In pagamento l’E.G.R. per i dipendenti delle piccole imprese Uniontessile-Confapi

Da erogare, con la busta paga di gennaio, l’Elemento di Garanzia Retributiva previsto nel CCNL 7/10/2013 per gli addetti alle piccole e medie industrie del settore Tessile-Abbigliamento-Moda

Come previsto nell’art. 12 del CCNL 7/10/2013, è riconosciuto un importo a titolo di “elemento di garanzia retributiva” ai fini dell’effettività della diffusione della contrattazione aziendale, a favore dei lavoratori dipendenti da aziende prive della contrattazione aziendale stessa e che non percepiscono altri trattamenti economici individuali o collettivi oltre a quanto spettante in base al contratto nazionale.
Tale importo, pari a 220,00 euro lordi, uguale per tutti i lavoratori, sarà erogato con la retribuzione del mese di gennaio di ogni anno ai lavoratori in forza il 1° gennaio dello stesso anno di erogazione ed aventi titolo in base alla situazione retributiva individuale rilevata nell’ultimo quadriennio, scadente l’anno precedente l’erogazione stessa con assorbimento fino a concorrenza dell’E.G.R. di quanto individualmente erogato.
L’importo del E.G.R., che è da intendersi omnicomprensivo di ogni incidenza su tutti gli istituti legali e contrattuali, compreso il TFR, sarà corrisposto interamente ai lavoratori in forza dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno precedente l’erogazione e proporzionalmente ridotto in dodicesimi per gli altri lavoratori, considerando come mese intero la frazione di mese superiore a 15 giorni.
Sarà altresì riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale in base al minor orario contrattuale.

CCNL INDUSTRIA CARTARIA E CARTOTECNICA: sciolta la riserva

È applicabile, a seguito dello scioglimento della riserva, l’accordo di rinnovo del CCNL per i dipendenti delle industria della carta, cellulosa, pasta legno, fibra vulcanizzata e presfibra e per le aziende cartotecniche e della trasformazione della carta e del cartone, firmato lo scorso 30/11/2016.

In sintesi le novità:

Aumenti

Livelli

Par.

Dall’1/1/2017

Dall’1/1/2018

Dall’1/1/2019

Q 250,00 32,68 40,85 40,85
AS 249,00 32,55 40,69 40,69
A 212,00 27,71 34,64 34,64
B1 188,00 24,58 30,72 30,72
B2S 182,00 23,79 29,74 29,74
B2 174,00 22,75 28,43 28,43
C1S 161,00 21,05 26,31 26,31
C1 153,00 20,00 25,00 25,00
C2 139,00 18,17 22,71 22,71
C3 129,00 16,86 21,08 21,08
D1 121,00 15,82 19,77 19,77
D2 111,00 14,51 18,14 18,14
E 100,00 13,07 16,34 16,34

Minimi

Livelli

Par.

All’1/1/2015

Dall’1/1/2017

Dall’1/1/2018

Dall’1/1/2019

Q 250,00 2.433,56 2.466,24 2.507,09 2.547,94
AS 249,00 2.426,00 2.458,55 2.499,24 2.539,92
A 212,00 2.140,75 2.168,46 2.203,10, 2.237,74
B1 188,00 1.954,59 1.979,17 2.009,88 2.040,60
B2S 182,00 1.907,51 1.931,30 1.961,04 1.990,78
B2 174,00 1.847,12 1.869,87 1.898,30 1.926,73
C1S 161,00 1.745,47 1.766,52 1.792,82 1.819,13
C1 153,00 1.685,11 1.705,11 1.730,11 1.755,11
C2 139,00 1.577,11 1.595,28 1.617,99 1.640,70
C3 129,00 1.500,26 1.517,12 1.538,20 1.559,28
D1 121,00 1.438,75 1.454,57 1.474,34 1.494,11
D2 111,00 1.361,57 1.376,08 1.394,22 1.412,35
E 100,00 1.276,86 1.289,93 1.306,27 1.322,61

 

Una tantum
Da corrisponder con la retribuzione di giugno 2017, ai lavoratori in forza alla data del 1/6/2017 una somma a titolo di tantum pari ad € 100,00 lordi.

Elemento di garanzia retributiva
Dal 2017 ai lavoratori a tempo indeterminato in forza dal 1° gennaio di ogni anno nelle aziende che non abbiano fatto contrattazione di II livello negli ultimi tre anni e non abbiano ricevuto nessun altro trattamento economico collettivo, è riconosciuto con le competenze del mese di aprile un importo annuo di 250 euro lordi.

