Gli obblighi del coordinatore per la sicurezza dei lavori

Il coordinatore per la sicurezza dei lavori oltre ad organizzare il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, deve altresì vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sull’applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori, spettando al medesimo coordinatore la titolarità di un’autonoma posizione di garanzia.

In materia di violazione della normativa antinfortunistica, gli obblighi di cui è titolare il datore di lavoro possono essere trasferiti ad altri sulla base di una delega, purché espressa, inequivoca e certa.
Quest’ultima laddove rilasciata a soggetto privo di una particolare competenza in materia antinfortunistica e non accompagnata dalla dotazione del medesimo di mezzi finanziari idonei a consentirgli di fare fronte in piena autonomia alle esigenze di prevenzione degli infortuni, non è sufficiente a sollevare il datore di lavoro dai propri obblighi in materia e a liberarlo dalla responsabilità per l’infortunio conseguito alla mancata predisposizione dei necessari presidi di sicurezza.
In caso di delega di funzioni spettanti al datore, infatti, è necessario verificare in concreto che il delegato abbia effettivi poteri di decisione e di spesa in ordine alla messa in sicurezza dell’ambiente di lavoro, indipendentemente dal contenuto formale della nomina.

Ebbene, al coordinatore per la sicurezza dei lavori non è assegnato esclusivamente il compito di organizzare il lavoro tra le diverse imprese operanti nello stesso cantiere, bensì anche quello di vigilare sulla corretta osservanza da parte delle stesse delle prescrizioni del piano di sicurezza e sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori, spettando a detto coordinatore dei lavori la titolarità di un’autonoma posizione di garanzia che, nei limiti degli obblighi specificamente individuati dalla legge, si affianca a quelle degli altri soggetti destinatari delle norme antinfortunistiche, e comprende, non solo l’istruzione dei lavoratori sui rischi connessi alle attività lavorative svolte e la necessità di adottare tutte le opportune misure di sicurezza, ma anche la loro effettiva predisposizione, nonché il controllo continuo ed effettivo sulla concreta osservanza delle misure predisposte al fine di evitare che esse siano trascurate o disapplicate, nonché, infine, il controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione.

L’apprendistato professionalizzante alla luce del Decreto lavoro

Forniti i primi chiarimenti sulle modifiche apportate alla disciplina dell’apprendistato alla luce del D.L. n. 73/2013, al fine di rimuovere alcuni dubbi connessi all’applicazione di tale tipologia contrattuale con particolare riguardo alla formazione trasversale pubblica.

 

In particolare, l’art. 2, co. da 1 a 3 del D.L.76/2013, interviene su tre aspetti fondamentali, con misure di carattere “straordinario” e “temporaneo” volte a fronteggiare la grave crisi occupazionale che coinvolge in particolare i soggetti giovani, riguardanti:
a) il piano formativo individuale è obbligatorio esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche (formazione on the job);
b) la registrazione della formazione e della qualifica professionale a fini contrattuali eventualmente acquisita è effettuata in un documento avente i contenuti minimi del modello di libretto formativo del cittadino di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 10 ottobre 2005;
c) in caso di imprese multi localizzate, la formazione avviene nel rispetto della disciplina della Regione ove l’impresa ha la propria sede legale, riprendendo in tal senso, quanto stabilito dall’art. 7, co.10 del D.Lgs. 167/2011, con l’unica differenza per l’utilizzo del verbo “possono” presente nel Testo Unico, da intendersi come termine autorizzatorio per i datori di lavoro al pari di quanto indicato nella citata lettera c).

Le modifiche riguardano esclusivamente le assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2015 dalle microimprese, piccole e medie imprese di cui alla raccomandazione della Commissione del 6 maggio 2003, ovvero:
– MEDIA IMPRESA: impresa che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR;
– PICCOLA IMPRESA: impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR; MICROIMPRESA: impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR.

