

Per quanto riguarda la possibilità di accedere al Superbonus per un intervento antisismico da realizzare solo sul muro di contenimento pertinenziale del condominio, senza un intervento diretto sul fabbricato residenziale, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i seguenti chiarimenti.
Per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, la detrazione è elevata al 110 per cento in relazione agli interventi antisismici per la messa in sicurezza statica delle parti strutturali di edifici o di complessi di edifici collegati strutturalmente, le cui procedute autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017, relativi a edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, inclusi quelli dai quali deriva la riduzione di una o due classi di rischio sismico.
I medesimi interventi sono agevolabili anche se realizzati sulle “parti comuni” di edifici in condominio riguardanti elementi strutturali. Al fine di individuare le parti comuni interessate dall’agevolazione è necessario far riferimento alle disposizioni del codice civile.
In base alla disciplina codicistica, sono ricomprese tra le parti comuni di edifici in condominio: le fondazioni, i muri maestri, il suolo su cui sorge l’edificio. Tuttavia tale elencazione non è tassativa.

Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate, gli interventi su un muro di contenimento, sempreché funzionali all’adozione di misure antisismiche in relazione alle parti strutturali dell’edificio condominiale, possono essere annoverati tra gli interventi sulle “parti comuni” interessate dall’agevolazione.

Moratoria dei finanziamenti agevolati PMI: nuova proroga

Forniti chiarimenti sulla nuova proroga moratoria dei finanziamenti agevolati in ambito FIT, PIA Innovazione e FCS, disposta dalla Legge n. 178/2020 (Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 28 gennaio 2021, n. 32572).

Per le PMI già ammesse fino al 31/01/2021 alle misure di sostegno previste dalla Circolare n. 240338 del 22/09/2020, la proroga della moratoria opera automaticamente fino al 30/06/2021 senza alcuna formalità e senza oneri aggiuntivi, fatta salva l’ipotesi di rinuncia espressa dall’impresa e da far pervenire a soggetto gestore/finanziatore.
Le PMI che, invece, alla data di entrata in vigore della Legge 178/2020 del 30 dicembre 2020 presentino esposizioni debitorie di cui all’articolo 56, comma 2 del decreto legge 17 marzo 2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 e che non abbiano finora richiesto alcun accesso alle misure di sostegno, possono essere ammesse, su esplicita istanza da presentare al gestore entro il 30 giugno 2021, alle predette misure di sostegno finanziario secondo le medesime condizioni e modalità previste dallo stesso articolo 56, come modificato dall’articolo 1, comma 248 della Legge 178/2020 presentando una apposita istanza.

Brexit: come adempiere gli obblighi IVA per gli operatori del Regno Unito

I soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono accedere all’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentate fiscale. Resta inteso che gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA, nominato o rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 01 febbraio 2021, n. 7/E)

 

