AUTOFERROTRANVIERI: ACCORDO PER LA COSTITUZIONE DEL FONDO BILATERALE DI SOLIDARIETÀ

Stipulato, il giorno 8/7/2013, tra ASSTRA, ANAV e FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, UGL-TRASPORTI e FAISA CISAL, l’Accordo Nazionale sulla costituzione del Fondo Bilaterale di Solidarietà per il personale cui si applica il CCNL Autoferrotranvieri – Internavigatori del 23/7/1976 e s.m.i. L’accordo sarà trasmesso ai Ministeri competenti per l’approvazione che avverrà con l’emanazione di un apposito Decreto del Ministero del Lavoro, adottato di concerto con il Ministero di Economia e Finanze

Scopo del Fondo
Il Fondo, in conformità a quanto previsto dalla Legge n. 92/2012, ha lo scopo di assicurare tutele sia in costanza di rapporto di lavoro sia in caso di cessazione del rapporto di lavoro per problematiche occupazionali.

Destinatari degli interventi del Fondo
Sono i lavoratori delle Aziende di trasporto, sia pubbliche che private, che rientrano nel campo di applicazione del CCNL sottoscritto da ASSTRA e da ANAV e dalle OO.SS. FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, UGL-Trasporti e FAISA CISAL e che occupano mediamente più di quindici dipendenti.
I lavoratori delle Aziende che occupano mediamente sino a quindici dipendenti sono destinatari degli interventi del Fondo solo qualora le aziende medesime aderiscano volontariamente al Fondo stesso. L’adesione può essere comunicata in qualunque momento, fermo restando che il diritto a ricevere le prestazioni matura dopo sei mesi di versamento della contribuzione ordinaria.

Prestazioni del Fondo
Il Fondo, ai sensi dell’art. 5 dell’accordo costitutivo, provvede:

a) all’erogazione di assegni ordinari a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell’orario di lavoro o da sospensione temporanea dell’attività lavorativa anche in concorso con gli appositi strumenti di sostegno previsti dalla legislazione vigente.
Per l’erogazione degli assegni ordinari si richiede che la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa sia dovuta ad eventi temporanei, non imputabili al datore di lavoro e ai lavoratori, ovvero a processi di ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione aziendale.
L’assegno ordinario è pari all’80% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le zero ore e il limite dell’orario contrattuale settimanale, comunque nel limite dei massimali previsti dalla predetta normativa.
L’assegno è corrisposto per un periodo non superiore a 90 giorni, da computare in un biennio mobile. In casi eccezionali detto periodo può essere prorogato trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 12 mesi.

b) all’erogazione di prestazioni integrative della assicurazione sociale per l’impiego (ASPI).
Con tale integrazione si provvede ad assicurare:

– per tutta la durata di percezione dell’ASpI, un livello di trattamento, comprensivo dell’ASpI, pari al massimale ASpI (nell’importo riconosciuto per i primi sei mesi) maggiorato di € 173,00;
– per il periodo successivo al godimento dell’ASpI e per una durata massima di ulteriori 18 mesi, un reddito di importo pari al massimale ASpI, nell’importo in vigore all’inizio di quest’ultimo periodo.

c) all’erogazione di assegni straordinari per il sostegno al reddito a favore di lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi 60 mesi. La misura degli assegni straordinari è determinata dagli accordi sindacali aziendali.

d) alla stipula di apposite convenzioni con i fondi interprofessionali al fine di assicurare l’effettuazione di programmi formativi, di riconversione o riqualificazione professionale del personale eventualmente in esubero, anche in concorso con gli appositi fondi regionali o dell’Unione europea.

Finanziamento del Fondo
Per le prestazioni di cui alle lettere a) e b) sono dovuti mensilmente contributi ordinari dello 0,50%, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro e lo 1/3 a carico dei lavoratori, calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.
I contributi ordinari sono da versare a partire dalla data del decreto di istituzione del Fondo presso l’INPS e comunque non oltre il 1/1/2014.
Inoltre, per il periodo di fruizione delle prestazioni di cui alla lett. a) è dovuto dal datore di lavoro un contributo addizionale, nella misura del 1,50%, calcolato in rapporto alle retribuzioni perse.
Un contributo straordinario mensile nella misura del 30% dell’ultima retribuzione imponibile ai fini previdenziali è dovuto dal datore di lavoro in caso di ricorso alle prestazioni di integrazione dell’ASPI, per l’intera durata di fruizione di tale prestazione.
Per gli assegni straordinari di cui alla lett. c), è dovuto, da parte di ciascuna azienda interessata, una contribuzione straordinaria relativa ai propri lavoratori interessati alla corresponsione degli assegni medesimi, in misura corrispondente al fabbisogno di copertura degli assegni erogabili e della contribuzione correlata.