 

La procedura scelta dal legislatore per introdurre queste modifiche è di tipo graduale in quanto, entro il 30 settembre 2013, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano deve adottare linee guida volte a disciplinare il contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere al fine di avere una disciplina maggiormente uniforme sull’intero territorio nazionale dell’offerta formativa pubblica (articolo 4 del TU). Inoltre, tali eventuali disposizioni contenute nelle linee guida dovranno essere, comunque, recepite con strumenti legislativi regionali.
Per cui, qualora non fosse rispettato in una o più Regioni il termine del 30 settembre 2013 per l’adozione delle linee guida, in relazione alle assunzioni effettuate dal 28 giugno 2013 (e non solo quelli sottoscritti dal 1 ottobre 2013) al 31 dicembre 2015, trovano diretta applicazione le previsioni di deroga indicate alle lettere a), b) e c).
Resta salva, comunque, la possibilità di una diversa disciplina in seguito all’adozione delle richiamate linee guida, ovvero in seguito all’adozione di disposizioni di specie da parte delle singole regioni. Ciò al fine di neutralizzare, eventualmente,  le norme di semplificazione introdotte nel citato comma 1.

Diversamente, se cosi non fosse, si rischierebbe di rimettere in discussione le altre previsioni di competenza delle Regioni già contenute nel Testo Unico dell’apprendistato (D.Lgs. 167/2011) provocando nuova incertezza applicativa per le imprese.
Si avrà, dunque, una diversa disciplina in base alla data di costituzione del rapporto, cosi riassumibile:

Data assunzione apprendista Disciplina applicabile
Dal 26/4/2012 al 27/6/2013 Apprendisti soggetti all’obbligo di formazione di base e trasversale unicamente nel caso
in cui la contrattazione le abbia previste oppure, in assenza di quest’ultima, nel caso in
cui siano disciplinate dalle regioni stesse.
Dal 28/6/2013 al 30/9/2013 Apprendisti non soggetti all’obbligo di formazione di base e trasversale “pubblica” in
quanto “neutralizzata” fino all’emanazione delle linee guida, fermo restando l’eventuale
disciplina da parte della contrattazione nazionale.
Dall’1/10/2013 al 31/12/2015 Apprendisti soggetti alla formazione di base e trasversale solo nel caso le regioni in
sede di Conferenza Stato Regioni avranno individuato delle linee guida comuni
(eventualmente modificabile in seguito all’adozione di disposizioni di specie da parte
delle singole regioni). In caso contrario il piano formativo individuale è obbligatorio
esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze
tecnico-professionali e specialistiche (formazione on the job).
Dall’1/1/2016 Apprendisti soggetti all’obbligo di formazione di base e trasversale unicamente nel caso
in cui la contrattazione le abbia previste oppure, in assenza di quest’ultima, nel caso in
cui siano disciplinate dalle regioni stesse.

 

Ulteriore modifica apportata dall’art. 9 comma 3 D.L. riguarda il cumulo delle tipologie di apprendistato.

Viene aggiunto, in tal senso, il comma 2bis secondo cui “Successivamente al conseguimento della qualifica o diploma professionale ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, allo scopo di conseguire la qualifica professionale ai fini contrattuali, è possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; in tal caso la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva di cui al presente decreto legislativo“.
Ne discende che l’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale si può cumulare con un percorso di apprendistato professionalizzante nei limiti di durata massima complessiva stabilita dai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Raggiunta una “pre intesa” per i dipendenti della Fondazione Don Gnocchi

Firmato, il 5/7/2013, l’accordo che definisce le linee di indirizzo per avviare il rilancio del personale dipendente della Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlu, e da la possibilità di stipulare accordi temporanei da negoziare a livello territoriale per fronteggiare la fase di crisi economico – finanziaria.

Le parti si impegnano a sottoporre l’ipotesi di accordo al più presto – e comunque entro il mese di luglio 2013 – ai rispettivi organi deliberanti.
Il piano prevede una rivisitazione del sistema gestionale, a cominciare dalla revisione dei processi organizzativi e produttivi della Fondazione, migliorando le garanzie di coesione e coerenza di tutto il sistema complesso in cui si articola la presenza territoriale della stessa, nonché una serie di interventi immediati e di medio periodo in grado di eliminare diseconomie e di ottimizzare i costi.