Fondo di assistenza sanitaria
Con decorrenza dall’1/1/2017 il contributo da versare al Fondo, pari a 120 € all’anno, sarà interamente a carico delle aziende. A partire dalla stessa data le aziende che pur essendo tenute non versino il relativo contributo dovranno erogare al lavoratore una quota di retribuzione mensile pari a 25 € lorde.

Cassa Edile di Perugia: i contributi da versare

Cassa Edile di Perugia: i contributi da versare

Per effetto del nuovo CIPL firmato tra le Parti territoriali il giorno 16/11/2016, valevole nella provincia di Perugia per i dipendenti di Imprese Edili ed affini Industriali e Cooperative, si riportano le contribuzioni dovute alla Cassa Edile di Perugia dall’1/1/2017

Le Parti, alla luce di quanto pattuito nel nuovo CIPL e ad esito dell’approfondito esame effettuato in merito all’andamento della gestione degli organismi paritetici operanti nella provincia, e tenuto altresì conto del sensibile decremento, registrato negli ultimi anni, del numero dei lavoratori iscritti, hanno convenuto che, a decorrere dall’1/1/2017 le aliquote delle contribuzioni dovute dalle imprese alla Cassa Edile della Provincia di Perugia, sono modificate nei seguenti termini:

Contributi

A carico azienda

A carico lavoratore

Totale

Contributo Cassa Edile 2,29% 0,44% 2,73%
Contributo Scuola Edile 0,90% 0,90%
Contributo APE 3,80 % 3,80 %
Contributo “Sicurezza” 0,35% 0,35%
Contributo lavori usuranti e pesanti 0,10% 0,10%
Quota Nazionale di A.C. 0,229% 0,229% 0,458%
Quota Territoriale di A.C. 0,988% 0,988% 1,976%
Contributo RLST 0,20% 0,20%
Contributo vestiario 0,15%   0,15%

I contributi di cui sopra sono computati su paga base di fatto, ex indennità di contingenza, indennità territoriale di settore, per tutte le ore di lavoro ordinario effettivamente prestate e sul trattamento economico per le festività previste dal CCNL e per le ore di assenza non giustificate a seguito del controllo del rispetto dell’orario contrattuale. Le entrate per sanzioni applicate a seguito del controllo dell’orario contrattuale vengono destinate alle rispettive gestioni, facendo salvo quanto previsto dal CCNL in materia di gestione APE e Prepensionamento (ex Lavori Usuranti e Pesanti) e dal Regolamento Assistenze.
Le parti si impegnano ad effettuare verifiche annuali delle aliquote in corrispondenza della chiusura dell’esercizio finanziario della Cassa Edile.

Agevolazioni “prima casa”: l’inerzia del Comune esclude la decadenza

Le agevolazioni fiscali “prima casa” non possono essere revocate, se il tardivo trasferimento della residenza oltre i 18 mesi dall’acquisto dell’abitazione è causato dell’inerzia del Comune al rilascio delle necessarie autorizzazioni edilizie per la realizzazione delle opere di ristrutturazione. Ciò a condizione che gli adempimenti per l’ottenimento delle predette autorizzazioni siano effettuati con adeguato margine di tempo. (Corte di Cassazione – Sentenza 20 gennaio 2016, n. 912).

FATTO

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato le agevolazioni “prima casa” perché i contribuenti non avevano richiesto e ottenuto il trasferimento di residenza entro 18 mesi dall’acquisto dell’abitazione per cui avevano fruito delle agevolazioni.
I contribuenti hanno impugnato l’atto di recupero, poiché il ritardo del trasferimento di residenza doveva imputarsi a cause ad essi non imputabili, né evitabili ed imprevedibili, in quanto riconducibili al ritardo del comune nel rilascio delle necessarie autorizzazioni edilizie per le opere di ristrutturazione dell’abitazione, richieste peraltro con notevole anticipo rispetto alla scadenza del termine dei 18 mesi.
La decisione favorevole ai contribuenti è stata impugnata con ricorso in Cassazione dall’Agenzia delle Entrate, secondo la quale, invece, deve ritenersi irrilevante il ritardo del comune nel rilascio del certificato di abitabilità, che non costituisce causa ostativa al trasferimento della residenza.