Ritenuta alla fonte sui rimborsi spese, non sempre applicabile

L’applicabilità della ritenuta alla fonte sui rimborsi spese, erogati dai committenti, per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale è strettamente collegata al carattere gratuito della prestazione stessa (Agenzia Entrate – Risoluzione n. 49/E del 2013)

Nelle ipotesi di lavoro autonomo occasionale di carattere sostanzialmente gratuito per il cui svolgimento è previsto il rimborso delle spese strettamente necessarie per l’esecuzione della prestazione stessa, si determina un reddito di lavoro autonomo occasionale pari a zero, in quanto il compenso coincide con le spese sostenute.
In tale fattispecie, a fronte del collegamento tra compenso e spesa sostenuta, l’Agenzie delle Entrate ritiene che il committente non debba assoggettare alla ritenuta alla fonte i rimborsi per spese di viaggio, vitto e alloggio, in quanto le spese stesse sono solo quelle strettamente necessarie per lo svolgimento della prestazione di lavoro.
Qualora, invece il compenso corrisposto dal committente ecceda le spese strettamente necessarie per lo svolgimento dell’attività occasionale, facendo venir meno il carattere gratuito della prestazione di lavoro, si genera un reddito di lavoro autonomo occasionale assoggettabile a ritenuta.

L’Agenzia delle Entrate fornisce tali chiarimenti a fronte dell’istanza di interpello dell’Istituto Italiano di Tecnologia sull’applicabilità o meno della ritenuta alla fonte nell’ipotesi di rimborso delle spese per le prestazioni di lavoro occasionale svolto da docenti e ricercatori.

CCNL IMPRESE DI PULIZIA: ACCORDO SULL’ ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA

Firmato, il 26/6/2013, tra Fise, Legacoopservizi, Federlavoro e Servizi – Confcooperative, Agci Servizi, Unionservizi confapi e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltrasporti-Uil, il verbale di accordo per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, che prevede lo slittamento del versamento dei contributi per l’Assistenza Sanitaria Integrativa.

Le parti firmatarie, in occasione dell’incontro per il rinnovo del CCNL 31/5/2011, hanno definito una bozza definitiva dello statuto dell’Ente di Assistenza Sanitaria Integrativa per il personale del settore Pulizia Multiservizi, dando così il via libera alla definizione dell’atto costitutivo.
In considerazione del fatto che il Fondo non potrà funzionare dall’1/7/2013, data prevista dall’art. 69 del CCNL 31/5/2011 per l’avvio dei versamenti a favore dell’Assistenza Sanitaria Integrativa, le parti firmatarie hanno ritenuto opportuno posticiparla.

Pertanto confermano che l’istituto decorre a partire dall’1/7/2013 e i versamenti delle quote mensili, da attivare dalla medesima data, vengono posticipate al mese di settembre 2013 con il versamento unico di Euro 12,00 per i lavoratori con rapporto di lavoro fino a 28 ore settimanali e di Euro 18,00 per i lavoratori con rapporto di lavoro oltre le 28 ore settimanali.

Dal mese di ottobre 2013 verranno riattivati i versamenti mensili di cui all’art. 69 del CCNL sopra citato che prevede:

– un contributo a carico dell’impresa pari a 4,00 mensili per i lavoratori fino a 28 ore settimanali;
– un contributo a carico dell’impresa pari a 6,00 mensili per i lavoratori sopra le 28 ore settimanali.

Riduzione delI’mposta estera per i redditi da lavoro dipendente

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 48/E del 2013 chiarisce le modalità di calcolo della riduzione dell’imposta estera nel caso di redditi da lavoro dipendente prestato all’estero.