Per definire accordi, che affrontino in modo equo e mirato la situazione di crisi che le varie strutture della Fondazione Don Carlo Gnocchi stanno attraversando, – tenendo al contempo conto delle diverse realtà aziendali e delle norme di accreditamento regionali, e nel rispetto dell’articolazione strutturale e territoriale propria della Fondazione, molto differenziate al suo interno – si rende necessario intervenire, temporaneamente, su alcune “LEVE CONTRATTUALI”, tramite accordi temporanei. Questi, devono dunque essere modulati, tenendo conto delle norme di accreditamento regionali, secondo il sistema organizzativo per Poli della Fondazione, con aggregazione di tutti i Poli aventi in comune una medesima Regione o aggregazioni di più Regioni ricomprese nel territorio di un singolo Polo,
Tali accordi temporanei, trascorso il periodo di validità di 36 mesi concordato tra le parti, cesseranno automaticamente di avere ogni efficacia. Gli accordi temporanei dovranno essere inviati a FP CGIL CISL FP UIL FPL nazionali entro 5 giorni dalla loro sottoscrizione. Gli accordi temporanei, raggiunti sulla base delle presenti linee guida, devono essere definiti entro e non oltre il mese di ottobre 2013 e decorrono dall’1/12/2013.

In tale ottica, le parti, inoltre, concordano la quantificazione della Una Tantum, per tutte le competenze arretrate fino al 31/12/2012, data di entrata a regime dei nuovi valori tabellari che saranno oggetto del rinnovo contrattuale.
L’Una Tantum sarà corrisposta in due rate, la prima con la retribuzione di dicembre 2013 e la seconda entro il primo semestre del 2014.
Le parti, inoltre, concordano che eventuali variazioni migliorative, relative all’aumento a regime dei valori tabellari, che dovessero intervenire a seguito della trattativa del settore, saranno recepite con successivo accordo.

Posizione Una tantum 2010-2012
A 319,02
A1 327,60
A2 336,57
A3 341,25
A4 347,10
B 344,76
B1 354,51
B2 365,04
B3 371,67
B4 379,08
C 395,07
C1 407,16
C2 421,59
C3 435,63
C4 457,08
D 429,00
D1 444,60
D2 459,03
D3 473,07
D4 487,50
DS 462,54
DS1 480,87
DS2 499,59
DS3 518,31
DS4 534,30
E 504,66
E1 616,59
E2 751,92

La diversa articolazione dell’orario di lavoro nell’ambito del lavoro a turni necessita di uno specifico riconoscimento e valorizzazione degli operatori impiegati nel ciclo dei turai. A tal fine, fino alla definizione del CCNL, l’indennità di turno notturno e festivo aumentano rispettivamente, da 2,74 euro a 3,50 euro per l’indennità notturna e, da 17,92 euro a 20,00 per l’indennità festiva, a decorrere dalla retribuzione del mese di novembre 2013 con effetto sulla turnazione del mese di ottobre 2013.
Infine, il CCNL vigente verrà integrato, entro il mese di luglio 2013, con la definizione del contratto di apprendistato

Assistenza sanitaria: raggiunta l’intesa per le industrie del vetro

 

 

8 lug 2014 Siglato, il giorno 4/7/2014, tra ASSOVETRO e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILTEC-UIL l’accordo in materia di assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti delle Industrie del vetro.

A beneficio di tutte le imprese che rientrano nella sfera di applicabilità del CCNL per le Aziende industriali che producono e trasformano articoli in vetro, comprese quelle che producono lampade e display, Assovetro formulerà l’adesione della categoria al sistema di assistenza sanitaria integrativa gestito dal Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa Energia (FASIE), previa una verifica delle condizioni statutarie e regolamentari dello stesso.
L’adesione comporterà un onere di contribuzione di 16 euro mensili, per 12 mensilità, destinato alla copertura delle prestazioni di assistenza sanitaria, salvo la quota destinata a coprire i costi di gestione, così ripartito:

