COVID-19: operative le procedure di richiesta CIGO e assegno FIS, per la CIGD si attendono le Regioni


Con il messaggio n. 1287 del 20 marzo 2020, l’Inps fornisce una prima sintetica illustrazione delle indicazioni operative relative alle prestazioni di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga, riferite all’emergenza Covid-19. Successivamente, a seguito del parere favorevole del Ministero vigilante, saranno fornite le istruzioni operative e procedurali di dettaglio, in merito all’applicazione dei suddetti benefici, con relativa circolare.


Come noto, tra le misure introdotte dal Decreto Cura Italia, si prevedono anche tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa, mediante l’utilizzo esteso della cassa integrazione ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga.
Possono essere ammessi alla fruzione del trattamento di Cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” i seguenti soggetti:
– imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
– cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative D.P.R. n. 602/1970;
– imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
– cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
– imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
– imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
– imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
– imprese addette all’armamento ferroviario;
– imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
– imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
– imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
– imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.
La domanda può essere presentata, con le consuete modalità, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata massima di 9 settimane, utilizzando la nuova causale denominata “COVID-19 nazionale”. Le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa, né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Conseguentemente, l’azienda deve presentare in allegato alla domanda il solo elenco dei lavoratori beneficiari, ma non la relazione tecnica. Al riguardo, in attesa dell’adeguamento delle procedure, occorre allegare un documento fittizio nella sezione Allegati. Altresì, non occorre dare comunicazione all’Inps della “avvenuta informazione alle rappresentanze sindacali o alla rappresentanza sindacale unitaria”, così sui motivi della mancata comunicazione nel quadro N, va indicato “dispensa Art. 19 comma 2 DL 18/2020”.
Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con diversa causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Tali autorizzazioni e domande sono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti.
In termini di istruttoria, sono previste numerose agevolazioni per favorire la massima fruizione delle integrazioni salariali:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che essi siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile; 24 mesi, 30 per le imprese del settore edilizia e lapideo, nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– il termine di presentazione della domanda è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
Possono fruire dell’assegno ordinario, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa:
– per il Fondo di integrazione salariale (FIS): i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, impiegati presso datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti. Peraltro, i datori di lavoro che hanno in corso un assegno di solidarietà possono accedere al trattamento anche per gli stessi lavoratori già beneficiari dell’assegno di solidarietà, a copertura delle ore di lavoro residue che non possono essere prestate per sospensione totale dell’attività.
– per i Fondi di solidarietà di settore: i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, esclusi i dirigenti, se non diversamente specificato dai regolamenti dei rispettivi fondi.
Anche a tal riguardo, la fase istruttoria è notevolmente semplificata, al fine di garantire un più agevole accesso alla prestazione e favorirne la massima fruizione:
– non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;
– non si tiene conto dei limiti di durata (52 settimane nel biennio mobile o 26 settimane nel biennio mobile per il Fondo di integrazione salariale; 24 mesi nel quinquennio mobile; 1/3 delle ore lavorabili);
– non si tiene conto del tetto contributivo aziendale;
– il termine di presentazione delle domande è individuato alla fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa;
– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;
– i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste.
La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro esclusivamente on line sul sito www.inps.it, avvalendosi dei servizi per “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, opzione “CIG e Fondi di solidarietà”, selezionando la causale “Emergenza COVID-19 nazionale”. Alla domanda non deve essere allegata la scheda causale o altra documentazione probatoria, salvo il file csv che deve riportare l’elenco di tutti i dipendenti, interessati o meno dalla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Le aziende possono chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza COVID-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con altra causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza COVID-19 nazionale”, infatti, prevale sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Queste ultime vengono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti. Per i fondi di solidarietà alternativi (FSBA e somministrazione), la domanda va presentata direttamente al fondo di appartenenza e non all’INPS.
Oltre all’ordinaria modalità di erogazione della prestazione tramite conguaglio su Uniemens, è possibile scegliere il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.
A tutti i datori di lavoro del settore privato, compresi quello agricolo, pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, non rientranti nel campo di applicazione della CIGO, del FIS o dei Fondi di solidarietà, possono essere riconosciuti trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga per un periodo non superiore a nove settimane. Sono esclusi i datori di lavoro domestico ed i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020. La prestazione è aggiuntiva rispetto alle disposizioni già adottate per i trattamenti in deroga concessi alle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, e per la cosiddetta “zona rossa”.
Per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è necessario l’accordo sindacale, concluso anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, relativamente alla durata della sospensione del rapporto di lavoro. Per datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti, non è necessario l’accordo sindacale, neanche concluso in via telematica.
Ai fini del riconoscimento del trattamento non si applicano:
– le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro;
– il contributo addizionale;
– la riduzione in percentuale della relativa misura in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.
Le domande di accesso alla prestazione devono essere presentate esclusivamente alle Regioni e Province autonome interessate, che effettuano l’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse. La prestazione è concessa con decreto delle Regioni e delle Province autonome interessate, le quali provvedono anche alla verifica della sussistenza dei requisiti di legge. Le Regioni inviano all’Istituto, in modalità telematica tramite il Sistema Informativo dei Percettori (SIP), il decreto di concessione, individuato con numero di decreto convenzionale “33193”, e la lista dei beneficiari.
Quanto alle modalità di ergazione, è possibile esclusivamente il pagamento diretto. Il datore di lavoro è tenuto ad inoltrare il modello “SR 41”.