A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, nota anche come “Brexit”, sono sorti alcuni dubbi riguardanti le corrette modalità per adempiere agli obblighi IVA da parte degli operatori del Regno Unito, soggetti passivi d’imposta in Italia. In particolare, il dubbio è se coloro che dispongono nel nostro Paese di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA possano continuare a utilizzare per le operazioni interne tale rappresentante o tale identificazione o, diversamente, debbano richiedere una nuova posizione IVA in quanto soggetti extra-UE.
Al riguardo viene, pertanto, chiarito che a partire dal 1° gennaio 2021, agli scambi commerciali con il Regno Unito, a seguito del suo recesso dalla Unione Europea, si applicano le regole e le formalità di natura fiscale e doganale in vigore con i Paesi terzi e che in base alla normativa IVA, il soggetto non residente – UE o extra-UE – che effettua nel territorio dello Stato operazioni rilevanti ai fini IVA, può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato o, in alternativa, identificandosi direttamente.
In particolare, per i soggetti extra-UE la possibilità di identificazione diretta è subordinata al rispetto di quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 35- ter del decreto IVA, ai sensi del quale «possono avvalersi dell’identificazione diretta prevista dal presente articolo, i soggetti non residenti, che esercitano attività di impresa, arte o professione […] in un Paese terzo con il quale esistano strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta, analogamente a quanto previsto dalle direttive del Consiglio n. 76/308/CEE del 15 marzo 1976 e n. 77/799/CEE del 19 dicembre 1977 e dal regolamento (CEE) n. 218/92 del Consiglio del 27 gennaio 1992».
Nel caso in esame, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni previste nel citato comma 5, occorre tener conto dell’accordo tra Regno Unito e Unione europea, stipulato in data 24 dicembre 2020 e finalizzato a regolare il futuro delle relazioni tra i due sistemi economici del dopo Brexit. Il predetto accordo è entrato in vigore in via provvisoria il 1º gennaio 2021 e contiene un Protocollo sulla cooperazione amministrativa e la lotta contro la frode in materia di imposta sul valore aggiunto e sull’assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi e imposte.
In ambito di assistenza amministrativa in materia di IVA, sono state previste le seguenti forme di assistenza: richiesta d’informazioni, richiesta di informazioni senza preventiva richiesta, presenza negli uffici amministrativi e partecipazione alle indagini amministrative svolte congiuntamente, richiesta di notifica amministrativa, controlli simultanei.
Il Protocollo, in base all’esame delle disposizioni in esso contenute, può considerarsi sostanzialmente analogo agli strumenti di cooperazione amministrativa vigenti nella UE. Tale circostanza consente di continuare ad applicare ai soggetti passivi del Regno Unito le disposizioni contenute nell’articolo 35-ter, comma 5, del decreto IVA.
In conclusione, i soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono accedere all’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentate fiscale.
Resta inteso che gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA, nominato o rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne.

Credito d’imposta per il rafforzamento patrimoniale: chiarimenti dal fisco

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta 02 febbraio 2021, n. 74, ha fornito chiarimenti sulla corretta interpretazione dell’art. 26, D.L. n. 34/2020 che prevede per le società a responsabilità limitata il riconoscimento di un credito d’imposta al fine di conseguire il rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni.

Il Decreto Rilancio ha riconosciuto delle agevolazioni a fronte di aumenti di capitale di alcuni tipi di società (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative, società europee e società cooperative europee).

Le misure previste si applicano agli aumenti di capitale delle indicate società iscritte nel registro delle imprese, ad esclusione di quelle che operano nei settori bancario, finanziario e assicurativo, aventi i seguenti requisiti:

– presentino, nel periodo d’imposta 2019, un ammontare di ricavi superiore a cinque milioni di euro, ovvero dieci milioni di euro nel caso di sostegno e rilancio del sistema economico-produttivo italiano, e fino a cinquanta milioni di euro;

– abbiano subito a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, nei mesi di marzo e aprile 2020, una riduzione complessiva dell’ammontare dei ricavi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in misura non inferiore al 33%;

– abbiano deliberato ed eseguito tra il 20 maggio e il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato.

Tra le misure di sostegno sono previste un credito d’imposta in favore dei soggetti che effettuano conferimenti in denaro in favore della società e un credito di imposta alle società stesse pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto.

Nello specifico, ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro, in una o più società, in esecuzione dell’aumento del capitale sociale, spetta un credito d’imposta pari al 20%. L’investimento massimo del conferimento in denaro sul quale calcolare il credito d’imposta non può eccedere euro 2.000.000. La partecipazione riveniente dal conferimento deve essere posseduta fino al 31 dicembre 2023. La distribuzione di riserve, di qualsiasi tipo, prima di tale data da parte della società oggetto del conferimento in denaro comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo del contribuente di restituire l’ammontare detratto, unitamente agli interessi legali. L’agevolazione spetta all’investitore che ha una certificazione della società conferitaria che attesti di non aver superato il limite dell’importo complessivo agevolabile ovvero, se superato, l’importo per il quale spetta il credito d’imposta.

Non possono beneficiare del credito d’imposta le società che controllano direttamente o indirettamente la società conferitaria, sono sottoposte a comune controllo o sono collegate con la stessa ovvero sono da questa controllate.

Con riferimento alla società beneficiaria dell’aumento di capitale sociale, alle società è riconosciuto, a seguito dell’approvazione del bilancio per l’esercizio 2020, un credito d’imposta pari al 50% delle perdite eccedenti il 10% del patrimonio netto, al lordo delle perdite stesse, fino a concorrenza del 30% dell’aumento di capitale. La percentuale è aumentata dal 30 al 50% per gli aumenti di capitale deliberati ed eseguiti nel primo semestre del 2021.