Nel caso in cui il reddito prodotto all’estero concorra parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l’imposta estera va ridotta in misura corrispondente (articolo 165, comma 10, del TUIR).
Quanto disposto si rende applicabile anche nel caso di redditi derivanti da attività di lavoro subordinato prestata all’estero in via continuativa – e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni – determinati in base alle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Infatti, l’articolo 36, comma 30, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha introdotto una norma di interpretazione autentica secondo la quale in caso di reddito calcolato convenzionalmente in misura ridotta il prestatore di lavoro residente fruisce, per le imposte pagate all’estero, di un credito d’imposta non pieno ma proporzionale al reddito estero che concorre alla formazione del proprio reddito complessivo.
A tal fine, per la determinazione del credito d’imposta ex articolo 165 del TUIR, si ritiene che le imposte pagate all’estero a titolo definitivo dovrebbero essere ridotte in proporzione al rapporto tra la retribuzione convenzionale ed il reddito di lavoro dipendente che sarebbe stato tassabile in via ordinaria – e non in misura convenzionale – in Italia.
Al riguardo, l’Agenzia sottolinea che se la retribuzione convenzionale fosse invece rapportata al reddito determinato secondo le regole di tassazione dello Stato della fonte, la riduzione dell’imposta estera detraibile rifletterebbe il livello di generosità che il sistema fiscale domestico riserva ad una categoria di reddito rispetto al trattamento previsto, per il medesimo reddito, dal sistema impositivo estero di volta in volta preso a riferimento, quindi oltre a non essere coerente con la finalità della norma, tale impostazione rischia evidenti effetti distorsivi e discriminatori.
Ai fini del calcolo dell’imposta estera detraibile, quindi, si ritiene più aderente al dettato normativo dell’articolo 165, comma 10, del TUIR, rapportare il reddito estero, determinato in misura convenzionale, al reddito che risulterebbe tassabile, in via ordinaria, se la medesima attività lavorativa fosse prestata in Italia.

Precisazioni sull’indennità di maternità per libere professioniste psicologhe

Le libere professioniste psicologhe, iscritte all’ENPAP, con rapporto di lavoro autonomo, coordinato e continuativo, in regime di convenzione con il S.S.N. hanno diritto alla integrazione dell’indennità di maternità, nella misura in cui i relativi periodi non siano coperti ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale.

Nello specifico, le libere professioniste, iscritte ad un Ente che gestisce forme di previdenza obbligatoria – tra cui è annoverato anche l’ENPAP – hanno diritto “per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa” al riconoscimento di una indennità di maternità in misura pari all’80% di cinque dodicesimi del reddito professionale da lavoro autonomo, percepito e denunciato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello dell’evento. Tale indennità viene corrisposta dal competente Ente di previdenza, indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività, a seguito di presentazione di apposita domanda corredata da dichiarazione attestante l’inesistenza del diritto alle indennità di maternità.
L’erogazione dell’indennità di maternità da parte dell’Ente previdenziale di categoria risulta, pertanto, ammissibile solo nella misura in cui la medesima professionista non percepisca altra indennità di maternità in qualità di lavoratrice dipendente ovvero autonoma o come imprenditrice agricola e commerciante.
Secondo la previsione contenuta nell’art. 37, co. 4, dell’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni, medici veterinari ed altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) ambulatoriali: “allo specialista ambulatoriale e al professionista a tempo indeterminato, che si assenta dal servizio per gravidanza o puerperio, o adozione di minore al di sotto del 6 anni, l’azienda mantiene l’incarico per 6 mesi continuativi e corrisponde l’intero trattamento economico goduto in attività di servizio, per un periodo massimo complessivo di 14 settimane. Nel caso di gravidanza a rischio, il periodo di assenza non è computato nei 6 mesi”.
Ne deriva che, il principio di incumulabilità può, comunque, trovare applicazione esclusivamente per il periodo delle 14 settimane già coperto da erogazione del trattamento di maternità, ma non in relazione al restante periodo, non pagato fino al raggiungimento dei 5 mesi previsti ex lege. Tale principio trova, pertanto, applicazione anche con riferimento all’ipotesi in cui la lavoratrice espleti parte dell’attività libero professionale in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale svolgendo il rapporto di lavoro con modalità autonoma coordinata e continuativa nell’ambito di Aziende Sanitarie o Strutture Militari.
Ebbene, alla luce di dette argomentazioni, le libere professioniste psicologhe, iscritte all’ENPAP, con rapporto di lavoro autonomo, coordinato e continuativo, in regime di convenzione con il S.S.N. hanno diritto, inoltrando specifica domanda all’Ente di categoria, alla integrazione dell’indennità di maternità, nella misura in cui i relativi periodi non siano coperti ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale.