L'”autonoma organizzazione”, presupposto Irap, non si esclude a priori per il medico di base


Ai fini IRAP, il medico di base parasubordinato deve provare la verifica dell’esistenza o meno di un’attività autonomamente organizzata con riferimento anche alle spese sostenute per il lavoro altrui (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 13 novembre 2019, n. 29398).

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, il contribuente, medico convenzionato, chiedeva il rimborso dell’Irap già pagata, ritenendo insussistenti i presupposti per il pagamento dell’imposta. La Ctp accoglieva il ricorso e la Ctr della Campania rigettava l’appello proposto dalla Agenzia delle entrate in quanto i medici di base erano “parasubordinati”, sicché non svolgevano attività autonomamente organizzata, non essendo necessarie prove “per la verifica dell’esistenza o meno di un’organizzazione quando questa è riferita a un’attività particolare come quella del medico di base”. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.
La ricorrente ritiene che la decisione di appello sia errata per violazione dei principi stabiliti da questa Corte in tema di verifica della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’Irap al medico convenzionato, censurando, quindi, una violazione di legge, in quanto per il giudice di appello, operando il contribuente (medico convenzionato) in regime di parasubordinazione, la relativa attività non sarebbe per definizione assoggettabile all’Irap. Per la Suprema Corte tale motivo è fondato.
Invero, il giudice di appello ha ritenuto che i medici di base convenzionati, proprio perché parasubordinari, non sono soggetti all’Irap, non svolgendo un’attività autonomamente organizzata. Pertanto, non sono necessarie prove per la verifica dell’esistenza o meno di un’organizzazione “quando questa è riferita a un’attività particolare come quella del medico di base”. L’esistenza di una organizzazione è esclusa proprio dalle circostanze che l’incarico è esercitato dal medico sotto il potere di sorveglianza delle Asl, che il medico deve aprire un ambulatorio nella località che gli viene assegnata, che il numero di assistiti non può superare un numero massimo, che il trattamento economico è prestabilito, che il professionista “spende soltanto la propria opera, organizzata con decreti della ASL”.
In tal modo però il giudice di appello si è discostato dai principi di diritto stabiliti da questa Corte a sezioni unite.
Invero, si è affermato che il presupposto dell’”autonoma organizzazione”, presupposto IRAP, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive, sicché deve essere esclusa l’autonomia organizzativa di uno studio legale dotato soltanto di un segretario e di beni strumentali minimi.
In particolare, il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Nella specie, il giudice di appello, laddove ha affermato che i medici convenzionati, in ogni caso, per il loro rapporto di subordinazione, non sono assoggettabili ad Irap, non essendo mai possibile, nell’ambito della propria attività, la sussistenza della autonoma organizzazione, proprio per il peculiare regime giuridico loro applicabile, non ha correttamente applicato il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite, essendo, invece, necessario accertare in concreto la sussistenza della autonoma organizzazione, con riferimento anche alle spese sostenute per il lavoro altrui.