LA NORMA CHE REGOLA IL BENEFICIO

In base alla normativa vigente, l’acquisto dell’abitazione “prima casa” gode di una tassazione ridotta a condizione che l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come prima casa sul territorio italiano.
La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto.
La decadenza deve essere esclusa, qualora il mancato rispetto del termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza sia dovuto a fatti non imputabili al contribuente, inevitabili ed imprevedibili.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando definitivamente la pretesa dell’Amministrazione finanziaria.
I giudici, in particolare, hanno ritenuto che l’assenza di colpa da parte dei contribuenti nell’ottenere il rilascio delle autorizzazioni edilizie per la realizzazione delle opere di ristrutturazione richieste in epoca notevolmente anteriore alla scadenza del termine per il trasferimento della residenza, correlate all’inerzia dell’amministrazione pubblica non potevano incidere, cancellandolo, sul beneficio prima casa fruito dai contribuenti in sede di acquisto.
Al riguardo la Corte di Cassazione ha sottolineato che il compimento dell’attività amministrativa esula dal potere di controllo del contribuente dovendosi avere riguardo, ai fini di stabilire la tempestività dell’adempimento dell’obbligo di trasferimento della residenza in questione, al contegno posto in essere dalle parti acquirenti, correlata al tempo in cui venne chiesto il rilascio dell’atto concessorio ottenuto oltre la scadenza del termine di diciotto mesi.
In altri termini deve ritenersi che l’inerzia del comune nel rilascio delle prescritte autorizzazioni amministrative costituisca un ostacolo non imputabile al contribuente, inevitabile ed imprevedibile, per cui il mancato rispetto del termine di 18 mesi per il trasferimento della residenza non costituisce causa di decadenza dei benefici “prima casa”, a condizione però che gli adempimenti per ottenere le autorizzazioni medesime siano stati eseguiti entro un lasso di tempo adeguato.

ARTIGIANATO VENETO: definita la procedura di richiesta CIG

 

22 gen 2016 Siglato il 29/12/2015, tra la CONFARTIGIANATO Imprese Veneto, la CNA del Veneto, la CASARTIGIANI del Veneto e la CGIL regionale Veneto, la CISL regionale Veneto, la UIL regionale Veneto, l’accordo interconfederale regionale sulle procedure di consultazione per la CIG in deroga 2016.

Procedura per richiesta CIG in deroga

L’impresa artigiana e/o associata che intenda ricorrere all’attivazione della CIG in deroga dovrà adempiere ai seguenti punti:
a) Comunicazione dell’azienda all’associazione artigiana provinciale cui aderisce o conferisce mandato, di norma 9 giorni prima dell’inizio della sospensione, per l’avvio della relativa procedura. A livello provinciale potranno essere richiesti dati aggiuntivi secondo la prassi già in atto.
b) L’associazione provinciale, nei tre giorni lavorativi successivi, tramite AR o mail o fax o secondo la prassi in uso, informerà delle richieste pervenute le OO.SS. CGIL CISL e UIL territoriali.
Al termine della procedura di consultazione sarà redatto il verbale di consultazione sindacale. Nel caso di mancato accordo si applicherà quanto disposto dalle Linee Guida della Regione Veneto per la CIG in deroga 2016.
Il verbale sarà accluso all’istanza di CIG in deroga da presentare alla Regione del Veneto.
Non appena espletata la procedura l’azienda provvederà, se del caso tramite lo Studio/servizio di gestione paghe, agli adempimenti amministrativi necessari per l’attivazione di tale ammortizzatore.

 

Utilizzo degli strumenti di accantonamento ore

La normativa prevede esplicitamente che l’impresa debba aver preventivamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità, ivi compresa la fruizione delle ferie residue. Tenuto conto che la contrattazione artigiana, sia nazionale che regionale, prevede vari strumenti contrattuali di accantonamento orario (ROL, flessibilità, banca ore) si conviene che gli stessi (se adottati in azienda) siano utilizzati nei periodi di mancanza di lavoro prima di accedere alla CIG in deroga. Per quanto concerne le ferie residue si intendono quelle residue dell’anno precedente e quelle maturate fino alla data di inizio delle sospensioni. Sono da escludersi le ferie programmate che coincidono, a mero titolo esemplificativo, con le chiusure aziendali.
Le parti si danno atto che le ferie maturate nell’anno di riferimento sono da considerarsi già programmate per le chiusure aziendali, ivi comprese le fermate produttive.

Prestazione EBAV

A favore delle imprese che utilizzano la presente procedura è prevista una prestazione Ebav, a titolo di rimborso forfettario del contributo addizionale INPS, una somma pari a 105 euro mensili per ogni dipendente che usufruisce della CIG in deroga. L’impresa deve risultare aderente ad Ebav ed in regola con i relativi versamenti.
La prestazione sarà erogata solo nel caso in cui l’impresa presenti ad Ebav copia del suddetto verbale di accordo sottoscritto dall’associazione artigiana e dall’OO.SS..