– 8 euro a carico del lavoratore aderente

– 8 euro a carico dell’Azienda che lo impiega

L’adesione a FASIE avrà carattere sperimentale per un periodo di tre anni, a partire dal 1° gennaio 2015.
Le prestazioni saranno rese secondo il Nomenclatore FASIE, in versione da confermare, dopo che le Parti avranno effettuato le necessarie verifiche.
Quanto alle imprese, che in virtù di accordi a livello aziendale o territoriale e/o di ogni eventuale forma o situazione aziendale in atto alla data del 9/12/2010, abbiano istituito o aderito a polizze, casse o fondi di assistenza sanitaria integrativa, al livello aziendale o di unità produttiva, saranno libere di mantenere le suddette forme integrative – con interdizione per tutti i dipendenti dell’Azienda o dell’unità produttiva interessata di iscriversi a FASIE – ovvero di optare, anche in un momento successivo, in via esclusiva e solo su base collettiva attraverso apposito accordo aziendale, per la confluenza nella nuova forma nazionale di assistenza sanitaria.

Contribuenti minimi: istruzioni per il recupero delle ritenute in UnicoPF 2013

Per le imprese che nel 2012 hanno adottato il regime agevolato dei cd. “nuovi minimi” e hanno subito ritenute d’acconto sui bonifici ricevuti in relazione prestazioni rientranti tra gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e/o di risparmio energetico, per i quali i clienti hanno beneficiato delle relative detrazioni fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni operative per il recupero delle predette ritenute tramite modello Unico PF2013.

Le imprese che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cd. “nuovi minimi”) non sono soggette a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta. Al fine di evitare l’applicazione delle ritenute, le stesse imprese devono rilasciare al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione, dalla quale risulti che il reddito cui le somme afferiscono è soggetto ad imposta sostitutiva secondo il “regime di vantaggio”.
In coerenza con la disciplina fiscale, il nuovo quadro LM dedicato ai contribuenti in regime di vantaggio, presente nel modello UnicoPF 2013, anno d’imposta 2012, non prevede un apposito campo in cui scomputare le ritenute subite.

Con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e/o di risparmio energetico, per i quali sono richieste le detrazioni d’imposta, le banche e Poste Italiane S.p.A. hanno l’obbligo di operare una ritenuta d’acconto (del 4%), in qualità di sostituti d’imposta, all’atto dell’accredito dei bonifici disposti dai contribuenti a pagamento delle prestazioni eseguite dalle imprese.

Sulla base della specifica normativa, le imprese che operano in “regime di vantaggio” e che risultano destinatarie di bonifici per prestazioni riguardanti i predetti interventi agevolati, non devono essere assoggettate alla ritenuta d’acconto, laddove abbiano rilasciato la prevista dichiarazione alla banca o all’ufficio postale presso il quale risultano correntisti.
In caso di indebita applicazione delle predette ritenute d’acconto, le imprese possono richiedere il rimborso mediante apposita istanza da presentare all’Agenzia delle Entrate.

Con la risoluzione n. 47/E del 5 luglio 2013, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni operative per consentire, in via eccezionale, di scomputare nella dichiarazione Unico PF/2013, le ritenute (erroneamente) operate nel periodo d’imposta 2012 e regolarmente certificate dalla banca o ufficio postale.
A tal fine, le ritenute relative ai bonifici devono essere riportate nel quadro RS, alla colonna 2 del rigo RS33, ordinariamente dedicato alle ritenute cedute da consorzi d’imprese. La colonna 1, dedicata al codice fiscale del consorzio, non deve essere compilata. Le ritenute indicate nel rigo RS33, quindi, possono essere normalmente scomputate nel quadro LM, al rigo LM13, ovvero nel quadro RN, al rigo RN32, colonna 4.
I dati devono essere indicati esclusivamente nel primo modulo del quadro RS e, qualora debbano essere riportate anche ritenute cedute da consorzi, le stesse dovranno essere esposte nei successivi moduli. Infine, nel frontespizio della dichiarazione, in corrispondenza del riquadro “Firma della dichiarazione”, il campo “Situazioni particolari” deve essere valorizzato con il codice “1”.