La distribuzione di qualsiasi tipo di riserve prima del 1° gennaio 2024, ovvero del 1° gennaio 2025 nel caso in cui l’aumento di capitale sia deliberato ed eseguito nel primo semestre dell’esercizio 2021, da parte della società ne comporta la decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituire l’importo, unitamente agli interessi legali.

FSBA: nuove procedure Covid-19 per l’artigianato

Il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (FSBA), lo scorso 27 gennaio, ha aggiornato il proprio Manuale operativo e le procedure Covid-19.

Il manuale operativo per le prestazioni FSBA di cui al d.l. 104/2020, al d.l. 137/2020, al d.l. 157/2020 e alla Legge di Bilancio 178/2020, prevede quanto segue:

PRIME 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Le domande già inserite sono prorogate fino al 31/12/2020, le risorse attribuite saranno gestite in considerazione dei seguenti periodi:
a. Decreto Cura Italia e Decreto Rilancio 23/02/2020 – 12/07/2020.
b. Decreto Agosto 13/07/2020 – 31/12/2020.
c. Decreto Ristori 16/11/2020 – 31/12/2020.
Con cadenza mensile, il Fondo autorizza il periodo rendicontato e procede alla relativa erogazione delle prestazioni, relativamente alle prime 9 settimane.
Al raggiungimento delle giornate disponibili per le prime 9 settimane dal 13/07 in poi (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione dell’orario aziendale, ovvero, 5 – 6 o 7 giorni a settimana), il sistema riterrà le stesse complessivamente autorizzate (requisito per procedere con la richiesta delle ulteriori 9 settimane COVID19 con fatturato).
Per il periodo 13/07 – 31/12, possono essere inseriti nella domanda, lavoratori in forza al 9/11/2020.
Le aziende che non hanno presentato domande nel periodo 23/2/2020 – 12/7/2020, possono presentare una domanda COVID19, tenendo in considerazione che:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata massima della sospensione è di 9 settimane (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione oraria aziendale, ovvero, azienda attiva 5, 6 o 7 giorni a settimana), nel periodo dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020.
c. Dev’essere redatto e allegato l’accordo sindacale.
d. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo, con eccezione delle domande le cui sospensioni sono iniziate nel mese di luglio, agosto o settembre, ottobre 2020.
e. È necessario fare richiesta del ticket INPS.
f. La data fine domanda, di default 31/12/2020, viene successivamente aggiornata automaticamente.

SECONDE 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle seconde 9 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID con fatturato, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata della sospensione è di 9 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle prime 9 settimane.
c. Devono essere state autorizzate le prime 9 settimane previste dal 13 luglio in poi.
d. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato per le prime 9 settimane (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre e ottobre 2020).
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre e ottobre 2020).
h. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
– Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%

6 SETTIMANE d.l. 137/2020 e d.l. 149/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle 6 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 RISTORI, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9 novembre 2020.
b. La durata minima della sospensione è di una settimana, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020.
c. La durata massima della sospensione è di 6 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020. N.B. Eventuali settimane utilizzate dal 16/11, relativamente alle 18 settimane (periodo 12/07 – 31/12), saranno decurtate dalle 6 settimane disponibili per il Decreto Ristori. N.B. – Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178). A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.
Devono essere state autorizzate le 18 settimane previste dal d.l. 104/2020 (tranne che per i datori appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24.10.2020, che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche).
Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo.
g. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
h. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo.
i. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
j. Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%
OPPURE
– Che l’azienda, ai sensi del comma 3 dell’art. 12 del d.l. 137/2020 k. È esente dal versamento del contributo addizionale.

12 SETTIMANE legge di bilancio 178/2020

Relativamente alle domande di cui alle 12 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 (LEGGE 178), tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 1° gennaio 2021.

b. La durata minima della sospensione è di una settimana.
c. La durata massima della sospensione è di 12 settimane, nel periodo 01/01/2021 – 30/06/2021.
d. Accordo sindacale (in fase di definizione, seguiranno opportuni aggiornamenti circa le modalita’ di gestione).

e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo.
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo.
h. Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020.
i. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178).
j. A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.

Contattaci
Invia con WhatsApp